Davos, Svizzera – Le Alpi svizzere si preparano ad accogliere la 56esima edizione del Meeting Annuale del World Economic Forum (WEF), un evento che quest’anno assume contorni di un’urgenza storica. A lanciare l’allarme è stato lo stesso presidente del WEF, Borge Brende, che ha definito l’attuale scenario “il contesto geopolitico più complesso dal 1945”. Una dichiarazione forte, che fotografa un mondo frammentato da conflitti, rivalità tra superpotenze e una crescente polarizzazione, ma che si scontra con un dato economico inaspettato: un’economia globale che, contro ogni previsione, dimostra una notevole resilienza e per la quale si attende una crescita superiore al 3% nel corso di quest’anno.
Un parterre di leader per un mondo in subbuglio
A testimoniare la gravità e l’importanza del momento, Davos vedrà una partecipazione di leader politici senza precedenti. Circa 3.000 partecipanti da oltre 130 paesi, tra cui quasi 65 capi di stato e di governo, si riuniranno sotto il tema “A Spirit of Dialogue” (Uno Spirito di Dialogo). Particolarmente significativa è la presenza confermata di sei su sette leader del G7, un fatto che Borge Brende ha etichettato come “una partecipazione storica”. Tra i nomi di spicco attesi figurano il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. La loro presenza simultanea in un forum di dialogo multilaterale è vista come un’occasione cruciale per affrontare direttamente le crisi che scuotono il pianeta, prima fra tutte la guerra in Ucraina, con la partecipazione attesa anche del presidente Volodymyr Zelenskyy per colloqui volti a ottenere garanzie di sicurezza.
Il “Global Risks Report 2026” del WEF, pubblicato in vista del meeting, mette nero su bianco le preoccupazioni: la confrontazione geoeconomica è balzata in cima alla lista dei rischi globali per l’anno in corso, seguita da conflitti interstatali, eventi climatici estremi e disinformazione. Metà degli esperti intervistati prevede un biennio “turbolento o tempestoso”, un dato in netto aumento rispetto all’anno precedente. È in questa atmosfera carica di incertezza che i leader dovranno cercare un terreno comune.
Il paradosso dell’economia globale: una crescita che resiste
In netto contrasto con le tensioni geopolitiche, i dati economici offrono una narrazione differente. Nonostante le previsioni cupe, l’economia globale ha mostrato una capacità di tenuta sorprendente. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha recentemente rivisto al rialzo le sue stime, proiettando una crescita globale del 3,1% per il 2026. Sebbene questo dato sia inferiore alla media storica pre-pandemia, rappresenta un segnale di vitalità inatteso.
Questa resilienza è attribuita a diversi fattori, tra cui un parziale ammorbidimento delle tensioni tariffarie, nuovi accordi commerciali e misure di stimolo governative in alcune delle principali economie. Tuttavia, l’FMI avverte che i rischi rimangono orientati al ribasso. L’incertezza prolungata, il rischio di un nuovo protezionismo e le vulnerabilità finanziarie potrebbero ancora deragliare questa fragile ripresa. L’andamento dell’inflazione, in particolare negli Stati Uniti, rimane un’osservata speciale che potrebbe influenzare le decisioni delle banche centrali e, di conseguenza, la stabilità finanziaria globale.
L’agenda di Davos: oltre le crisi immediate
Il programma del meeting, denso e articolato, si concentrerà su cinque sfide globali interconnesse, cercando di andare oltre la gestione delle emergenze.
- Cooperazione in un mondo conteso: Come ricostruire la fiducia e rafforzare il multilateralismo in un’era di alleanze incerte e competizione tra grandi potenze.
- Sbloccare nuove fonti di crescita: Identificare i motori economici del futuro, con un focus particolare sull’impatto dell’intelligenza artificiale generativa, che potrebbe aggiungere trilioni di dollari all’economia globale.
- Investire nelle persone: Affrontare le trasformazioni del mondo del lavoro, promuovendo nuove competenze e migliorando il benessere in un’epoca di profondi cambiamenti tecnologici.
- Utilizzare l’innovazione in modo responsabile: Discutere la governance delle nuove tecnologie, come l’IA, per massimizzarne i benefici e mitigarne i rischi.
- Costruire prosperità rispettando i limiti del pianeta: Accelerare la transizione energetica e promuovere modelli di economia circolare per garantire uno sviluppo sostenibile.
Accanto ai leader politici, parteciperanno quasi 850 tra i più importanti CEO e presidenti di aziende globali, oltre a pionieri della tecnologia come i vertici di NVIDIA, Microsoft e Google DeepMind, e rappresentanti di spicco della società civile. Il loro dialogo sarà fondamentale per trasformare le discussioni in azioni concrete, con l’obiettivo, come dichiarato da Borge Brende, di “costruire i ponti necessari” per affrontare rischi e opportunità.
