Roma – La bellezza, nella sua accezione più classica e al contempo sovversiva, invade gli spazi di PM23, la sede espositiva della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti in Piazza Mignanelli. Dal 18 gennaio, il pubblico potrà immergersi nell’universo di “Venus – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos”, una mostra che non è semplice esposizione, ma un vero e proprio dialogo a più voci tra l’alta moda, l’arte contemporanea e la comunità. Un’operazione culturale di ampio respiro che vede la potente visione dell’artista portoghese Joana Vasconcelos rileggere i codici estetici dell’iconico stilista.

L’inaugurazione ha visto la partecipazione di illustri personalità, tra cui il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito la mostra “incantevole, dove la venustà, la bellezza, vengono percepite come una specie di paesaggio, in cui l’arte dialoga con l’interiorità di un maestro come Valentino”. Presenti anche Giancarlo Giammetti e la stessa Joana Vasconcelos, protagonisti di un progetto che segna un nuovo capitolo per lo spazio PM23, inaugurato lo scorso maggio.

Un Percorso tra Gigantismo e Dettaglio

Distribuita su oltre 1000 metri quadrati, la mostra mette in scena un confronto serrato e armonico tra dodici installazioni, alcune delle quali site-specific, di Joana Vasconcelos e trentatré creazioni di Alta Moda di Valentino Garavani. La selezione degli abiti, provenienti dall’archivio storico della maison, è stata magistralmente curata da Pamela Golbin, che ha saputo scegliere capi in grado di risuonare con la poetica dell’artista.

Il fulcro dell’esposizione, l’opera che le dà il nome, è la monumentale Valchiria Venus. Lunga ben 13 metri, questa creatura mitologica, rivisitata in chiave contemporanea, si estende nella sala absidata come un’emanazione diretta di otto abiti iconici di Valentino. Come spiega la stessa Vasconcelos, le sue Valchirie rappresentano “le molteplici dimensioni delle identità femminili contemporanee”. Un’esplorazione che tocca la donna casalinga, la prostituta, la figura mitologica e quella mitizzata, fondendo l’immaginario nordico con una riflessione profondamente attuale.

Opere che Interrogano il Quotidiano

Il percorso espositivo è un continuo gioco di rimandi e contrasti, dove oggetti del quotidiano vengono decontestualizzati e trasformati in potenti simboli. Tra le opere più significative troviamo:

  • Venus, The Painting: parte della serie Crochet Paintings, quest’opera trasforma il tessuto in una superficie pittorica, traendo ispirazione diretta dal motivo Josef Hoffmann di una collezione Valentino Haute Couture A/I 1989-90.
  • Strangers in the Night: una sorta di cabina-taxi, decorata con fari d’automobile, che esplora gli archetipi femminili proiettati dalla cultura patriarcale, alludendo al mondo della prostituzione in un’ottica “protettiva”, come precisa l’artista.
  • Full Steam Ahead (Red) #1: un sorprendente fiore di loto meccanico composto da ferri da stiro, simbolo del lavoro domestico che si trasforma in emblema di resilienza e metamorfosi.
  • Marilyn: due monumentali scarpe con il tacco realizzate con 600 tra pentole e coperchi d’acciaio, che dialogano con tre abiti argentati di Valentino, ribaltando gli stereotipi e celebrando il lavoro femminile spesso invisibile.

Il percorso prosegue con opere come Red Independent Heart #3, Witch Mirror e Sacro Cuore, realizzato con migliaia di coltelli di plastica, per culminare in Garden of Eden. Quest’ultima è un’opera immersiva, un giardino notturno illuminato da migliaia di luci tremule, dove otto abiti total black di Valentino convivono con gli archetipi femminili evocati lungo tutta la mostra.

Un Progetto di Bellezza Collettiva e Sociale

“Venus” non è solo un incontro tra due giganti della creatività, ma anche la concretizzazione di uno dei pilastri della Fondazione: l’impegno sociale. L’opera Valchiria Venus è stata arricchita da un imponente progetto partecipativo che ha trasformato il gesto manuale in un atto di cura, creatività e coesione.

Il progetto ha coinvolto:

  • 756 ore di workshop.
  • Oltre 200 partecipanti di ogni età.
  • Più di 200 kg di moduli all’uncinetto realizzati in tutta Roma, dal centro alle periferie.

Hanno partecipato attivamente studenti di accademie di moda (MAM, Accademia di Costume & Moda, NABA), pazienti degli ospedali Bambino Gesù e Gemelli, detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia e membri di 9 associazioni partner. Questa “seconda pelle” collettiva che riveste la Valchiria diventa così simbolo di un’intelligenza artigianale condivisa, unendo la forza creativa a un impulso di riscatto e vitalità sociale. L’intero processo è stato documentato nel film Trame #73 del regista Daniele Luchetti, proiettato all’interno della mostra.

Come sottolineato da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, la mostra nasce “dal desiderio di celebrare la creatività in tutte le sue forme, come ponte tra arte, moda e comunità”. Un progetto che riafferma la convinzione che la bellezza possa stimolare nuove visioni e rafforzare le comunità. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 31 maggio 2026.

Di davinci

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