Roma – La questione della sicurezza torna a infiammare il dibattito politico all’interno della maggioranza di governo. A gettare il sasso nello stagno è il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che a margine di un convegno sul turismo in Senato ha ribadito con forza la sua posizione: “Sicuramente non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, anzi è un momento in cui c’è bisogno di ancora più divise“. Una dichiarazione che suona come una risposta diretta alle presunte frizioni con Fratelli d’Italia e che apre un nuovo fronte di discussione sul futuro dell’operazione “Strade Sicure”.

Le parole di Salvini sono inequivocabili: “È un errore in questo momento tagliare Strade sicure e togliere i militari delle strade”. Il leader del Carroccio ha sottolineato come, a suo avviso, non importi la divisa indossata – che sia di militari, poliziotti, carabinieri o polizia locale – ma l’obiettivo finale: garantire “più presidio, più presenza, più sicurezza”. Alla domanda diretta se avesse discusso di tale questione con il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, esponente di FdI, Salvini ha risposto in modo laconico ma significativo: “Ci stanno parlando i miei sicuramente”. Una frase che lascia intendere un dialogo in corso tra i partiti, ma anche una distanza di vedute da colmare.

Il nodo “Strade Sicure” e le posizioni nel centrodestra

L’operazione “Strade Sicure“, avviata nel 2008 durante il governo Berlusconi IV, prevede l’impiego di personale delle Forze Armate in compiti di sorveglianza di siti e obiettivi sensibili, nonché di pattugliamento, in concorso e congiuntamente alle Forze di Polizia. Nata come misura straordinaria in un contesto di percepita insicurezza legata a criminalità e immigrazione, l’operazione è stata costantemente prorogata negli anni, diventando di fatto una presenza stabile nel panorama della sicurezza urbana italiana.

Tuttavia, l’impiego prolungato dei militari in compiti di ordine pubblico è da tempo oggetto di dibattito. Da un lato, la Lega ne ha fatto un cavallo di battaglia, proponendo nel suo programma elettorale del 2022 un aumento del contingente. Dall’altro, all’interno dello stesso Esercito e in alcuni settori politici, si sollevano perplessità. Il Ministro Crosetto, in più occasioni, ha espresso una linea più cauta, sostenendo che i militari debbano “fare i militari” e che il loro impiego in sicurezza interna debba avere limiti precisi per non snaturarne la funzione primaria, che è la difesa dello Stato. Questa posizione è condivisa da esponenti di Fratelli d’Italia, come il capogruppo al Senato Lucio Malan, che ha ribadito il concetto in modo netto.

La Lega, però, non arretra e ha già annunciato la presentazione di una risoluzione in commissione Difesa alla Camera per chiedere un incremento di almeno mille unità del contingente di “Strade Sicure”. Un’iniziativa che il Carroccio presenta come una risposta concreta alle richieste dei cittadini, ma che di fatto accentua la divergenza con gli alleati.

Il contesto: aumento della criminalità e la percezione di insicurezza

Le dichiarazioni di Salvini si inseriscono in un contesto di crescente allarme per la sicurezza, soprattutto nei grandi centri urbani. Dati recenti del Viminale indicano una ripresa della cosiddetta micro-criminalità urbana, con un aumento di furti, scippi e rapine che incidono profondamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini. Le stazioni ferroviarie e le aree metropolitane, in particolare, sono viste come luoghi a rischio, con un aumento registrato di episodi violenti in diverse regioni, come la Lombardia. Città come Milano, Roma e Firenze registrano un’alta concentrazione di denunce.

In questo scenario, il governo ha risposto annunciando l’assunzione di quasi 3.500 nuovi agenti delle Forze di Polizia, come sottolineato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Tuttavia, la discussione rimane aperta su quale sia lo strumento più efficace per presidiare il territorio: incrementare le forze di polizia tradizionali o affidarsi in modo sempre più strutturale al supporto dell’Esercito?

Una “guerra ibrida” nella maggioranza?

Secondo alcuni analisti politici, lo scontro sulla sicurezza urbana potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di una partita più ampia all’interno della maggioranza. Le frizioni tra Salvini e Crosetto, infatti, non si limiterebbero a “Strade Sicure”, ma affonderebbero le radici anche in divergenze sulla politica estera, in particolare riguardo al sostegno all’Ucraina. In questo quadro, ogni dossier diventerebbe un terreno di confronto per marcare la propria identità politica e lanciare messaggi al proprio elettorato.

La Lega, forte del consenso su temi identitari come la sicurezza, punta a consolidare la propria posizione, rivendicando l’eredità dell’esperienza di Salvini al Viminale. Fratelli d’Italia, pur condividendo la necessità di garantire l’ordine pubblico, sembra preferire un approccio che mantenga una chiara distinzione tra i compiti delle Forze di Polizia e quelli delle Forze Armate, forse anche per non sminuire il ruolo primario di queste ultime in un contesto internazionale sempre più complesso.

Il dibattito è quindi destinato a continuare, con il futuro dell’operazione “Strade Sicure” che diventa un banco di prova cruciale per gli equilibri interni al governo Meloni, sospeso tra la richiesta di “più divise in strada” e la necessità di definire una strategia di sicurezza a lungo termine che vada oltre l’emergenza.

Di veritas

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