Un ritorno in grande stile per Ferrara Musica che, dopo la consueta pausa per le festività, ha inaugurato il nuovo anno con un appuntamento di risonanza internazionale. Lunedì 12 gennaio, il prestigioso palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado ha accolto il Trio Phaeton, un ensemble che ha saputo conquistare le platee mondiali grazie a un amalgama sonoro di rara bellezza e a un’intelligenza interpretativa fuori dal comune. Il concerto ha proposto un viaggio attraverso un secolo cruciale per la storia della musica da camera, mettendo a confronto tre giganti come Franz Joseph Haydn, Felix Mendelssohn-Bartholdy e Antonín Dvořák.

Un Ensemble di Virtuosi: Il Trio Phaeton

Il nome stesso del trio, ispirato al mito greco di Fetonte, figlio del dio del sole Helios, evoca un’immagine di luce e splendore, aggettivi che ben descrivono l’arte di questi tre musicisti. L’ensemble è composto da tre solisti di chiara fama nel panorama concertistico internazionale: il violinista Friedemann Eichhorn, il violoncellista Peter Hörr e il pianista Florian Uhlig. Con oltre vent’anni di carriere solistiche alle spalle, i tre artisti tedeschi si esibiscono regolarmente nelle più importanti sale da concerto d’Europa, Asia e Americhe, portando avanti parallelamente un proficuo sodalizio cameristico. Il loro debutto negli Stati Uniti nel 2020, con esibizioni alla Library of Congress di Washington e alla Frick Collection di New York, ha segnato una tappa fondamentale nella loro ascesa, consolidata da recenti tournée che li hanno visti protagonisti anche in Canada. Il loro repertorio è vasto e spazia dai classici come Haydn e Beethoven fino a compositori contemporanei come Wolfgang Rihm, a testimonianza di una curiosità intellettuale e di una versatilità non comuni.

Il Programma: Un Dialogo tra Epoche e Stili

La serata ferrarese si è aperta nel segno della cristallina eleganza di Franz Joseph Haydn con il Trio per pianoforte n. 39 in sol maggiore, Hob.XV:25. Composto nel 1795 durante uno dei suoi soggiorni londinesi, questo trio è celebre per il suo ultimo movimento, il Rondo all’Ongarese: Presto, comunemente noto come “Rondo alla zingaresca”. In questo brano, Haydn, memore delle musiche ascoltate per quasi trent’anni alla corte degli Esterházy, infonde nella scrittura classica un’energia e un colore folklorico di irresistibile vitalità, un “sapore” popolare che ha deliziato il pubblico di allora come quello di oggi.

Il cuore del concerto è stato dedicato a uno dei vertici assoluti della letteratura cameristica romantica: il Trio per pianoforte n. 1 in re minore, op. 49 di Felix Mendelssohn. Completato nel 1839, questo lavoro fu accolto con entusiasmo da Robert Schumann, che non esitò a definire Mendelssohn “il Mozart del diciannovesimo secolo”. L’opera si distingue per un’intensa cantabilità che pervade tutti e quattro i movimenti, un pianismo brillante e virtuosistico (rivisto su suggerimento dell’amico Ferdinand Hiller per renderlo ancora più efficace) e uno Scherzo di atmosfera fiabesca, tipico della vena più fantastica del compositore. L’esecuzione del Trio Phaeton ha saputo restituire tutta la passionalità e l’equilibrio formale di questa pagina magistrale.

La conclusione della serata è stata affidata al genio di Antonín Dvořák e al suo innovativo Trio per pianoforte n. 4 in mi minore, op. 90 “Dumky”. Composto tra il 1890 e il 1891, poco prima della sua partenza per l’America, questo trio si allontana dalla tradizionale struttura in quattro movimenti per articolarsi in sei “dumky”. Il termine “dumka”, di origine slava, indica un tipo di ballata epica o un canto di carattere malinconico e riflessivo, spesso alternato a sezioni più veloci e gioiose. Dvořák eleva questa forma popolare a una poetica strutturale, creando un’opera di straordinaria originalità in cui momenti di profonda nostalgia si susseguono a danze sfrenate, senza soluzione di continuità. È un’opera che coglie l’essenza dello “spirito del popolo”, trasformando il canto popolare in un’architettura sonora di formidabile unità e potenza emotiva. La prima esecuzione avvenne a Praga l’11 aprile 1891, con lo stesso Dvořák al pianoforte.

Ferrara Musica: Una Stagione nel Segno della Qualità

Questo concerto si inserisce in una stagione di Ferrara Musica che si conferma, ancora una volta, di altissimo profilo. L’associazione continua a offrire alla città un cartellone ricco e variegato, capace di attrarre sia gli appassionati di lunga data sia un nuovo pubblico desideroso di avvicinarsi alla grande musica. La scelta di ospitare un ensemble del calibro del Trio Phaeton testimonia l’impegno a mantenere viva una tradizione culturale di eccellenza, facendo del Teatro Comunale un punto di riferimento imprescindibile nel panorama musicale non solo regionale, ma nazionale.

Di euterpe

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