Torino – Venti giorni dopo il controverso sgombero del centro sociale Askatasuna, situato in corso Regina Margherita 47, il quartiere Vanchiglia di Torino compie i primi passi verso un faticoso ritorno alla normalità. Da ieri, i jersey in cemento e le maxi-transenne che bloccavano il transito sono stati rimossi dalla protezione civile, restituendo così la piena viabilità ad automobilisti, pedoni e al tram della linea 3. Una decisione, maturata nell’ultimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi in Prefettura, che segna una distensione visiva in un’area che per settimane è stata al centro di forti tensioni.

La riapertura delle scuole e il sollievo dei residenti

Una delle notizie più attese dalla comunità locale è stata la riapertura, a partire da domani, delle due scuole vicine all’ex centro sociale: la scuola materna e l’asilo nido di corso Regina Margherita e via Cesare Balbo. La loro chiusura, disposta il 18 dicembre per motivi di sicurezza in concomitanza con le operazioni di sgombero, aveva causato notevoli disagi a circa 400 famiglie e 80 docenti, scatenando proteste da parte di genitori e insegnanti che avevano lamentato una violazione del diritto allo studio. Il ritorno in classe dei bambini è un segnale tangibile di una situazione che, seppur lentamente, prova a normalizzarsi, nonostante l’edificio sgomberato e murato resti costantemente presidiato dalle forze dell’ordine.

Il contesto dello sgombero: un’operazione tesa e discussa

Lo sgombero di Askatasuna, occupato abusivamente dal 1996, è avvenuto all’alba del 18 dicembre in seguito a una vasta operazione di polizia. L’intervento era legato a un’inchiesta su diversi episodi di violenza e danneggiamento avvenuti durante manifestazioni, tra cui l’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa da parte di attivisti filopalestinesi. L’operazione ha portato al sequestro dello stabile e ha di fatto annullato un “patto di collaborazione” che il Comune di Torino aveva siglato con gli attivisti, in quanto è stata riscontrata la violazione dell’ordinanza di inagibilità che vietava l’uso dei piani superiori dell’edificio. Le ore e i giorni successivi allo sgombero sono stati caratterizzati da forti tensioni, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, l’uso di idranti e una massiccia militarizzazione del quartiere che ha suscitato il malcontento di parte dei residenti. Diverse persone sono state identificate e denunciate a seguito dei disordini.

La risposta della cultura e degli attivisti: la lotta non si ferma

Nonostante lo sgombero, la rete di attivisti e sostenitori di Askatasuna non ha interrotto le proprie attività. Già nel pomeriggio di oggi, nella vicina piazza Santa Giulia, il “Laboratorio artistico 47” insieme al comitato Vanchiglia ha organizzato un incontro culturale con un laboratorio di serigrafia, momenti di festa e di canto, a testimonianza della volontà di mantenere vivo uno spazio di socialità e di espressione artistica e politica nel quartiere.

Il culmine della mobilitazione è atteso per il 17 gennaio, quando gli attivisti hanno indetto un’assemblea nazionale. L’appuntamento è fissato per le ore 15 presso Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, un luogo simbolico per il mondo studentesco e dei movimenti. Questa assemblea, annunciata subito dopo lo sgombero, mira a coordinare le prossime azioni di protesta e a discutere del futuro degli spazi sociali e delle lotte politiche a livello nazionale, preannunciando un possibile corteo a Torino per il 31 gennaio.

Un quartiere diviso tra sicurezza e libertà

Il quartiere Vanchiglia vive oggi una fase complessa. Da un lato, c’è chi accoglie con favore il ripristino della legalità e della viabilità, sperando in una maggiore tranquillità. Dall’altro, molti residenti e attivisti criticano quella che definiscono una “militarizzazione” eccessiva e sproporzionata, che ha limitato per settimane la libertà di movimento e creato un clima di tensione. La discussione sul futuro degli spazi sociali, sul diritto al dissenso e sulla gestione dell’ordine pubblico a Torino rimane più che mai aperta, con posizioni politiche e culturali profondamente divise.

Di veritas

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