ORISTANO – Momenti di altissima tensione e violenza si sono registrati nel pomeriggio di ieri, domenica 4 gennaio, all’interno della casa circondariale di Massama, a Oristano. Quella che i sindacati di polizia penitenziaria Sinappe e Osapp non esitano a definire una “vera e propria rivolta”, ha visto detenuti di diversi reparti scatenare disordini, provocando ingenti danni alla struttura e mettendo a dura prova la sicurezza dell’istituto. L’episodio riaccende in modo drammatico il dibattito sulle condizioni critiche del sistema carcerario sardo, segnato da un cronico sovraffollamento e da una carenza di organico ormai insostenibile.
CRONACA DI UNA RIVOLTA ANNUNCIATA
Secondo le ricostruzioni fornite dalle sigle sindacali, la protesta sarebbe esplosa intorno alle 15 in più aree del penitenziario contemporaneamente. Un gruppo di detenuti, nel reparto 1B, avrebbe dato il via a una devastazione sistematica: sono state divelte e distrutte le cassette degli idranti, con il conseguente allagamento dei corridoi trasformati in “fiumi d’acqua”. Non solo: sono state spaccate le lampade e le plafoniere, lasciando i reparti al buio, e appiccato un principio di incendio, pare anche davanti a un cancello per ostacolare l’intervento degli agenti. In un’azione coordinata, o quantomeno contemporanea, in un altro reparto (il 2B), un altro detenuto ha dato fuoco a diversi oggetti all’interno della sua cella. In una terza sezione, la 2A di alta sicurezza, un altro recluso ha distrutto tutte le plafoniere.
L’intervento del personale di polizia penitenziaria, seppur in numero ridotto, è stato decisivo per evitare conseguenze ben più gravi. Gli agenti sono riusciti a riportare la situazione sotto controllo, dimostrando, come sottolineato dai sindacati, “professionalità, sangue freddo e senso del dovere” in condizioni di estrema difficoltà e pericolo.
LE CAUSE DELLA PROTESTA: SOVRAFFOLLAMENTO E TRASFERIMENTI
Alla base di questa esplosione di rabbia, secondo diverse fonti, vi sarebbe una situazione di invivibilità legata al sovraffollamento. Il garante dei detenuti di Oristano, Paolo Mocci, ha definito la rivolta come una “risposta disperata” a una recente decisione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP). Nelle ultime due settimane, infatti, a Massama sarebbero arrivati circa ottanta detenuti, in gran parte provenienti dal carcere di Regina Coeli a Roma, a fronte di una disponibilità di soli cinquanta posti. Un trasferimento che, secondo il garante, sarebbe avvenuto con modalità “scioccanti”, con alcuni detenuti prelevati senza neanche il tempo di vestirsi adeguatamente. A fine novembre, i reclusi a Massama erano 214, mentre ora hanno raggiunto quota 297, a fronte di una capienza regolamentare di 264 posti.
Questa ondata di nuovi arrivi ha esacerbato una situazione già critica, mettendo a dura prova la capacità ricettiva della struttura e sovraccaricando un sistema già in affanno. La presenza massiccia di detenuti in regime di Alta Sicurezza e di un alto numero di stranieri (oltre 760 in tutta la regione) complica ulteriormente la gestione quotidiana.
IL GRIDO D’ALLARME DEI SINDACATI: “AGENTI STREMATI”
Le parole di Raffaele Murtas, segretario regionale del sindacato Sinappe, sono un atto d’accusa durissimo contro l’amministrazione penitenziaria: “La grave carenza di personale sta mettendo seriamente a rischio la sicurezza dell’istituto”. Murtas descrive una realtà lavorativa al limite del collasso: “Gli agenti in servizio sono stremati, oltre il limite delle proprie forze, costretti a sostenere turni di servizio che vanno oltre ogni immaginabile ragionevolezza operativa, con carichi di lavoro non più compatibili con standard minimi di sicurezza”. Una pressione costante che, come evidenzia il sindacato, si ripercuote pesantemente sulla vita privata e sulla salute psicofisica degli operatori, logorati da turni estenuanti e da un clima sempre più critico.
L’appello del Sinappe è chiaro e urgente: un intervento immediato dell’Amministrazione per ripristinare le condizioni minime di sicurezza e un indispensabile rafforzamento dell’organico. Anche l’Osapp, per voce del segretario generale Leo Beneduci, sottolinea come l’episodio di Oristano sia “l’ennesimo campanello d’allarme di un sistema che non regge più”, in cui le carceri reggono solo grazie ai sacrifici del corpo di polizia penitenziaria.
UN’EMERGENZA REGIONALE
La crisi di Massama non è un caso isolato, ma la spia di un’emergenza che investe l’intero sistema penitenziario sardo. Dati recenti parlano di 2.583 detenuti a fronte di 2.374 posti disponibili in tutta la regione. La Sardegna, inoltre, sta diventando un polo nazionale per i detenuti in regime di 41bis, con un aumento che aggrava ulteriormente il carico su strutture e personale. La presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Cristina Ornano, ha recentemente lanciato l’allarme, evidenziando come all’aumento dei detenuti non corrisponda alcun potenziamento del personale, né di polizia, né amministrativo o sanitario, con ricadute pesantissime su sicurezza e assistenza. Una situazione esplosiva che richiede, come invocato da più parti, un intervento strutturale e non più procrastinabile da parte del Ministero della Giustizia.
