ROMA – Una posizione netta e inequivocabile quella espressa dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che, durante la consueta conferenza stampa di fine anno, ha affrontato uno dei dossier più caldi sullo scacchiere internazionale: il futuro della Groenlandia e le crescenti tensioni nell’Artico. “Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei e che non converrebbe a nessuno, nemmeno agli Stati Uniti”, ha dichiarato la premier, mettendo a tacere le speculazioni su un possibile appoggio italiano a un’opzione militare da parte dell’alleato americano.

Le parole di Meloni arrivano in un momento di alta tensione geopolitica, con l’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, che ha più volte manifestato un forte interesse per l’isola artica, definendola “essenziale per la sicurezza nazionale americana”. Un interesse che, secondo la premier, va interpretato come un segnale assertivo per rimarcare l’importanza strategica della regione e per lanciare un chiaro messaggio a potenziali competitor internazionali. “Io credo che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha spiegato Meloni. “È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive”.

La strategia italiana per l’Artico e il ruolo della NATO

La premier ha inoltre annunciato che, entro la fine del mese, il Ministero degli Affari Esteri presenterà una strategia italiana dedicata all’Artico, a testimonianza dell’ crescente interesse del nostro Paese per quest’area del mondo. Un interesse non solo strategico, ma anche legato alle sfide poste dal cambiamento climatico e alle nuove opportunità economiche che si stanno delineando con lo scioglimento dei ghiacci.

La soluzione, secondo il governo italiano, non risiede in azioni unilaterali, ma in un rafforzamento della cooperazione all’interno dell’Alleanza Atlantica. “L’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica”, ha affermato Meloni, sottolineando come questa sia la linea condivisa dai principali leader europei e sancita nei documenti ufficiali dell’Alleanza. L’obiettivo è quello di garantire una “presenza seria e significativa” in grado di rispondere alle legittime preoccupazioni di sicurezza degli Stati Uniti e, al contempo, di prevenire un’escalation militare.

Un’area di crescente competizione globale

La Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, è da tempo al centro delle attenzioni delle grandi potenze mondiali. La sua posizione geografica, a cavallo tra Nord America ed Europa, e la ricchezza del suo sottosuolo la rendono un asset di inestimabile valore. Si stima che la regione artica ospiti circa il 13% delle riserve mondiali di petrolio e quasi un terzo di quelle di gas naturale non ancora scoperte. A questo si aggiunge la presenza di minerali critici e terre rare, fondamentali per le tecnologie del futuro, dalla transizione energetica all’industria militare.

Lo scioglimento dei ghiacci, inoltre, sta aprendo nuove rotte marittime, come il Passaggio a Nord-Ovest e la Rotta Transpolare, che potrebbero rivoluzionare i commerci globali, riducendo drasticamente i tempi di navigazione tra Asia, Europa e Nord America. In questo scenario, la competizione tra Stati Uniti, Russia e Cina si fa sempre più accesa. Mosca sta rafforzando la sua presenza militare nella regione, riattivando basi risalenti al periodo sovietico, mentre Pechino, pur non essendo uno stato artico, sta portando avanti il progetto di una “Via della Seta Polare”, assicurandosi concessioni per lo sfruttamento di miniere in Groenlandia.

Le implicazioni per l’Alleanza Atlantica

Un’eventuale azione di forza da parte degli Stati Uniti in Groenlandia avrebbe, secondo la premier Meloni, “implicazioni sull’Alleanza Atlantica” difficili da gestire. Metterebbe infatti in discussione il principio della sovranità territoriale di un paese alleato, la Danimarca, creando una pericolosa frattura all’interno della NATO. È per questo che l’Italia, insieme agli altri partner europei, spinge per una soluzione diplomatica e per un rafforzamento della deterrenza collettiva. Una posizione condivisa anche da altri leader europei, come il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che hanno recentemente auspicato un potenziamento della presenza NATO nell’Artico per scoraggiare le ambizioni russe.

La conferenza stampa di fine anno ha quindi offerto l’occasione per ribadire la linea del governo italiano sulla delicata questione groenlandese: un fermo “no” a qualsiasi avventura militare unilaterale e un convinto “sì” a una strategia condivisa in ambito NATO, capace di tutelare gli interessi di tutti gli alleati e di preservare la stabilità in una regione sempre più cruciale per gli equilibri mondiali.

Di veritas

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