AL-ULA, ARABIA SAUDITA – La quarta tappa della Dakar 2026 si è rivelata uno spartiacque cruciale, un crogiolo di polvere e rocce che ha riscritto le gerarchie e infranto i sogni di gloria. Nella prima parte della temuta “tappa maratona”, che si snoda attorno alla suggestiva Al-Ula, abbiamo assistito a una prova di forza magistrale del sudafricano Henk Lategan, che non solo ha vinto la speciale con il suo Toyota GR Hilux T1+, ma ha anche strappato la leadership della classifica generale. Una giornata di trionfo per Toyota Gazoo Racing, ma anche di profonda delusione per il campione uscente, il saudita Yazeed Al-Rajhi, costretto a un amaro ritiro. Nel frattempo, nella categoria moto, il team Monster Energy Honda ha imposto la sua legge con una spettacolare tripletta, proiettando lo spagnolo Tosha Schareina in cima alla classifica.
Auto: Il Ruggito di Lategan e il Silenzio del Campione
Partito con il coltello tra i denti dopo alcuni giorni segnati da numerose forature, Henk Lategan ha interpretato la speciale di 452 chilometri con una perizia e un’aggressività che hanno lasciato il segno. Navigato impeccabilmente da Brett Cummings, il pilota sudafricano ha inflitto distacchi pesantissimi a tutti i rivali, dimostrando un feeling perfetto con un terreno che si è rivelato letale per molti. All’arrivo, il cronometro ha sancito la sua superiorità: oltre sette minuti di vantaggio sul più immediato inseguitore, il cinque volte vincitore della Dakar Nasser Al-Attiyah. Questa performance ha permesso a Lategan di balzare dall’undicesimo al primo posto della classifica generale, dove ora conduce con un margine di quasi quattro minuti proprio sul qatariota.
Al-Attiyah, al volante del nuovo Dacia Sandrider, ha condotto una gara intelligente, cercando di limitare i danni di fronte alla furia di Lategan. Pur subendo una foratura, l’esperto pilota ha gestito la situazione con la calma che lo contraddistingue, consapevole che in una tappa maratona la conservazione del mezzo è tanto importante quanto la velocità pura. Alle sue spalle, a completare una giornata memorabile per i team privati su Toyota, si sono piazzati il polacco Marek Goczal e suo figlio Eryk, rispettivamente terzo e quarto, a dimostrazione della robustezza e competitività della Hilux. Il nove volte campione del mondo di rally, Sébastien Loeb, con l’altra Dacia ufficiale, ha chiuso quinto, contenendo il distacco e rimanendo in corsa per le posizioni di vertice.
Il colpo di scena più grande della giornata è stato però il ritiro di Yazeed Al-Rajhi. Il vincitore dell’edizione 2025, idolo di casa, ha visto le sue speranze di difendere il titolo svanire dopo appena 234 chilometri. Dopo aver subito tre forature nella prima parte della speciale, e con problemi tecnici irrisolvibili in autonomia, Al-Rajhi ha preso la difficile decisione di abbandonare. Una scelta dettata anche dalla prudenza, per non compromettere il pieno recupero fisico dopo le fratture vertebrali subite in un incidente nell’aprile del 2025. “La salute viene prima di tutto,” ha dichiarato il pilota saudita, “mettere a rischio il recupero senza possibilità di un risultato di vertice non mi sembrava giusto”.
Moto: Honda in Parata, Schareina Veste la Corona
Se tra le auto la lotta è stata intensa, tra le moto si è assistito a un vero e proprio dominio. Il team Monster Energy Honda HRC ha piazzato una tripletta che sa di dimostrazione di forza. A guidare la carica è stato lo spagnolo Tosha Schareina, che ha bissato il successo della tappa precedente, conquistando la sua seconda vittoria consecutiva. Il giovane talento valenciano ha guidato in modo impeccabile, aprendo la pista per gran parte della speciale e dimostrando una maturità da veterano.
Alle sue spalle hanno chiuso i compagni di squadra, gli americani Ricky Brabec e Skyler Howes. Brabec, già due volte vincitore della Dakar (2020 e 2024), si è posizionato secondo, seguito da Howes, a completare un podio tutto rosso Honda. La classifica generale ora vede una situazione quasi surreale: Schareina e Brabec sono appaiati con lo stesso identico tempo complessivo. Tuttavia, in virtù della vittoria odierna, è Schareina a essere ufficialmente il nuovo leader della corsa, un riconoscimento che premia la sua incredibile progressione.
L’Anatomia della Tappa Maratona: Uomo e Macchina al Limite
La quarta tappa ha rappresentato l’inizio di una delle sfide più iconiche e temute della Dakar: la tappa maratona. Per 48 ore, i piloti e i loro mezzi sono completamente isolati, riposando in un bivacco minimalista senza l’ausilio dei loro team di meccanici e ingegneri. Questo significa che ogni intervento di riparazione, dalla sostituzione di una gomma a problemi meccanici più seri, deve essere effettuato direttamente dai concorrenti, utilizzando solo gli attrezzi e i ricambi a bordo.
Dal punto di vista della fisica e dell’ingegneria, questo si traduce in uno stress test estremo. Ogni componente del veicolo, dalle sospensioni al motore, dalla trasmissione all’elettronica, è spinto al limite senza la possibilità di una revisione approfondita. La gestione dello stress meccanico diventa fondamentale: un approccio troppo aggressivo può portare a rotture fatali, come dimostra il ritiro di Al-Rajhi, mentre un’eccessiva cautela può far perdere minuti preziosi. È un equilibrio delicato, un calcolo costante tra rischio e rendimento che definisce i veri maestri di questa disciplina. Per i piloti, non è solo una sfida tecnica, ma anche una prova di resistenza psicofisica, un esercizio di autosufficienza che incarna il vero spirito avventuroso della Dakar.
