La Paz – La Bolivia sta vivendo giorni di altissima tensione. Il Paese andino è attualmente paralizzato da una serie di proteste e blocchi stradali che si estendono a macchia d’olio, in risposta a una delle riforme economiche più drastiche degli ultimi decenni. Al centro del contendere vi è il Decreto Supremo 5503, approvato dal governo il 16 dicembre 2025, che sancisce la fine dei sussidi statali sui carburanti, una misura che per oltre vent’anni ha mantenuto i prezzi di benzina e diesel artificialmente bassi.

La mobilitazione, giunta al suo terzo giorno, è guidata dalla potente Centrale Operaia Boliviana (COB), il più grande sindacato del paese, che ha chiamato a raccolta lavoratori, minatori, insegnanti e rappresentanti dei popoli indigeni. La risposta è stata massiccia: secondo gli ultimi dati forniti dall’Amministrazione Boliviana delle Strade, si contano almeno 30 blocchi stradali che interessano le arterie principali di sei dei nove dipartimenti del Paese. La situazione è particolarmente critica nelle seguenti regioni:

  • La Paz: 14 blocchi
  • Oruro: 5 blocchi
  • Potosí: 4 blocchi
  • Santa Cruz: 4 blocchi
  • Cochabamba: 2 blocchi
  • Beni: 1 blocco

Le interruzioni non riguardano solo le vie di comunicazione extraurbane, ma anche nodi strategici all’interno delle città, in particolare a La Paz e nella vicina El Alto, dove si sono registrati momenti di forte tensione e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Il cuore della protesta: il Decreto 5503

Il Decreto Supremo 5503 è un pacchetto di riforme composto da oltre 120 articoli, concepito dal governo del presidente Rodrigo Paz come una misura d’urgenza per affrontare la grave crisi economica che attanaglia la Bolivia. Il Paese soffre da tempo di una carenza di dollari, un’inflazione crescente e un costo esorbitante per le casse dello stato legato proprio all’importazione di carburante, che veniva poi rivenduto sottocosto alla popolazione. Secondo l’esecutivo, questa misura, definita “difficile ma necessaria”, ha lo scopo di riordinare i conti pubblici e reinvestire le risorse risparmiate (stimate in miliardi di dollari annui) in settori chiave come sanità e istruzione.

Il decreto, infatti, dichiara lo stato di “Emergenza Economica, Finanziaria, Energetica e Sociale” e introduce una serie di misure volte a stabilizzare l’economia, tra cui la liberalizzazione delle esportazioni, incentivi agli investimenti e un regime speciale per la regolarizzazione e il rimpatrio di capitali.

La posizione dei sindacati e l’impatto sulla popolazione

Per la Centrale Operaia Boliviana e per gran parte della popolazione, tuttavia, l’eliminazione dei sussidi rappresenta un attacco diretto al potere d’acquisto dei cittadini. La COB chiede l’abrogazione totale e incondizionata del decreto, temendo che l’aumento del costo dei trasporti inneschi un’inflazione a catena su beni di prima necessità e servizi. I sussidi, in vigore dai governi di sinistra di Evo Morales e Luis Arce, sono visti da molti come una conquista sociale irrinunciabile. La rabbia dei manifestanti è palpabile nelle strade, dove si sono verificati scontri anche violenti, con lancio di petardi e dinamite da parte di alcuni gruppi di minatori e la risposta della polizia con gas lacrimogeni.

Un dialogo in stallo e le conseguenze economiche

Il dialogo tra il governo e le parti sociali è a un punto morto. L’esecutivo ha aperto alla possibilità di modificare 35 articoli del decreto e di revocarne altri 19, ma si è mostrato irremovibile sull’impianto generale della riforma e, in particolare, sulla fine dei sussidi. Questa posizione è ritenuta inaccettabile dai sindacati, che non intendono fare passi indietro sulla loro richiesta di cancellazione totale.

Nel frattempo, il Paese paga un prezzo altissimo per questa paralisi. Il governo ha avvertito che i blocchi stradali stanno causando ingenti perdite economiche, interrompendo le catene di approvvigionamento, bloccando le esportazioni e danneggiando il tessuto produttivo nazionale. La situazione politica e sociale rimane estremamente tesa, con un potenziale di violenza che preoccupa gli osservatori nazionali e internazionali. La crisi attuale evidenzia la profonda difficoltà della Bolivia nel bilanciare la necessità di riforme strutturali per garantire la sostenibilità economica a lungo termine e l’urgenza di proteggere la popolazione da shock economici immediati.

Di atlante

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