Il grande teatro della Serie A ha messo in scena un altro weekend di passione, tattica e colpi di scena, con due partite emblematiche che hanno riscritto parzialmente le ambizioni e le paure di quattro squadre protagoniste. Al “Diego Armando Maradona”, un Napoli dal cuore grande ha strappato con i denti una vittoria fondamentale in rimonta contro un Hellas Verona mai domo. A pochi chilometri di distanza, lo stadio “Renato Dall’Ara” si è confermato un fortino inespugnabile, dove il Bologna di un ispiratissimo Thiago Motta ha impartito una lezione di pragmatismo e organizzazione a un’Atalanta rimasta a secco di idee e di gol.
Napoli, cuore e Kvara: una rimonta mozzafiato contro un Verona indomito (2-1)
La sfida di Fuorigrotta si è rivelata più complessa del previsto per gli uomini di Mazzarri, apparsi a lungo contratti e incapaci di scalfire l’organizzazione difensiva degli scaligeri. Il Verona, sceso in campo con un piano tattico preciso e aggressivo, ha imbrigliato la manovra dei partenopei, chiudendo ogni varco e ripartendo con pericolosità. La partita, bloccata e tesa, si è infiammata nella ripresa.
A sorpresa, è stato l’Hellas a passare in vantaggio al 72′ minuto: sugli sviluppi di un calcio piazzato, una deviazione aerea di Suslov ha liberato Diego Coppola, che da pochi passi ha battuto Gollini, facendo calare il gelo sul Maradona. Un gol che sembrava poter condannare il Napoli a un’altra battuta d’arresto, ma che ha avuto il merito di scuotere l’orgoglio dei campioni d’Italia.
La reazione è stata veemente e guidata dai cambi del tecnico. Al 79′, proprio l’ex di turno, Cyril Ngonge, entrato da poco, ha trovato la zampata vincente in mischia, riequilibrando il punteggio e riaccendendo le speranze del pubblico. Ma il capolavoro doveva ancora arrivare. A tre minuti dal novantesimo, Khvicha Kvaratskhelia ha deciso di prendersi la scena: il georgiano ha ricevuto palla al limite dell’area, si è accentrato e ha lasciato partire un destro a giro di rara bellezza e precisione, che si è spento all’angolino dove Montipò non ha potuto arrivare. Un gol iconico, una prodezza balistica che ha fatto esplodere lo stadio e ha regalato tre punti pesantissimi al Napoli, fondamentali per continuare a credere in un posto in Europa.
Il fortino Dall’Ara non perdona: il Bologna di Motta ingabbia l’Atalanta (1-0)
Se a Napoli ha regnato l’emozione pura, a Bologna è andata in scena una partita a scacchi di altissimo livello, vinta con merito dalla squadra che ha dimostrato maggiore maturità e coesione. Il Bologna di Thiago Motta ha confermato il suo stato di grazia, imponendosi di misura su un’Atalanta che storicamente soffre le squadre organizzate e aggressive.
La Dea, pur mantenendo un certo controllo del possesso palla, non è quasi mai riuscita a rendersi pericolosa dalle parti di Skorupski. La difesa rossoblù, guidata da un Calafiori monumentale, ha annullato sistematicamente le fonti di gioco nerazzurre, da Koopmeiners a De Ketelaere, lasciando Scamacca troppo isolato in avanti. Il Bologna, dal canto suo, ha costruito la sua vittoria con pazienza, tessendo la sua tela e colpendo al momento giusto.
Il gol partita è arrivato a quattro minuti dalla fine, a coronamento di una prestazione collettiva di grande spessore. Un’azione corale ha portato la palla sulla trequarti, da dove Lewis Ferguson, capitano e anima della squadra, ha controllato e scagliato un destro secco e preciso dal limite dell’area, che ha trafitto Carnesecchi. Un gol che ha mandato in estasi il Dall’Ara e ha proiettato il Bologna in piena zona Champions League, certificando il capolavoro tattico di un allenatore destinato a un futuro radioso. Per l’Atalanta, una battuta d’arresto che impone una riflessione sulla continuità di rendimento, specialmente in trasferta.
