La città di Sanremo è diventata teatro di un acceso confronto tra laici e cattolici in seguito alla decisione del vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, di istituire un rintocco di campana quotidiano per i “bimbi mai nati”. L’iniziativa ha scatenato la ferma reazione di studenti e collettivi, che sono scesi in piazza per difendere il diritto all’autodeterminazione e la laicità dello Stato.
L’iniziativa del Vescovo Suetta: “Un richiamo alla coscienza”
Dal 28 dicembre 2025, ogni sera alle ore 20, dalla torretta di Villa Giovanna d’Arco, sede della diocesi, una campana suona per commemorare le vite non nate. Secondo il vescovo Suetta, l’intento è quello di offrire un “richiamo quotidiano alla coscienza, alla preghiera e alla misericordia”, un invito al silenzio e alla riflessione. La campana, fusa in occasione della campagna “40 Giorni per la Vita” del 2021/2022 e benedetta nel febbraio 2022, è stata installata in modo permanente al termine del Giubileo della Speranza. Monsignor Suetta ha sottolineato che il gesto non vuole essere un atto di accusa, ma un “abbraccio nella preghiera che non esclude nessuno”, affidando al Signore “tutti i bambini non nati, le loro famiglie, e l’intera nostra comunità diocesana”. In un’intervista, ha ribadito la sua posizione, definendo l’aborto “non un diritto, ma un delitto” e “un dramma”.
La protesta degli studenti: “Sul mio corpo decido io”
La risposta della società civile non si è fatta attendere. Martedì 5 gennaio 2026, circa un centinaio di studenti e attivisti dei collettivi “Papavero Rosso” e “Lo Spiraglio” hanno organizzato un corteo pacifico per le vie del centro di Sanremo. I manifestanti hanno esposto striscioni e scandito slogan inequivocabili come “Ma quale stato, ma quale Dio. Sul mio corpo decido io”, “Aborto sicuro, libero e gratuito” e “Abortiamo il patriarcato”.
Le voci dei giovani manifestanti hanno espresso un profondo dissenso verso quella che percepiscono come un’ingerenza e un giudizio sulla scelta, spesso difficile e dolorosa, di interrompere una gravidanza. “Siamo assolutamente contro questa nuova invenzione del vescovo”, ha dichiarato una studentessa, sottolineando come “il solo sentire dire che c’è una campana che rappresenta i bambini morti per l’aborto può far male a delle persone”. I collettivi hanno definito l’iniziativa “vomitevole”, accusando la Chiesa di colpevolizzare le donne appellandosi a “credenze antiscientifiche”.
Un dibattito che si allarga
La polemica ha rapidamente superato i confini locali, innescando un dibattito a livello nazionale. Diverse associazioni e figure politiche hanno preso posizione contro l’iniziativa del vescovo. La consigliera di Parità della Regione Liguria, Laura Amoretti, ha scritto direttamente al Papa per esprimere il proprio dissenso, parlando di un clima di “giudizio e stigmatizzazione”. Il Partito Democratico locale ha criticato la selettività dell’iniziativa, chiedendo perché le campane non suonino anche per i bambini che muoiono in mare. Edoardo Verda, medico e consigliere comunale del PD a Imperia, ha definito l’iniziativa “un’intrusione insopportabile in una sfera che non riguarda la religione, ma l’autodeterminazione delle donne”, trasformando “il dolore in simbolo e il simbolo in accusa”.
Anche la rete nazionale di centri anti-violenza D.i.Re. ha condannato il gesto, paragonandolo alla “reazione violenta di molti uomini che rifiutano la libertà delle donne”. Il collettivo “Non Una Di Meno” del Ponente Ligure ha inserito l’episodio in una più ampia “propaganda patriarcale”, ricordando come la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza sia “quotidianamente disattesa” a causa dell’alto numero di obiettori di coscienza.
D’altra parte, l’iniziativa ha ricevuto il sostegno di esponenti del centrodestra. Il senatore di Fratelli d’Italia, Gianni Berrino, ha difeso il diritto del vescovo di “esprimere, anche attraverso il suono della campana, il richiamo ai bimbi mai nati”, definendo gli attacchi ricevuti come “il segno tangibile che quella dell’altro prelato di Sanremo è una battaglia di civiltà”.
Una questione di diritti e laicità
La vicenda della “campana dei bimbi mai nati” di Sanremo trascende la cronaca locale per toccare nervi scoperti del dibattito pubblico italiano: il diritto all’aborto, sancito dalla legge 194 del 1978, la laicità delle istituzioni e il confine tra libertà di espressione religiosa e potenziale colpevolizzazione di scelte personali e legali. Mentre la campana continua a suonare ogni sera, la città si interroga su quale messaggio prevalga: quello della preghiera e della memoria o quello di un giudizio che divide una comunità già polarizzata su temi etici fondamentali.
