Roma ha vissuto una giornata di altissima tensione il 7 gennaio, in concomitanza con il 48° anniversario della strage di Acca Larentia. Una serie di episodi distinti ma convergenti ha riportato la Capitale in un clima che evoca i fantasmi degli “anni di piombo”, un periodo storico tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’80 segnato da terrorismo e violenza politica. Aggressioni di strada, intimidazioni a sedi sindacali e manifestazioni con saluti romani hanno delineato un quadro preoccupante, suscitando un acceso dibattito politico e istituzionale.

L’aggressione ai militanti di Gioventù Nazionale

Alla vigilia dell’anniversario, la violenza si è manifestata in modo brutale. Quattro giovani militanti di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sono stati aggrediti mentre si preparavano ad affiggere manifesti commemorativi in via Tuscolana, nel quartiere Alberone. Gli aggressori, un gruppo di circa dieci persone incappucciate e armate di spranghe e bastoni, hanno teso un agguato ai giovani attivisti nei pressi di un supermercato. Uno dei ragazzi è stato trasportato in ospedale in codice giallo.

Tra le vittime dell’agguato anche i figli di Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. “I miei figli e gli amici dei miei figli sono vivi per miracolo”, ha dichiarato Fantauzzi sui social media, lanciando un appello per fermare l’escalation di violenza e riportare il confronto politico su un piano democratico. Secondo Rampelli, l’assalto era premeditato, come dimostrerebbe il ritrovamento di radio ricetrasmittenti da parte delle forze dell’ordine. La Digos ha avviato le indagini, acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per identificare i responsabili.

Spari contro la sede della Cgil a Primavalle

La stessa giornata è stata segnata da un altro grave atto intimidatorio. Alla riapertura della sede sindacale della Cgil di Roma e Lazio nel quartiere Primavalle, sono stati scoperti cinque fori di proiettile sulle vetrate e sulle serrande. L’attacco, avvenuto nottetempo, non è stato rivendicato, ma ha immediatamente sollevato un’ondata di sdegno e preoccupazione. Il sindacato ha sporto denuncia, parlando di un “gravissimo atto intimidatorio” e sottolineando il “clima di ostilità e delegittimazione costante” nei confronti dell’organizzazione.

La solidarietà è stata unanime da parte del mondo politico. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha definito l’episodio “gravissimo”, affermando che “colpire un’organizzazione sindacale significa colpire uno dei presìdi fondamentali della vita democratica”. Anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di un gesto di “gravità inaudita”, sottolineando l’urgenza di “alzare la guardia” a difesa dei presidi democratici.

La commemorazione di Acca Larentia e i saluti romani

Il fulcro della giornata è stata la commemorazione di Acca Larentia, che ricorda l’omicidio di tre giovani militanti del Fronte della Gioventù avvenuto il 7 gennaio 1978. Davanti all’ex sede del Movimento Sociale Italiano, si è svolta prima una cerimonia istituzionale con la presenza di esponenti di Fratelli d’Italia. Successivamente, nel pomeriggio, si è tenuto il tradizionale raduno di militanti di estrema destra, tra cui esponenti di CasaPound e Forza Nuova.

Anche quest’anno, la commemorazione è stata caratterizzata dal rito del “presente”, scandito da centinaia di saluti romani al grido di “per tutti i camerati caduti”. Queste immagini, rapidamente diffuse sui social, hanno scatenato una forte polemica politica. Le opposizioni hanno chiesto un intervento del governo e del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, annunciando interrogazioni parlamentari e un esposto in Procura. La Digos ha annunciato che invierà un’informativa alla Procura di Roma per le valutazioni del caso.

Le reazioni politiche e l’appello alla pacificazione

Gli eventi della giornata hanno suscitato reazioni nette da tutto l’arco politico. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la strage di Acca Larentia “una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione”, lanciando un appello per “una vera e definitiva pacificazione nazionale”. Ha inoltre ammonito che “quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre”. Parole condivise dal Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha condannato la “vile aggressione” ai giovani di Gioventù Nazionale.

Mentre il centrodestra ha condannato fermamente la violenza, esponenti di Fratelli d’Italia come Fabio Rampelli hanno preso le distanze dalla manifestazione pomeridiana con i saluti romani, specificando che il partito non vi ha partecipato. Dall’opposizione, invece, si sono levate voci critiche che hanno sottolineato la presunta ambiguità di una parte della destra di fronte a simbologie neofasciste.

Il contesto storico: cosa fu la strage di Acca Larentia

Per comprendere la portata simbolica di questi eventi, è fondamentale ricordare cosa accadde il 7 gennaio 1978. Davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larentia, un commando armato aprì il fuoco uccidendo due giovani militanti del Fronte della Gioventù: Franco Bigonzetti, 20 anni, e Francesco Ciavatta, 18 anni. Poche ore dopo, durante i violenti scontri che seguirono l’agguato, perse la vita anche un terzo attivista, Stefano Recchioni, 19 anni, colpito da un proiettile. L’attentato fu rivendicato dai “Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale”, un’organizzazione terroristica di estrema sinistra. Questa strage rappresenta una delle pagine più cupe degli anni di piombo e ha contribuito a inasprire ulteriormente la spirale di odio e violenza politica di quel periodo.

Di veritas

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