La Borsa di Milano archivia una giornata di contrattazioni all’insegna di un cauto ottimismo, con l’indice principale Ftse Mib che si consolida guadagnando lo 0,35%, attestandosi a quota 45.911 punti. Un segnale di fiducia che arriva anche dal mercato obbligazionario, dove lo spread tra Btp e Bund si conferma stabile in area 69 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano prosegue la sua discesa, portandosi sotto la soglia psicologica del 3,5%.
Una seduta caratterizzata da andamenti contrastanti tra i diversi settori, che ha visto brillare in particolare le utility e i titoli legati al mondo della difesa, mentre il comparto petrolifero ha risentito pesantemente della debolezza del greggio. Ma a catturare l’attenzione degli investitori è soprattutto la complessa partita che si sta giocando attorno a Pirelli e al suo maggior azionista, il colosso cinese Sinochem.
Utility in grande spolvero: Italgas e A2A guidano i rialzi
A trainare il listino principale è stata senza dubbio Italgas, che ha messo a segno un balzo del 4,8%. L’exploit del titolo è direttamente collegato all’operazione annunciata da Snam (+1,83%), che ha avviato il collocamento di un green bond da 500 milioni di euro, con scadenza 2031, convertibile in azioni ordinarie proprio di Italgas. L’operazione, che prevede contestualmente il riacquisto di un prestito obbligazionario in scadenza nel 2028, ha evidentemente incontrato il favore del mercato, premiando entrambe le società coinvolte.
Molto bene anche A2A, che ha chiuso con un progresso del 2,6%. Il titolo non sembra aver risentito dell’avvio di un’istruttoria da parte dell’Antitrust per presunto abuso di posizione dominante nel settore delle ricariche per auto elettriche, in particolare in Lombardia. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sta indagando su una possibile compressione dei margini a danno dei concorrenti non integrati. La società, dal canto suo, ha manifestato piena collaborazione con l’autorità, sottolineando di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole di trasparenza e libera concorrenza, una posizione che pare aver rassicurato gli investitori. A completare il quadro positivo per il settore ci sono anche le buone performance di Hera (+2,4%) ed Enel (+2,13%).
Difesa e 5G spingono Leonardo e Tim
Giornata positiva anche per il comparto della difesa, con Leonardo che avanza dell’1,83% e Fincantieri che guadagna l’1,1%. A sostenere gli acquisti sul settore contribuisce il generale contesto geopolitico, che mantiene alta l’attenzione sugli investimenti in sicurezza.
Nel settore delle telecomunicazioni, si distingue Tim con un incremento dell’1,09%. A dare slancio al titolo è la notizia di un accordo preliminare di cooperazione con Fastweb+Vodafone per accelerare lo sviluppo della rete 5G in Italia attraverso un modello di condivisione della rete di accesso radio (RAN sharing). Questo accordo, soggetto alle approvazioni delle autorità competenti, mira a evitare duplicazioni infrastrutturali e a estendere la copertura 5G ad alte prestazioni anche nelle aree a bassa densità di popolazione, favorendo l’inclusione digitale.
Petroliferi in rosso: il calo del greggio pesa su Eni, Saipem e Tenaris
Di tutt’altro umore il comparto petrolifero, che ha pagato il prezzo di un calo delle quotazioni del greggio sui mercati internazionali. Le vendite hanno colpito in particolare Tenaris (-2,7%), Saipem (-2,45%) ed Eni (-2,1%). La debolezza del petrolio, legata a diversi fattori macroeconomici globali, si è riflessa direttamente sui titoli più esposti alle oscillazioni della materia prima, portandoli in fondo al listino Ftse Mib.
Il caso Pirelli-Sinochem: il Golden Power come ultima spiaggia
Un capitolo a parte merita la vicenda di Pirelli, che ha chiuso in rialzo dell’1,66%. Il titolo è al centro di complesse manovre societarie e geopolitiche. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il governo italiano starebbe attivamente cercando una soluzione per porre fine al coinvolgimento del socio di maggioranza, la cinese Sinochem (che detiene il 34,1% del capitale). La questione è diventata urgente in vista dell’entrata in vigore, prevista per marzo, di un divieto negli Stati Uniti su hardware e software di matrice cinese e russa che interagiscono con i veicoli connessi. Questa normativa potrebbe avere un impatto diretto su tecnologie chiave di Pirelli, come il sistema Cyber Tyre, in un mercato strategico come quello statunitense.
Per salvaguardare un asset considerato di rilevanza nazionale, l’esecutivo starebbe valutando diverse opzioni, inclusa quella di esercitare i poteri speciali del Golden Power. Se non si trovasse un accordo entro gennaio, l’ipotesi più drastica sul tavolo sarebbe il congelamento dei diritti di voto di Sinochem. Nel frattempo, secondo altre fonti, sarebbero in corso trattative per ridurre la quota del colosso cinese a circa il 10%, trasformandolo in un investitore passivo. Una partita delicatissima che intreccia finanza, industria e diplomazia internazionale, e il cui esito sarà cruciale per il futuro del gruppo della Bicocca.
