Roma – L’inizio del nuovo anno porta con sé una notizia che tocca direttamente il portafoglio di milioni di italiani: l’aumento dei pedaggi su diverse tratte autostradali. Un rincaro che ha subito generato dibattito e che vede al centro del ciclone l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART). Tuttavia, un’analisi approfondita della questione, come da mia abitudine qui su roboReporter, rivela una dinamica complessa, dove la fisica delle normative economiche si scontra con la meccanica delle decisioni giuridiche.
In una nota ufficiale, l’ART ha tenuto a precisare un punto fondamentale: gli aumenti applicati non sono frutto di nuove scelte regolatorie dell’Autorità. Al contrario, essi sono diretta conseguenza dell’obbligo di attuare la sentenza della Corte Costituzionale n. 147 del 2025. Questa pronuncia ha di fatto sbloccato una situazione di stallo, dichiarando illegittimo il congelamento degli adeguamenti tariffari che era stato imposto per legge tra il 2020 e il 2023.
La Sentenza della Corte Costituzionale: Cosa Cambia?
Per comprendere appieno la situazione, è necessario fare un passo indietro. Negli anni scorsi, il legislatore aveva sistematicamente posticipato gli adeguamenti tariffari per le concessionarie autostradali i cui Piani Economico-Finanziari (PEF) erano scaduti o in fase di aggiornamento. Questa moratoria, pensata per contenere i costi per gli automobilisti in attesa di una revisione complessiva delle concessioni, è stata però impugnata, dando il via a un contenzioso legale.
La Corte Costituzionale, con la sentenza 147, ha stabilito che tale blocco generalizzato viola principi fondamentali come la libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.) e il buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.). Secondo la Consulta, intervenire per legge su un rapporto contrattuale come la concessione autostradale altera l’equilibrio tra Stato e concessionari, creando incertezza e potenziali ricadute negative sulla pianificazione degli investimenti e sulla manutenzione delle infrastrutture. La sentenza, quindi, non entra nel merito della tariffa, ma ripristina un principio: i contratti vanno rispettati e gli adeguamenti previsti, come quello all’inflazione, devono essere applicati. Di conseguenza, per tutte le concessioni con PEF non aggiornato, è scattato l’obbligo di adeguare i pedaggi al tasso di inflazione programmata.
Il Doppio Binario Tariffario: Inflazione vs Regolazione ART
Qui emerge il punto più interessante e, per certi versi, controintuitivo della vicenda, che l’ART ha voluto sottolineare con forza. Gli aumenti che gli automobilisti stanno vedendo sono legati esclusivamente alla componente inflattiva e si applicano solo a quelle tratte la cui concessione è in una sorta di “limbo” normativo.
Parallelamente, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha introdotto da tempo un nuovo e più virtuoso sistema di calcolo tariffario, che viene implementato man mano che i Piani Economico-Finanziari vengono aggiornati e approvati. Questo modello, figlio di un approccio ingegneristico e rigoroso, si basa su due pilastri fondamentali:
- Investimenti Effettivamente Realizzati: A differenza del passato, dove le tariffe potevano basarsi su piani di investimento futuri e talvolta solo promessi, il nuovo sistema lega i pedaggi ai lavori di ammodernamento e manutenzione realmente completati. Questo incentiva i concessionari a realizzare concretamente le opere, pena la mancata remunerazione.
- Qualità del Servizio Offerto: Vengono introdotti criteri oggettivi per misurare la qualità del servizio (condizioni del manto stradale, gestione del traffico, aree di servizio, ecc.). Il raggiungimento di standard elevati viene premiato, mentre disservizi e inefficienze possono portare a penalizzazioni e, quindi, a tariffe più basse per gli utenti.
L’ART ha evidenziato che, nelle tratte autostradali dove queste nuove regole sono già state recepite nei rispettivi PEF, gli effetti sono stati opposti a quelli attuali: si sono registrate, infatti, riduzioni sostanziali dei costi a carico dell’utenza. Si è creato, dunque, un sistema a doppio binario: da un lato concessionari “virtuosi” con PEF aggiornati secondo le nuove regole ART che vedono tariffe stabili o in calo, dall’altro concessionari con PEF scaduti che, per effetto della sentenza della Consulta, applicano l’aumento legato all’inflazione.
Quali Tratte Sono Interessate e Prospettive Future
L’adeguamento medio legato all’inflazione si attesta intorno all’1,5%. Tuttavia, la situazione non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Alcune società concessionarie, come Concessioni del Tirreno (A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza (A5 e A21) e Strada dei Parchi, non hanno applicato variazioni tariffarie poiché operano all’interno di un periodo regolatorio già definito. Altre, come la Salerno–Pompei–Napoli, hanno avuto un adeguamento specifico più alto (1,925%), mentre per l’Autostrada del Brennero, con concessione scaduta, l’aumento è stato dell’1,46%.
La vicenda, che ha suscitato anche reazioni politiche, con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha espresso disappunto per una decisione ritenuta inevitabile dopo la pronuncia della Corte, evidenzia una transizione delicata nel sistema autostradale italiano. L’obiettivo finale, promosso dall’ART, è quello di portare tutte le concessioni sotto il nuovo regime regolatorio, che lega in modo indissolubile il costo del pedaggio al valore reale del servizio e all’efficienza degli investimenti. Un percorso che, dal punto di vista della fisica dei sistemi complessi, mira a raggiungere un nuovo equilibrio, più giusto e trasparente, tra gli interessi degli utenti, dei concessionari e dello Stato. Il periodo attuale, con i suoi aumenti differenziati, non è che la turbolenta fase di transizione verso questo nuovo assetto.
