Un Manifesto per una “Svolta a Destra”
Con un intervento pubblicato sul quotidiano Il Foglio, l’ex presidente del Veneto e attuale presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, ha tracciato le linee guida per un rinnovamento del centrodestra. Il suo “appello per una svolta a destra” si articola in un manifesto politico di cinque punti cardine, pensato per “leggere il presente per cantierare il futuro”. Pur riconoscendo la stabilità del governo presieduto da Giorgia Meloni e il suo “standing internazionale rafforzato”, Zaia non ha esitato a proporre una visione che si discosta per toni e contenuti dalla linea attuale del suo partito, la Lega.
Il documento, che non cita mai esplicitamente la Lega, si concentra su temi cruciali, delineando un’identità di destra marcatamente liberale e moderna. I pilastri della proposta di Zaia sono:
- Autonomia: Intesa non come “capriccio identitario” ma come “assunzione di responsabilità” per superare il centralismo che ha generato profonde divisioni nel Paese, evidenziando l’esistenza di una “questione meridionale” ma anche di una “questione settentrionale”.
- Politica Estera: Una visione dell’Italia come “potenza di equilibrio”, un ponte tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, capace di valorizzare il network degli italiani all’estero.
- Sicurezza e Ordine Pubblico: Un approccio che rifiuti la “militarizzazione” in favore della “presenza” dello Stato, sottolineando come i dati sulla popolazione carceraria rappresentino un “fallimento che non può essere ignorato”.
- Giovani: Considerati una vera e propria “infrastruttura nazionale”, da sostenere con politiche concrete su casa, lavoro e formazione.
- Destra e Libertà: Il punto più dirompente, dove Zaia afferma che “la destra vincente è quella liberale. Quella liberticida perde”. Un’apertura netta sui temi etici, i diritti civili, il fine vita e le unioni civili, che non devono essere “tabù ideologici” ma questioni che interpellano la “coscienza individuale”.
Zaia insiste anche sul tema dell’integrazione, osservando come nelle scuole i bambini italiani crescano accanto a coetanei di altre culture. Propone un modello di governo “consapevole della complessità”, che non veda l’integrazione come una rinuncia.
La Reazione Immediata di Vannacci: “Non è il mio riferimento”
Le parole di Zaia hanno immediatamente provocato una reazione secca e decisa da parte del vicesegretario della Lega e eurodeputato, Roberto Vannacci. Interpellato sulla questione, Vannacci ha liquidato il manifesto affermando di averlo letto solo “in maniera molto ma molto superficiale”. La sua chiosa è stata lapidaria: “Zaia non è il mio benchmark, non è il mio riferimento”. Questa presa di distanza evidenzia una frattura profonda all’interno del Carroccio, mettendo a nudo due visioni del partito e della destra italiana apparentemente inconciliabili.
Mentre Vannacci marca il territorio, lo stato maggiore salviniano sembra aver scelto la via del silenzio, con molti deputati e senatori che, complice il clima festivo, hanno preferito non commentare i passaggi più “progressisti” del documento. Questo silenzio, tuttavia, non smorza l’eco delle parole di Zaia, che risuonano come una sfida alla linea nazionalista e sovranista incarnata dal segretario Matteo Salvini e dallo stesso Vannacci.
Le Implicazioni Politiche e il Futuro di Zaia
L’iniziativa di Luca Zaia riaccende i riflettori sul suo futuro politico, ora che, dopo tre mandati, non è più presidente della Regione Veneto. Il suo manifesto è visto da molti analisti non solo come una proposta programmatica, ma anche come un posizionamento strategico in vista delle prossime scadenze elettorali. L’ex leghista Paolo Grimoldi, ora segretario di Patto per il Nord, ha definito il manifesto “antitetico a quello di Matteo Salvini”, sollevando interrogativi sulle prossime mosse del “Doge”.
Le ipotesi sul futuro di Zaia sono molteplici. C’è chi, come il suo predecessore alla presidenza del Consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti, prevede una sua permanenza in carica non oltre il 2027, anno delle elezioni politiche. In quell’occasione, Zaia potrebbe candidarsi per trainare la campagna elettorale della Lega al Nord, puntando a un ministero di peso o alla presidenza di una delle Camere. Non si esclude neppure una candidatura a sindaco di Venezia. La sua mossa, in ogni caso, sembra destinata a influenzare gli equilibri interni non solo della Lega, ma dell’intero centrodestra, con alcuni osservatori che vedono nella coesistenza di figure come Zaia e Vannacci un modo per rafforzare il ruolo di mediazione del leader Salvini.
Il manifesto di Zaia, quindi, non è un semplice esercizio intellettuale, ma un vero e proprio sasso lanciato nello stagno della politica italiana. Un tentativo di definire una destra moderna, liberale e pragmatica, che si contrappone a una visione più identitaria e tradizionale. Le prossime settimane diranno se questo appello resterà isolato o se riuscirà a catalizzare un dibattito costruttivo per il futuro del centrodestra.
