Roma – Un’aspra polemica politica si è accesa nelle ultime ore a seguito delle dichiarazioni di Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito Democratico, che ha criticato aspramente la linea di politica estera del governo guidato da Giorgia Meloni. Al centro del contendere, la presunta vicinanza della Premier all’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e le sue implicazioni rispetto ai principi sanciti dalla Costituzione italiana.
Le accuse di Provenzano: “Meloni sceglie Trump e dimentica che l’Italia ripudia la guerra”
Secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche, Provenzano ha affermato ai telegiornali: “Meloni sceglie Trump e dimentica che per la Costituzione l’Italia ripudia la guerra. Legittimare questa violazione del diritto internazionale è gravissimo”. Con queste parole, l’esponente del PD ha sollevato un tema di fondamentale importanza, mettendo in discussione la coerenza dell’attuale esecutivo con l’articolo 11 della Costituzione. Tale articolo recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La critica di Provenzano si estende anche alla gestione di crisi internazionali, come quella in Venezuela, sottolineando: “Noi abbiamo sempre condannato il regime di Maduro, ma la regola del mondo non può diventare la legge del più forte”. Il riferimento è alla necessità di non giustificare interventi basati sulla forza a discapito del diritto internazionale, un principio che secondo il PD sarebbe messo a rischio da un allineamento con le posizioni di Trump.
Il contesto internazionale e le relazioni con Trump
Le dichiarazioni di Provenzano si inseriscono in un quadro geopolitico complesso e in un momento di ridefinizione degli equilibri internazionali. La presidenza Trump è stata caratterizzata da un approccio spesso unilaterale e da una messa in discussione delle alleanze tradizionali, come la NATO. Un eventuale ritorno di Trump alla Casa Bianca solleva interrogativi sulla tenuta dell’ordine multilaterale e sulla posizione dell’Europa e dell’Italia in questo scenario. La premier Meloni ha avuto incontri e colloqui con Donald Trump, definendo il rapporto tra i due Paesi “solido”. Durante un incontro, la stessa Meloni ha citato lo slogan di Trump, affermando di voler “rendere l’Occidente grande di nuovo”. Queste interazioni sono viste dal Partito Democratico come un segnale di un pericoloso avvicinamento a una visione politica che privilegia la “legge del più forte” rispetto alla cooperazione e al diritto internazionale.
Il PD teme che un’alleanza stretta con Trump possa portare l’Italia a essere percepita come un semplice portavoce delle posizioni americane, perdendo la sua storica collocazione di protagonista dell’integrazione europea e di mediatrice nel Mediterraneo. Secondo Provenzano, Meloni si troverebbe di fronte a una scelta: “compiacere Trump, come ha fatto sin qui, o difendere l’interesse nazionale che oggi coincide con l’interesse europeo”.
L’articolo 11 della Costituzione: un pilastro della politica estera italiana
L’articolo 11 della Costituzione italiana rappresenta una delle pietre miliari dell’ordinamento giuridico del Paese, nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale con la volontà di evitare il ripetersi di simili tragedie. Esso non solo sancisce il ripudio della guerra di aggressione, ma apre anche alla possibilità di limitazioni di sovranità per aderire a organizzazioni internazionali che promuovano la pace e la giustizia tra le nazioni, come le Nazioni Unite e l’Unione Europea. La norma costituzionale, quindi, delinea una politica estera orientata al multilateralismo, alla diplomazia e al rispetto del diritto internazionale. La critica del PD si fonda proprio sul timore che un’eccessiva vicinanza a una leadership come quella di Trump, percepita come isolazionista e assertiva, possa snaturare questo principio fondamentale.
La posizione del Governo e le divisioni nella maggioranza
Il governo Meloni, dal canto suo, ha sempre rivendicato una politica estera basata sulla difesa dell’interesse nazionale, pur nel quadro delle alleanze storiche, atlantica ed europea. Tuttavia, all’interno della stessa maggioranza di governo emergono sensibilità diverse, in particolare riguardo ai rapporti con la Russia e alla figura di Donald Trump. Le posizioni di alcuni esponenti della Lega, ad esempio, sono state spesso viste come più vicine a quelle di Trump e critiche verso l’attuale assetto europeo e atlantico. Queste divisioni, secondo le opposizioni, rendono la posizione italiana a livello internazionale più debole e meno credibile.
Il dibattito sollevato da Provenzano, dunque, va oltre la semplice polemica politica e tocca il cuore dell’identità internazionale dell’Italia e del suo ruolo nel mondo. La questione rimane aperta: la politica estera del governo Meloni rappresenta una continuità con la tradizione repubblicana o una rottura a favore di un nuovo allineamento strategico?
