In una mossa che alza ulteriormente il livello della tensione diplomatica tra Mosca e Washington, il Ministero della Difesa russo ha comunicato di aver consegnato a un rappresentante dell’addetto militare presso l’ambasciata statunitense a Mosca i dati ottenuti dagli strumenti di navigazione di un drone. Secondo le autorità russe, il velivolo senza pilota faceva parte di un’operazione ucraina volta a colpire una delle residenze del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod. La consegna di queste presunte prove avviene in un contesto di accuse incrociate e di forte scetticismo da parte della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti.
La versione di Mosca: “Prove inequivocabili”
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti, il capo della Direzione generale dello stato maggiore (GRU), l’ammiraglio Igor Kostyukov, ha dichiarato che la decodifica della memoria dei controller di navigazione del drone “conferma inequivocabilmente che l’obiettivo dell’attacco era il complesso della residenza presidenziale”. Kostyukov ha aggiunto: “Riteniamo che questo passo risolva tutti i dubbi e faciliti l’accertamento della verità”. Il Ministero della Difesa russo ha anche diffuso un video che mostra l’ammiraglio Kostyukov mentre consegna fisicamente un controller del drone e una cartella di documenti all’addetto militare statunitense. Mosca sostiene che i sistemi di navigazione dei droni abbattuti il 29 dicembre 2025 erano “ben conservati e pienamente funzionanti”, permettendo così agli specialisti russi di estrarre i dati di volo.
Le autorità russe hanno parlato di un attacco su larga scala, menzionando inizialmente il lancio di 91 droni da parte dell’Ucraina. Questa narrazione è stata presentata come un atto di terrorismo che, secondo il Cremlino, avrebbe potuto giustificare un irrigidimento della posizione russa nei negoziati di pace in corso.
Lo scetticismo americano e la smentita della CIA
Nonostante la mossa dimostrativa di Mosca, la versione russa è stata accolta con forte scetticismo da parte degli Stati Uniti. Fonti di intelligence americane, tra cui la CIA, hanno concluso che non vi è stato alcun attacco alla residenza di Putin. Secondo un funzionario statunitense citato dal Wall Street Journal, le forze ucraine avrebbero invece tentato di colpire un obiettivo militare nella regione di Novgorod, lontano dalla residenza presidenziale. L’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, ha espresso pubblicamente dubbi sulle affermazioni del Cremlino.
Anche il presidente Donald Trump, inizialmente “molto arrabbiato” dopo essere stato informato dell’incidente direttamente da Putin, ha successivamente mostrato un tono più scettico, arrivando a condividere sui social media un editoriale del New York Post intitolato “La buffonata sull”attacco’ di Putin dimostra che è la Russia a ostacolare la pace”. Questa evoluzione suggerisce che le informazioni fornite dai servizi di intelligence americani abbiano avuto un peso significativo nella valutazione della Casa Bianca.
Il contesto geopolitico e le implicazioni per i negoziati di pace
La vicenda si inserisce in una fase estremamente delicata delle relazioni internazionali e dei tentativi di negoziazione per porre fine al conflitto in Ucraina. Kiev ha negato fermamente ogni coinvolgimento, definendo le accuse russe “un’altra bugia” e un “pretesto” per nuove aggressioni. Analisti internazionali ritengono che la mossa di Mosca potrebbe essere un tentativo di manipolare la narrativa del conflitto, seminare dubbi tra gli alleati occidentali e indebolire il sostegno a Kiev, specialmente in vista di importanti incontri diplomatici.
L’Institute for the Study of War (ISW) ha sottolineato come non ci siano prove a sostegno delle affermazioni russe, notando l’assenza di segnalazioni di attività di difesa aerea da parte dei residenti locali la notte del presunto attacco. Inoltre, l’intelligence ucraina ha avvertito che la Russia potrebbe preparare attacchi “sotto falsa bandiera” per interrompere i negoziati di pace. La consegna delle presunte prove agli Stati Uniti può essere quindi interpretata come un tentativo di dare credibilità a una versione dei fatti che, al momento, non trova riscontri indipendenti e viene ampiamente messa in discussione.
Dettagli tecnici e dubbi sui componenti
Ulteriori dubbi sulla versione russa emergono dall’analisi dei componenti che sarebbero stati consegnati. Secondo alcune fonti, il controller di volo presentato sarebbe un Matek H743, un componente di fabbricazione cinese ampiamente disponibile sul mercato commerciale e utilizzato per droni a corto raggio (fino a 150 km). La residenza di Putin sul lago Valdai si trova a oltre 850 km dal territorio controllato dall’Ucraina, una distanza che richiederebbe droni a lungo raggio equipaggiati con sistemi di volo più avanzati e ridondanti. Questa discrepanza tecnica solleva ulteriori interrogativi sulla veridicità delle “prove” fornite da Mosca.
