MILANO – Una doccia fredda per l’industria europea a chiusura d’anno. A dicembre 2025, il settore manifatturiero dell’area euro ha subito una significativa e inattesa battuta d’arresto, interrompendo una serie positiva che durava da quasi un anno. I livelli di produzione sono infatti diminuiti per la prima volta dal febbraio precedente, accompagnati da una preoccupante flessione dei nuovi ordini. Questo segnale di debolezza emerge dai dati dell’indice HCOB PMI (Purchasing Managers’ Index), curato da S&P Global, un termometro fondamentale per misurare lo stato di salute dell’economia industriale.

I Dati di Dicembre in Dettaglio

L’indice HCOB PMI del settore manifatturiero dell’Eurozona si è attestato a 48,8 punti a dicembre, in calo rispetto ai 49,6 punti di novembre. Questo valore non solo si posiziona al di sotto della soglia critica di 50 punti, che separa la contrazione dalla crescita, ma delude anche le previsioni degli economisti, che si aspettavano un dato più rassicurante attorno ai 49,2 punti. La lettura di dicembre segna il valore più basso da marzo 2025, indicando un peggioramento più marcato delle condizioni operative per le aziende del settore.

I due fattori principali che hanno guidato questa contrazione sono stati il calo della produzione e la diminuzione dei nuovi ordini. Dopo nove mesi consecutivi di crescita, i volumi produttivi hanno registrato un’inversione di tendenza. La domanda di beni manifatturieri nell’area euro ha mostrato una debolezza evidente, con i nuovi ordini che sono diminuiti al ritmo più rapido in quasi un anno. Anche la domanda proveniente dall’estero ha subito un duro colpo, con gli ordini destinati all’export in calo al tasso più veloce degli ultimi undici mesi.

Un’Europa a Due Velocità: Germania in Affanno, Francia in Controtendenza

L’analisi a livello nazionale rivela un quadro eterogeneo, una vera e propria “Europa a due velocità” che riflette le diverse sfide economiche dei singoli Stati membri.

  • Germania: La locomotiva d’Europa si conferma l’anello debole, registrando la contrazione più severa. L’indice PMI tedesco è sceso a 47 punti dai 48,2 di novembre, segnando il peggioramento più marcato da febbraio 2025 e il risultato più debole tra tutti i paesi monitorati.
  • Italia e Spagna: Anche il sud dell’unione monetaria mostra segnali di rallentamento. L’Italia vede il suo indice scendere a 47,9 da 50,6, mentre la Spagna passa a 49,6 da 51,5. Entrambi i paesi tornano così in territorio di contrazione.
  • Francia: In netto contrasto, la Francia emerge come una sorpresa positiva. L’indice manifatturiero francese ha raggiunto quota 50,7, toccando il massimo degli ultimi 42 mesi e segnalando l’espansione più robusta dal giugno del 2022.
  • Grecia: Le condizioni delle aziende manifatturiere greche sono migliorate a un ritmo leggermente più rapido rispetto a novembre, mostrando una certa resilienza.

Pressioni Inflazionistiche e Cautela delle Imprese

Un altro dato significativo riguarda l’inflazione. Nonostante i tentativi delle aziende di stimolare la domanda attraverso continui sconti sui prezzi di vendita, il tasso di inflazione dei costi degli input ha raggiunto il massimo degli ultimi 16 mesi. Questo aumento dei costi, unito a una domanda debole, mette sotto pressione i margini di profitto delle imprese. In risposta a questo scenario incerto, le aziende manifatturiere hanno mostrato grande cautela: l’attività di acquisto è diminuita al ritmo più sostenuto da marzo 2025 e le scorte di materie prime sono state ridotte in modo significativo.

Uno Sguardo al Futuro: l’Inaspettato Ottimismo per il 2026

Nonostante i dati negativi di fine anno, emerge un elemento di forte contrasto: un notevole ottimismo per il futuro. Le aziende intervistate hanno espresso le previsioni più ottimistiche riguardo al 2026 dal periodo precedente all’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Questa fiducia, che è risalita da un livello già elevato, suggerisce che gli imprenditori percepiscono le attuali difficoltà come temporanee e confidano in una ripresa della produzione nell’anno a venire. Si tratta di un segnale di resilienza psicologica importante, che potrebbe tradursi in una maggiore propensione agli investimenti qualora le condizioni macroeconomiche dovessero migliorare.

Tuttavia, alcuni analisti invitano alla prudenza. La debolezza della domanda, in particolare quella proveniente da mercati chiave come Stati Uniti e Cina, e le persistenti incertezze geopolitiche potrebbero continuare a pesare sul settore. La sfida per il 2026 sarà trasformare questo ottimismo in una crescita concreta e sostenibile, superando gli ostacoli di un contesto globale ancora complesso e frammentato.

Di atlante

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