Il mondo della cultura cinematografica piange la scomparsa di Aldo Tassone, critico e storico del cinema di statura internazionale, venuto a mancare all’età di 87 anni a Meudon, alle porte di Parigi, dopo una lunga malattia. Con lui se ne va non solo uno dei più acuti e appassionati studiosi della settima arte, ma anche un intellettuale che ha saputo, con la sua opera e la sua vita, gettare un ponte tra la cultura italiana e quella francese, arricchendo entrambe in un dialogo fecondo e ininterrotto.
L’INCONTRO FOLGORANTE CON FELLINI
La traiettoria esistenziale e professionale di Tassone è indissolubilmente legata al nome di Federico Fellini. Un legame nato quasi per caso, ma destinato a segnare profondamente il suo percorso. Giovanissimo studente universitario, approdato in Italia dalla sua Argentina, Tassone rimase letteralmente folgorato dalla visione de “La dolce vita”. Come lui stesso amava narrare, in quel film scoprì “un pittore unico nel firmamento del cinema”. Fu un’epifania che lo spinse a dedicare la sua tesi di laurea al maestro riminese, un’impresa incoraggiata da un altro gigante della nostra cultura, Ennio Flaiano.
L’incontro decisivo avvenne nel 1969, sul set di “Satyricon”. Tassone, con la sua parlata elegante, l’acutezza dello sguardo e una passione contagiosa per il cinema inteso come arte moderna, conquistò la fiducia di Fellini. Da quel momento, “Aldò”, come lo chiamavano affettuosamente gli amici, divenne una presenza costante sui set felliniani, un osservatore privilegiato, un complice e un cantore dell’universo onirico e potente del regista. Questa profonda amicizia e stima gli permisero un accesso unico al processo creativo del maestro, diventando l’unico ospite fisso ammesso a Cinecittà durante le riprese.
Il frutto più maturo di questa lunga frequentazione è il monumentale volume “Fellini 23 ½”, pubblicato nel 2020 dalla Cineteca di Bologna. Un’opera di oltre mille pagine, alla quale Tassone ha dedicato quasi una vita intera, portata a compimento durante la pandemia. In questo saggio imponente, Tassone definisce Fellini “il Grande Trasfiguratore”, per la sua capacità inimitabile di mostrare il mondo attraverso un’ottica che cattura e al contempo trascende la realtà, offrendo una summa critica e un gesto di fedeltà lungo una vita.
UN PONTE TRA ITALIA E FRANCIA: FRANCE CINEMA
Se Fellini è stato il suo “Macondo”, l’universo da cui scrutare l’esistenza, Aldo Tassone verrà ricordato anche per aver tessuto un legame quasi ombelicale tra la cultura cinematografica italiana e quella francese. Nel 1986, insieme all’amata moglie Françoise Pieri, accettò l’invito dello storico dell’arte Daniel Arasse, allora direttore dell’istituto culturale francese, per inaugurare a Firenze “France Cinema”. Per 23 edizioni, fino al 2008, la rassegna divenne la più importante manifestazione dedicata al cinema transalpino fuori dalla Francia, trasformando il capoluogo toscano in una vera e propria “succursale di Parigi”.
Sotto la sua direzione, il festival ospitò il gotha del cinema d’oltralpe: da Catherine Deneuve a Fanny Ardant, da Philippe Noiret a Isabelle Huppert e Michel Piccoli. Tassone non si limitava a invitare registi e attori: li studiava, li raccontava, li rendeva immortali nei suoi cataloghi, oggi considerati pietre miliari della critica cinematografica. Grazie a lui, il pubblico italiano poté approfondire l’opera di maestri come François Truffaut (a cui dedicò anche un’associazione culturale), Louis Malle, Alain Resnais e Claude Chabrol, suo amico fraterno. L’eredità di “France Cinéma” è stata raccolta oggi dal festival “France Odeon”, che continua a promuovere il dialogo culturale tanto caro al suo fondatore.
UNO SGUARDO GLOBALE SULLA SETTIMA ARTE
La curiosità intellettuale di Tassone non conosceva confini. La sua attività di critico e saggista, testimoniata da innumerevoli articoli su La Repubblica e da volumi pubblicati sia in Italia che in Francia, ha abbracciato l’intera storia del cinema. Ha dedicato pagine di valore assoluto ad Akira Kurosawa, contribuendo a far conoscere in Italia la versione integrale de “I sette samurai”. Ha offerto uno sguardo personale e profondo su Michelangelo Antonioni, un altro gigante con cui ha intrattenuto un rapporto di amicizia e stima. I suoi scritti hanno esplorato l’arte di maestri come Ejzenstein, Ophuls, Welles e Buñuel, dimostrando una cultura vasta e una capacità unica di “vedere oltre l’immagine”.
UN’EREDITÀ DI CULTURA E GENEROSITÀ
Da qualche anno, Aldo Tassone aveva lasciato l’Italia per tornare a Parigi, la sua patria d’elezione, pur mantenendo vivi i legami con il nostro Paese. Un gesto di grande generosità ha segnato i suoi ultimi anni: la donazione della sua sterminata biblioteca al festival cilentano di Villammare, dove oggi il “Fondo Tassone” resta patrimonio di tutti. Originario di Valgrana, in provincia di Cuneo, Tassone tornerà nella sua terra d’origine per riposare, dopo i funerali a Parigi. Chi lo ha conosciuto ne ricorda l’umanità generosa e la vitalità inesausta, la saggezza e la freschezza di un bambino. Per chi vuole comprendere a fondo l’arte del cinema, i suoi scritti rimangono una guida preziosa, la testimonianza di un maestro che ha dedicato la vita a celebrare la bellezza e la complessità dell’espressione umana su pellicola.
