Milano – Sipario su un 2025 da incorniciare per molti mercati finanziari, ma l’ultima seduta dell’anno nell’area Asia-Pacifico si è tinta di cautela e andamenti misti. Con diverse piazze già chiuse per le festività o operative a orario ridotto, gli investitori hanno preferito consolidare i guadagni di un anno dominato dal boom dell’intelligenza artificiale, mantenendo al contempo un occhio vigile sulle prossime decisioni delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve statunitense.
Panoramica delle Chiusure in Asia e Pacifico
La seduta del 31 dicembre ha mostrato un quadro eterogeneo, riflesso di strategie di fine anno e di prese di beneficio dopo un lungo periodo di rialzi. Molti mercati hanno chiuso un anno di performance eccezionali, con l’indice MSCI Asia-Pacifico (escluso il Giappone) che si avvia a registrare il maggior rialzo annuale dal 2017, trainato dal settore dei semiconduttori.
- Cina: I listini cinesi hanno mostrato una chiusura a due velocità. L’indice Shanghai Composite ha guadagnato un frazionale +0,09%, mentre lo Shenzhen Component ha ceduto lo 0,56%. Questa divergenza evidenzia una maggiore pressione sui titoli tecnologici domestici e ciclici, a fronte di una tenuta degli indici principali.
- Hong Kong: L’indice Hang Seng ha chiuso la sua mezza seduta in calo dello 0,9%, a causa di prese di profitto sui grandi nomi del settore tecnologico e internet. Nonostante la flessione odierna, l’indice si prepara a chiudere l’anno con un guadagno notevole, stimato intorno al 28%.
- Taiwan: In controtendenza, il Taiex ha messo a segno uno sprint di fine anno, chiudendo in rialzo dello 0,9%. La performance è stata coerente con il tono positivo che ha caratterizzato il comparto dei chip per tutto il 2025.
- India: Chiusura positiva per Mumbai, con l’indice Nifty 50 in crescita dello 0,21% e il BSE Sensex del +0,12%. A trainare gli acquisti sono stati principalmente i titoli legati ai metalli e all’acciaio.
- Giappone e Corea del Sud: I mercati di Tokyo e Seul erano già chiusi per festività. Il Kospi della Corea del Sud, tuttavia, si è distinto come il mercato azionario con la migliore performance a livello globale nel 2025, con una crescita stratosferica del 76%, in gran parte grazie a colossi come SK Hynix e Samsung.
- Australia: A Sydney, l’indice S&P/ASX 200 ha registrato una perdita minima dello 0,03% in una seduta caratterizzata da volumi sottili.
L’Attesa per la Fed e l’Andamento dei Future
L’attenzione degli operatori è ora rivolta agli Stati Uniti, dove si attendono i verbali dell’ultima riunione del comitato federale della Fed (FOMC). I documenti, che verranno rilasciati a breve, potrebbero fornire indicazioni cruciali sulla traiettoria futura dei tassi d’interesse, dopo che la riunione di dicembre si è conclusa con un taglio molto dibattuto. Le minute hanno rivelato profonde divisioni tra i membri del comitato, aumentando l’incertezza su eventuali ulteriori allentamenti monetari nel 2026. Questa attesa ha generato un clima di cautela, con i future sui principali indici di Wall Street (Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq) che si muovono in territorio negativo.
Anche i future europei appaiono contrastati, segnalando un’apertura incerta per le borse del Vecchio Continente, che si preparano anch’esse a chiudere i conti di un anno complesso ma in gran parte positivo.
Materie Prime: Oro da Record, Petrolio Sotto Pressione
Il 2025 è stato un anno di forti divergenze per le materie prime. L’oro si è confermato il bene rifugio per eccellenza, chiudendo l’anno con un’accelerazione che lo ha portato a superare la soglia dei 4.500 dollari l’oncia, segnando nuovi massimi storici. Nell’ultima seduta, il metallo giallo ha visto leggere prese di profitto, ma il bilancio annuale segna un rialzo di circa il 66%, alimentato da instabilità geopolitica, timori di inflazione e acquisti sostenuti da parte delle banche centrali. Anche l’argento ha registrato una performance spettacolare, con un rialzo annuo superiore al 150%.
Scenario opposto per il petrolio. Sia il WTI che il Brent chiudono l’anno in calo, con il greggio statunitense che si attesta intorno ai 57,9 dollari al barile. A pesare sulle quotazioni sono i segnali di un possibile allentamento delle tensioni geopolitiche e un’incertezza sulla domanda globale. In calo anche il gas naturale europeo, che scivola sui minimi dell’anno.
Il Contesto Macroeconomico e le Prospettive per il 2026
Il 2025 si chiude con un’economia globale caratterizzata da andamenti divergenti: gli Stati Uniti mostrano segnali di rallentamento, l’Europa sembra trovare un equilibrio tra crescita e calo dell’inflazione, mentre la Cina fatica a causa di una debole domanda interna. Gli analisti guardano al 2026 con un ottimismo cauto, prevedendo che temi come l’intelligenza artificiale, la transizione energetica e le politiche delle banche centrali continueranno a essere i principali motori dei mercati. La possibile debolezza del dollaro, legata ai tagli dei tassi della Fed, potrebbe inoltre creare nuove opportunità di investimento sui mercati emergenti e in Europa.
