In una dichiarazione che ha immediatamente catturato l’attenzione delle cancellerie internazionali, il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha affermato che una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina è “vicina” e che “occorre l’ultimo sforzo”. Le sue parole, pronunciate durante il talk show “60 Minuti” sull’emittente russa Rossija-1, hanno iniettato una dose di cauto ottimismo in un panorama geopolitico segnato da quasi quattro anni di guerra, ma sono state immediatamente temperate da un’accusa diretta a Kiev e ai suoi alleati europei.

Secondo Ryabkov, infatti, proprio mentre si intravede un possibile accordo, l’Ucraina e l’Unione Europea starebbero “rafforzando gli sforzi per affossare l’accordo”. Una dualità di messaggi che riflette la complessità e la tensione che ancora permeano i negoziati di pace. “Credo che il 25 dicembre 2025 rimarrà nella nostra memoria come una pietra miliare, il giorno in cui ci siamo avvicinati molto a una soluzione”, ha affermato con enfasi il diplomatico russo. Ha poi concluso sottolineando che il raggiungimento di un’intesa finale “dipenderà da noi e dalla volontà politica della controparte”.

Il Contesto dei Negoziati: il Piano USA e l’Incontro Trump-Zelensky

Le dichiarazioni di Ryabkov non arrivano in un vuoto pneumatico, ma si inseriscono in un contesto di intense attività diplomatiche, dominate dai colloqui tra Stati Uniti e Ucraina per la definizione di un piano di pace in 20 punti. Questo piano, elaborato a seguito di negoziati a Miami, è stato inviato a Mosca per una valutazione. Proprio in questo scenario si colloca l’atteso incontro di domenica 28 dicembre tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente statunitense Donald Trump in Florida, a Mar-a-Lago. Un vertice considerato cruciale per definire gli ultimi dettagli e consolidare una posizione comune prima di un eventuale accordo con la Russia.

Tuttavia, anche su questo fronte non mancano le frizioni. Lo stesso Trump ha raffreddato gli entusiasmi dichiarando a Politico che Zelensky “non ha nulla di concreto finché non lo approvo io”. Da parte sua, la Russia ha accusato l’Ucraina di aver presentato un piano “radicalmente diverso” da quello discusso con Washington, alimentando i sospetti di un tentativo di “sabotaggio” dei colloqui.

Le Reazioni: Scetticismo Europeo e la Posizione di Kiev

L’Unione Europea ha reagito con scetticismo alle aperture di Mosca. Una portavoce della Commissione UE, Arianna Podestà, ha affermato che “non ci sono indicazioni che la Russia sia interessata alla pace o a un cessate il fuoco”, ribadendo il duplice approccio europeo: sostegno continuo a Kiev e pressione su Mosca per negoziare seriamente. Questo scetticismo è condiviso da una parte dell’opinione pubblica, come rivela un sondaggio YouTrend per Sky TG24 secondo cui il 51% degli italiani non crede alle nuove trattative di pace.

Dal canto suo, il presidente Zelensky si è detto pronto a sottoporre a referendum il piano di pace, a condizione che la Russia accetti un cessate il fuoco di almeno 60 giorni. Zelensky ha anche rivelato alcuni dettagli dell’intesa in discussione, come l’offerta statunitense di garanzie di sicurezza per 15 anni, rinnovabili. I nodi principali da sciogliere rimangono lo status dei territori occupati, in particolare il Donbass, e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, su cui non c’è ancora consenso con gli Stati Uniti.

Analisi dello Scenario: un Equilibrio Precario tra Speranza e Diffidenza

Le parole di Ryabkov possono essere interpretate in diversi modi. Da un lato, rappresentano un segnale di apertura, forse dettato dalla consapevolezza che il conflitto sta diventando insostenibile anche per l’economia russa. Dall’altro, l’accusa a Kiev e all’Europa potrebbe essere una mossa tattica per scaricare sull’altra parte la responsabilità di un eventuale fallimento dei negoziati e per creare divisioni all’interno del fronte occidentale.

È innegabile che si stia assistendo a un’accelerazione diplomatica, con gli Stati Uniti nel ruolo di mediatore principale. Tuttavia, la strada verso una pace giusta e duratura appare ancora lunga e irta di ostacoli. La diffidenza reciproca, accumulata in anni di conflitto, e le posizioni ancora distanti su questioni territoriali e di sicurezza, rappresentano le sfide maggiori. L’incontro tra Trump e Zelensky sarà un termometro fondamentale per misurare le reali possibilità di successo di questa nuova fase negoziale, mentre il mondo osserva con il fiato sospeso, sperando che l’ultimo sforzo invocato da Mosca possa finalmente materializzarsi.

Di atlante

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