Città del Vaticano – In una Basilica di San Pietro gremita di fedeli e con il mondo collegato attraverso i media, Papa Leone XIV ha presieduto la Messa solenne del giorno di Natale, riprendendo una tradizione interrotta da decenni. La sua omelia non è stata una semplice riflessione teologica, ma un grido potente e accorato che ha squarciato il velo dell’indifferenza, portando sull’altare la sofferenza della “carne fragile” dell’umanità, a partire dalla drammatica situazione di Gaza.

Il grido dalle tende di Gaza e dei profughi

Con parole cariche di commozione e realismo, il Pontefice ha evocato immagini vivide della disperazione che affligge innumerevoli persone nel mondo. “Ora la Carne parla, grida il desiderio di incontrarci”, ha esordito, per poi domandare retoricamente: “Come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo?”. Uno sguardo che si è immediatamente allargato, abbracciando “quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente” e “ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città”.

Il riferimento specifico e diretto a Gaza ha sottolineato l’urgenza di una crisi umanitaria che si consuma sotto gli occhi del mondo. Le parole del Papa hanno voluto dare voce a chi non ne ha, ricordando le condizioni inaccettabili in cui versano centinaia di migliaia di sfollati, costretti a vivere in ripari precari, esposti alle intemperie di un inverno rigido.

La fragilità delle popolazioni inermi e la menzogna della guerra

Il cuore del messaggio del Pontefice si è concentrato sulla denuncia della violenza bellica e sulle sue vittime innocenti. “Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate dalle guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte”, ha affermato con forza. Un pensiero che non si è limitato a un solo conflitto, ma ha assunto una portata universale, includendo le tante “guerre dimenticate” che insanguinano il pianeta, dal Sudan al Myanmar, da Haiti alla Repubblica Democratica del Congo.

Particolarmente incisivo è stato il passaggio dedicato ai giovani soldati, spesso vittime inconsapevoli di una retorica bellicista. “Fragili sono le vite dei giovani costretti alle armi”, ha detto il Papa, “che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna” dei “roboanti discorsi di chi li manda a morire”. Una condanna netta e senza appello a ogni forma di propaganda che giustifica la violenza e sacrifica le nuove generazioni sull’altare di interessi di parte.

Un richiamo alla responsabilità e alla tenerezza

Citando il suo predecessore, Papa Francesco, Leone XIV ha richiamato tutti a una maggiore responsabilità e a un coinvolgimento diretto con le sofferenze umane. “Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri”, ha ricordato, esortando a rinunciare a “quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”. È un invito a conoscere la “forza della tenerezza”, a farsi prossimi, a non voltare lo sguardo di fronte al dolore.

Questo appello si inserisce in un contesto più ampio, quello del Giubileo della Speranza 2025, iniziato proprio alla vigilia di Natale con l’apertura della Porta Santa. Un Anno Santo che, nelle intenzioni del Pontefice, deve essere un tempo di rinnovamento spirituale e di trasformazione concreta del mondo, a partire dalla cura per i più fragili e dalla ricerca instancabile della pace.

Dopo la Messa, come da tradizione, il Papa si è affacciato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro per il messaggio natalizio e la benedizione Urbi et Orbi, rinnovando il suo appello alla pace e alla concordia tra i popoli.

Di veritas

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