Come un manoscritto prezioso riposto in biblioteca in attesa di tempi migliori, così “Il Nome della Rosa”, l’opera contemporanea del compositore Francesco Filidei, non vedrà la luce sul palco del Teatro Carlo Felice di Genova nel previsto aprile. Una decisione “dolorosa ma necessaria”, secondo la sovrintendenza, dettata da ragioni di sostenibilità economica, che ha però acceso un faro sulle complesse dinamiche che governano il mondo del teatro lirico, in bilico tra la salvaguardia della tradizione e l’indispensabile slancio verso l’innovazione.

Una Sostituzione che Fa Discutere: da Filidei a Puccini

La notizia, diffusasi rapidamente tra gli addetti ai lavori e il pubblico degli appassionati, ha confermato le voci che circolavano da settimane: al posto dell’imponente coproduzione internazionale che ha già trionfato al Teatro alla Scala di Milano e all’Opéra National de Paris, il cartellone genovese vedrà in scena la “Tosca” di Giacomo Puccini. Un titolo di sicuro richiamo, un caposaldo del repertorio, ma che per molti rappresenta un segnale di “ripiego”, come amaramente commentato dallo stesso Filidei.

L’opera, liberamente tratta dal capolavoro omonimo di Umberto Eco, rappresentava un evento di punta della stagione, frutto di una collaborazione prestigiosa e di un significativo investimento artistico. Il suo rinvio “a una stagione futura” ha lasciato l’amaro in bocca non solo al suo autore, ma anche a una fetta consistente di abbonati e spettatori, curiosi di confrontarsi con un linguaggio musicale nuovo e con una drammaturgia che attinge a uno dei più grandi successi letterari del Novecento.

La Voce del Compositore: Amarezza e Mancato Dialogo

Francesco Filidei non nasconde il proprio disappunto, sottolineando come la sua ricerca musicale da anni si orienti verso un dialogo fecondo tra la grande tradizione operistica italiana e le istanze della contemporaneità. “”Il Nome della Rosa” è stato una tappa importante di questo percorso”, ha dichiarato il compositore, lamentando soprattutto la modalità della comunicazione. “Non sono riuscito a capire quali fossero esattamente i problemi che ha riscontrato il Teatro perché sono stato informato della decisione a cose fatte, quando già si cercavano i cantanti per una Tosca”.

Un mancato confronto che, secondo Filidei, ha precluso la possibilità di trovare soluzioni alternative. “Se si fosse trattato di problemi pratici sarei potuto venire incontro alle eventuali necessità, ad esempio usando elettronica per le parti del coro, intervento che in parte avevo già previsto”. Il compositore critica la scelta di ripiegare su un titolo “collaudato” come la Tosca, che si rivolge a un “pubblico in rapida estinzione”, anziché cogliere l’occasione per attrarre fasce di spettatori nuovi e giovani. Filidei suggerisce che non mancavano alternative valide e meno onerose, come la sua stessa opera “Inondation”, di formato più ridotto e ancora in attesa di una prima italiana, o lavori di autori come John Adams e Thomas Adès.

La Posizione del Teatro: Responsabilità e Sostenibilità

Di tenore opposto le dichiarazioni del sovrintendente del Carlo Felice, Michele Galli, che parla di una “scelta dolorosa ma necessaria”, assunta con “grande senso di responsabilità”. Secondo Galli, il progetto artistico de “Il Nome della Rosa” rimane di “altissimo valore”, ma la sua complessità economica e produttiva avrebbe un impatto “non sostenibile” per l’istituzione genovese in questo particolare momento. “La decisione di posticiparlo nasce da una valutazione prudente e rispettosa del lavoro di tutti”, ha aggiunto Galli, “preferiamo offrire al pubblico, quando sarà il momento, una realizzazione pienamente adeguata, piuttosto che forzare una produzione che oggi risulterebbe gravosa”.

Le difficoltà economiche del teatro non sono un mistero. In recenti interventi, lo stesso sovrintendente Galli aveva lanciato un appello alla città e al mondo imprenditoriale per sostenere il teatro, evidenziando un bilancio in sofferenza con uscite superiori alle entrate e una posizione non favorevole nei finanziamenti statali. In questo contesto, l’allestimento di un’opera contemporanea così complessa è stato evidentemente ritenuto un rischio troppo elevato.

Un Dibattito Aperto: Innovazione contro Sicurezza

La vicenda genovese trascende la cronaca locale per inserirsi in un dibattito di respiro nazionale e internazionale sul futuro dell’opera. Da un lato, la necessità per i teatri di garantire la propria sopravvivenza economica, spesso affidandosi a titoli di repertorio che assicurano un ritorno di pubblico. Dall’altro, la missione culturale di promuovere nuovi linguaggi, di investire su compositori viventi e di formare il gusto di un pubblico nuovo, più giovane e curioso.

Il rinvio de “Il Nome della Rosa” è una ferita per chi crede in un’opera capace di parlare al presente e di rinnovarsi. Mentre l’opera di Filidei si prepara a tornare in scena a Parigi, resta la speranza, condivisa dal suo autore, che possa presto trovare la via del ritorno anche in Italia e a Genova, per aprire finalmente quel dialogo tra passato e futuro che il palcoscenico del Carlo Felice, per ora, ha scelto di rimandare.

Di euterpe

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