Palermo – Una nuova stretta sulla sicurezza nel cuore della movida palermitana. In seguito al grave episodio di violenza che ha visto una donna di 33 anni, Valentina Peonio, ferita da un colpo di fucile nella notte tra sabato e domenica in piazza Nascè, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato d’urgenza in prefettura, ha deciso di istituire una quarta “zona rossa” a vigilanza rafforzata. Questa misura si aggiunge alle tre già attive in altre aree sensibili del centro cittadino.
L’AREA INTERESSATA E LE NUOVE MISURE
La nuova area sottoposta a controlli speciali comprende un quadrilatero nevralgico della vita notturna, circoscritto tra piazza Don Sturzo, via Turati, piazza Nascè e via Isidoro La Lumia. In questa zona, come già avviene per le altre, verranno intensificati i pattugliamenti e i controlli da parte delle forze dell’ordine. L’ordinanza prefettizia, adottata ai sensi dell’articolo 2 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, consentirà di inibire la presenza di persone già denunciate per reati violenti o attività illegali, al fine di prevenire condotte che minano la convivenza civile e generano insicurezza. La misura, inizialmente prevista per una durata di tre mesi, mira a ristabilire un clima di legalità e a garantire una fruizione serena degli spazi pubblici, soprattutto in vista delle imminenti festività.
IL FATTO SCATENANTE: SPARI TRA LA FOLLA IN PIENO CENTRO
La decisione di estendere le zone rosse è la diretta conseguenza del ferimento di Valentina Peonio, 33 anni, colpita da diversi pallini di un fucile da caccia mentre si trovava in piazza Nascè. La donna, ricoverata presso il Trauma Center dell’ospedale Villa Sofia, ha riportato ferite multiple ma le sue condizioni sono state definite stazionarie e non è in pericolo di vita. Le indagini della Squadra Mobile hanno portato in breve tempo all’identificazione e all’arresto del presunto responsabile, un giovane di 21 anni del quartiere Borgo Nuovo. Secondo una prima ricostruzione, il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre il giovane mostrava l’arma a una ragazza che era con lui in auto. Dopo lo sparo, si sarebbe avvicinato alla vittima per scusarsi, per poi darsi alla fuga. Lo stesso giovane ha poi indicato agli inquirenti dove aveva nascosto il fucile, che è stato recuperato.
UN CONTESTO DI VIOLENZA DILAGANTE
L’episodio di piazza Nascè non è un caso isolato, ma si inserisce in una preoccupante scia di violenza che ha macchiato la movida palermitana negli ultimi tempi. L’istituzione delle prime tre zone rosse era stata decisa lo scorso ottobre, dopo il brutale omicidio di Paolo Taormina, un giovane di 21 anni ucciso con un colpo di pistola davanti al pub gestito dalla sua famiglia. Quell’evento scosse profondamente la città, portando all’adozione di misure di sicurezza straordinarie nelle aree di:
- ZONA 1 – Teatro Massimo – Piazza Olivella
- ZONA 2 – Vucciria
- ZONA 3 – Maqueda – Stazione
Tuttavia, come sottolineato da alcuni osservatori e consiglieri comunali, il rischio è che queste misure non facciano altro che spostare il problema della violenza nelle aree immediatamente adiacenti, non sorvegliate. La stessa zona di via La Lumia e piazza Nascè era già stata teatro in passato di risse, sparatorie e persino di un omicidio avvenuto in una discoteca due anni fa, quando perse la vita l’ex calciatore ventiduenne Rosolino Celesia.
LE REAZIONI E IL DIBATTITO SULL’EFFICACIA DELLE ZONE ROSSE
Le reazioni all’istituzione della quarta zona rossa sono state diverse. Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso parere favorevole, sottolineando come i dati disponibili per le aree già monitorate indichino un calo dei reati e un generale apprezzamento da parte di cittadini e commercianti. “Qualsiasi misura volta a rafforzare la presenza e il controllo sul territorio merita sostegno“, ha dichiarato, pur ribadendo che la sicurezza è un processo che richiede un impegno costante e non esistono soluzioni assolute.
D’altra parte, non mancano le voci critiche. Alcuni esponenti politici e consiglieri di opposizione hanno evidenziato come le zone rosse possano rivelarsi uno strumento inefficace, che si limita a “redistribuire” la violenza anziché estirparla. Viene richiesta una strategia più ampia, che non si limiti alla repressione ma punti sulla prevenzione e su un maggiore presidio del territorio in tutte le sue “zone franche”. Si invoca un approccio più strutturale per affrontare un fenomeno che non può essere liquidato come semplice “mala movida”, ma che affonda le radici in un più profondo disagio sociale e criminale.
