Mosca torna a vivere nell’incubo del terrorismo. Nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, un’autobomba è esplosa nel sud della capitale, uccidendo due agenti della polizia stradale. L’attentato è avvenuto in via Yaseneva, un dettaglio inquietante che collega questo episodio a un altro grave fatto di sangue: appena due giorni prima, nella stessa strada, un ordigno aveva ucciso il tenente generale Fanil Sarvarov, un alto ufficiale dello Stato Maggiore russo. L’escalation di violenza nel cuore della Russia solleva interrogativi urgenti sulla sicurezza interna e sulle possibili ramificazioni del conflitto in Ucraina.
La dinamica dell’attentato e le vittime
L’esplosione si è verificata intorno all’una di notte, ora locale. Secondo le dichiarazioni ufficiali del Comitato Investigativo Russo, i due agenti di polizia si erano avvicinati a una persona sospetta che si trovava nei pressi della loro auto di pattuglia. Proprio in quel momento, un ordigno esplosivo è stato fatto detonare. Inizialmente trasportati in ospedale in condizioni gravissime, i due poliziotti sono deceduti poco dopo a causa delle ferite riportate. Anche il sospetto che stavano per fermare ha perso la vita nell’esplosione.
Le ricostruzioni della dinamica, tuttavia, presentano ancora delle incertezze e diverse versioni circolano sui media e sui social network. Una prima ipotesi suggerisce che uno o più attentatori abbiano lanciato un ordigno all’interno del veicolo della polizia attraverso un finestrino. Un’altra versione, invece, sostiene che la bomba fosse stata posizionata vicino o sotto l’auto e attivata a distanza nel momento in cui gli agenti si sono avvicinati o sono saliti a bordo. Alcuni testimoni oculari hanno riferito di aver udito almeno due distinte esplosioni e di aver visto due persone fuggire dalla scena subito dopo la deflagrazione.
Un’inquietante coincidenza: il legame con l’omicidio del Generale Sarvarov
Ciò che rende questo attentato particolarmente allarmante è la sua impressionante somiglianza con l’omicidio del generale Fanil Sarvarov, avvenuto il 22 dicembre. L’alto ufficiale, 56 anni, capo della Direzione per l’Addestramento operativo del ministero della Difesa, è stato ucciso dall’esplosione di un ordigno magnetico piazzato sotto la sua auto, una Kia Sorento, nello stesso quartiere. Sarvarov era una figura di spicco dell’apparato militare russo, con un passato in operazioni di combattimento in Cecenia e Siria e un ruolo attivo nell’invasione dell’Ucraina.
Le autorità investigative russe stanno valutando attentamente un possibile collegamento tra i due episodi. La scelta dello stesso luogo, a così breve distanza di tempo, difficilmente può essere considerata una coincidenza. Fa pensare a un’azione coordinata, un messaggio deliberato lanciato contro le forze di sicurezza e l’establishment militare russo. La Procura di Mosca ha aperto un’inchiesta su entrambi i casi, e tra le piste principali c’è quella che porta ai servizi segreti ucraini, anche se al momento non sono state presentate prove a sostegno di questa accusa.
Il contesto: la guerra arriva a Mosca
Questi attacchi si inseriscono in un contesto geopolitico di altissima tensione. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022, si sono verificati diversi attentati contro ufficiali militari e figure filo-Cremlino sia in Russia che nei territori occupati. Sebbene Kiev abbia rivendicato la responsabilità solo per alcuni di questi attacchi, la percezione è che il conflitto si stia spostando sempre più all’interno dei confini russi, in quella che viene definita una “guerra ombra”.
L’audacia di colpire nel cuore della capitale, a pochi passi da una stazione di polizia, segnala un’escalation e una sfida diretta al Cremlino. La guerra, che per lungo tempo è stata percepita dalla popolazione russa come un’operazione lontana, sta mostrando i suoi effetti più brutali anche a Mosca, minando il senso di sicurezza e stabilità che le autorità hanno sempre cercato di proiettare.
