Come una melodia che si leva alle prime luci del giorno per poi riverberare fino al crepuscolo, Napoli ha celebrato i suoi 2500 anni di storia in una giornata memorabile, un vero e proprio affresco vivente di arte e partecipazione. Nella data simbolica del 21 dicembre, la città ha reso omaggio alla sua fondazione come Neapolis con “Buon compleanno Neapolis”, una maratona culturale che ha tessuto insieme i fili della sua anima antica e del suo vibrante presente. L’evento, culmine di un programma di celebrazioni durato un intero anno, ha trasformato la città in un palcoscenico a cielo aperto, unendo cittadini, turisti e istituzioni in un abbraccio corale.
Il progetto, fortemente voluto dal sindaco Gaetano Manfredi, con il coordinamento dell’assessora al Turismo Teresa Armato e l’illuminata direzione artistica di Laura Valente, è stato concepito come un lungo viaggio attraverso le pratiche artistiche, le istituzioni culturali e le comunità territoriali che animano il tessuto urbano. Una visione che ha trovato la sua più alta espressione in una giornata che ha visto la cultura fluire liberamente, dall’alba al tramonto, nei luoghi più significativi della città.
L’alba a Capodimonte: un rito collettivo tra musica e natura
Le celebrazioni hanno avuto inizio quando il cielo era ancora tinto delle sfumature della notte. Centinaia di persone, tra cui cittadini, turisti prenotati e gli immancabili sportivi mattutini del parco, si sono radunate al Real Bosco di Capodimonte per assistere a un evento di rara suggestione: il concerto all’alba. Alle 7:00, con l’apertura di Porta Grande, ha preso il via un’esperienza immersiva che ha unito paesaggio e suono. L’ensemble vocale femminile Matriarcanto ha guidato il pubblico in un percorso sonoro verso il Belvedere, intonando un repertorio che spaziava dalle forme popolari alle espressioni più colte della tradizione musicale napoletana. Alle 7:23, il momento simbolico: lo sguardo rivolto al Vesuvio ha salutato il sorgere del sole, segnando la nascita di un nuovo giorno e, metaforicamente, la perenne rinascita della città. Un’esibizione applauditissima che ha creato un’atmosfera di festa collettiva, seguita da un conviviale momento di colazione.
Il dialogo tra Nord e Sud al Teatro San Ferdinando
Dalla quiete del Bosco, il cuore pulsante della cultura si è spostato nel tempio del teatro eduardiano. Il Teatro San Ferdinando è diventato la seconda tappa fondamentale della giornata, ospitando alle 11:30 l’inaugurazione della mostra “Frammenti di una vita per il teatro. Paolo Grassi e Eduardo De Filippo tra Sud e Nord”. Curata da Francesca Grassi, l’esposizione restituisce, attraverso un ricco apparato di fotografie, documenti, video e un carteggio inedito, il profondo dialogo umano e professionale tra due giganti del Novecento teatrale.
Da un lato Paolo Grassi, fondatore del primo Teatro Stabile italiano, simbolo di una visione istituzionale e organizzativa; dall’altro Eduardo De Filippo, anima della lingua popolare, della poesia e del legame viscerale con la sua città. La mostra, co-prodotta dalla Fondazione Paolo Grassi, dal Comune di Napoli – Napoli 2500 e da prestigiose istituzioni come il Teatro di Napoli e la Fondazione Eduardo De Filippo, esplora come il teatro diventi spazio politico e culturale, luogo di costruzione di un immaginario comune. L’evento ha richiamato un folto pubblico di appassionati e addetti ai lavori, impreziosito dalla performance dell’attore Antonello Cossia.
Una serata speciale a Capodimonte tra parola, danza e futuro
Al calar della sera, le celebrazioni sono tornate a concentrarsi nel suggestivo Salone delle Feste del Museo e Real Bosco di Capodimonte, grazie alla preziosa collaborazione con il direttore Eike Schmidt. La serata ha offerto due momenti di spettacolo di straordinaria intensità.
- “In nome della madre per NAPOLI2500”: la parola potente di Erri De Luca ha preso forma nella lettura scenica diretta da Gianluca Barbadori. L’intensa interpretazione di Galatea Ranzi ha dato voce a una Madonna laica e contemporanea, una figura femminile coraggiosa che incarna un messaggio universale di amore e speranza.
- “Napoli millenaria”: a seguire, la prima assoluta di una produzione originale firmata dal celebre coreografo e danzatore franco-turco Yaman Okur. Lo spettacolo ha intrecciato corpo, suono e immagine in una potente visione scenica, unendo la danza contemporanea al dj set Barock di Salvio Vassallo. Un momento particolarmente significativo è stata la partecipazione dei giovani rapper del laboratorio “La Costituzione siamo noi”, un progetto ideato da Laura Valente e curato da Francesco Di Leva, che ha visto la Costituzione italiana tradotta e interpretata in lingua napoletana. Un ponte ideale tra generazioni, tra la legge fondamentale dello Stato e l’anima più profonda della cultura locale.
Questa maratona culturale non è stata un evento isolato, ma il culmine di un percorso e l’inizio di un’eredità. Le celebrazioni per i 2500 anni di Napoli hanno dimostrato la capacità della città di essere un laboratorio culturale aperto, capace di connettere la sua memoria millenaria con i linguaggi del contemporaneo e le energie delle nuove generazioni, proiettandosi con consapevolezza verso il futuro.
