Un episodio che ha del surreale e che ha immediatamente acceso un vespaio di polemiche. A Sanremo, in un luogo di festa e spensieratezza come il luna park, le note di “Faccetta Nera”, tristemente nota canzone simbolo del ventennio fascista, sono risuonate dagli altoparlanti di una delle attrazioni. L’accaduto, documentato da un video diventato virale, ha suscitato un’ondata di sdegno e ha riaperto il dibattito sull’importanza della memoria storica e sulla necessità di non banalizzare i periodi più bui della storia italiana.

La denuncia e le reazioni immediate

A sollevare il caso è stato Paolo Luppi, un magistrato di Sanremo da poco in pensione e figlio di un capo partigiano, che ha pubblicato sui social un filmato in cui si sente chiaramente la canzone diffusa tra le giostre frequentate da famiglie e bambini. Le sue parole, cariche di indignazione, hanno immediatamente trovato eco: “Crescere, obbedire, combattere. E morire. Magari in Russia, insieme alla nuova Wehrmacht. Questo accadeva ieri, vergognosamente, al lunapark di Sanremo”.

La reazione del mondo politico e associativo locale non si è fatta attendere. L’associazione e lista civica “Generazione Sanremo”, guidata dal vicesindaco Fulvio Fellegara, ha espresso “forte indignazione” e ha condannato “senza ambiguità l’episodio”. Anche altre realtà come l’ANPI e Rifondazione Comunista hanno manifestato la loro ferma condanna, sottolineando come non si tratti di “solo canzonette”, ma di simboli carichi di un significato storico e politico ben preciso.

Le scuse dei gestori e la giustificazione dell’ “errore”

Di fronte al clamore mediatico, i gestori dell’attrazione hanno prontamente presentato le loro scuse, spiegando che la diffusione del brano sarebbe stata frutto di un errore. Secondo la loro versione, un giovane collaboratore, ignaro del significato della canzone, l’avrebbe inserita per sbaglio in una playlist musicale. I gestori hanno immediatamente provveduto a rimuovere il brano, prendendo le distanze dall’accaduto.

Un campanello d’allarme culturale

Al di là delle scuse, l’episodio di Sanremo, che segue un caso analogo avvenuto a Campobasso poche settimane prima, solleva interrogativi profondi. Come sottolineato da “Generazione Sanremo”, il fatto che un giovane possa diffondere, seppur inconsapevolmente, una canzone simbolo del fascismo “dimostra quanto sia fondamentale investire sull’educazione, sullo studio e sulla trasmissione della memoria storica”. L’accaduto evidenzia una potenziale lacuna nella consapevolezza storica delle nuove generazioni, un segnale che non può essere ignorato.

La vicenda del luna park diventa così metafora di una questione più ampia e delicata: la banalizzazione di simboli e ideologie che hanno segnato tragicamente il Novecento. La leggerezza con cui si è trattato un brano come “Faccetta Nera”, nato nel 1935 per sostenere la propaganda coloniale e imperialista del regime fascista, è un campanello d’allarme che richiama alla responsabilità collettiva. Le istituzioni, la scuola e la società civile sono chiamate a un impegno rinnovato per garantire che la memoria del passato rimanga un patrimonio vivo e condiviso, un antidoto contro il ripetersi degli errori e orrori della storia.

Di veritas

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