TORINO – Un nuovo fronte politico potrebbe delinearsi all’ombra della Mole in vista delle prossime elezioni amministrative. A lanciare il sasso nello stagno è il leader di Forza Italia e Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, che da Torino apre a una strategia inedita per il centrodestra: convergere su un candidato sindaco di estrazione civica, capace di allargare i confini della coalizione fino a includere il sostegno di Azione, il partito guidato da Carlo Calenda.
La proposta è stata avanzata a margine di un evento all’ospedale infantile Regina Margherita del capoluogo piemontese. In questa occasione, Tajani non ha usato mezzi termini per descrivere la complessità della sfida torinese. “Torino è una città che ha una forte rappresentanza di sinistra e dobbiamo prenderne atto”, ha ammesso il ministro degli Esteri, “ma vogliamo vincere puntando sulla qualità e cercando di allargare la coalizione”.
La Strategia dell’Allargamento: un Modello da Replicare
L’idea di un candidato “ponte”, slegato dalle logiche di partito e in grado di attrarre forze moderate, non è nuova nelle strategie di Forza Italia. Tajani stesso ha citato gli esempi di Milano e Roma, dove la scelta di profili civici si è rivelata una mossa per tentare di ampliare il consenso. “Io penso che come a Milano e come a Roma su un candidato civico si possa trovare anche il consenso di Azione”, ha dichiarato, evidenziando come, nonostante Azione sia all’opposizione a livello nazionale, esistano già proficue collaborazioni a livello locale, come in Basilicata, dove il partito di Calenda governa insieme a un presidente di Forza Italia.
Questa apertura rappresenta un chiaro segnale politico. Il centrodestra a Torino, reduce dalla sconfitta alle elezioni del 2021 che hanno portato all’elezione del sindaco di centrosinistra Stefano Lo Russo, cerca una formula per superare le proprie difficoltà in un contesto urbano tradizionalmente ostico. La scelta di puntare su un civico come Paolo Damilano nel 2021, pur non portando alla vittoria, è stata definita da Tajani “giusta” proprio perché andava nella direzione di “allargare i confini del centrodestra”.
Qualità e non Spartizione: la Ricerca del “Migliore Possibile”
Un punto fermo nel discorso di Tajani è il rifiuto di una logica spartitoria tra i partiti della coalizione. “Il candidato dovrà essere il migliore possibile e non il prodotto di una spartizione fra i partiti”, ha sottolineato con forza. Questo approccio mira a presentare agli elettori una figura credibile e competente, la cui legittimazione non derivi esclusivamente dagli equilibri interni alla coalizione, ma dalla sua capacità di interpretare le esigenze della città.
La proposta, definita da Tajani stesso come un’idea da lanciare e verificare, apre diversi scenari. Da un lato, potrebbe facilitare il dialogo con quell’elettorato moderato e liberale che a Torino rappresenta un bacino di voti significativo. Dall’altro, impone una riflessione interna al centrodestra, dove Fratelli d’Italia, primo partito della coalizione, potrebbe avere ambizioni diverse e puntare su un candidato più marcatamente politico e identitario.
Il Contesto Torinese e le Sfide Future
La città di Torino presenta un quadro politico complesso. Dopo la parentesi del Movimento 5 Stelle con Chiara Appendino (2016-2021), il centrosinistra ha riconquistato Palazzo Civico. Tuttavia, le dinamiche sono in continua evoluzione e il centrodestra, pur partendo da una posizione di svantaggio, intende giocare un ruolo da protagonista. La strategia di Tajani si inserisce in questo contesto, cercando di scardinare gli schemi tradizionali e di costruire un’alternativa di governo più ampia e trasversale.
L’apertura ad Azione non è casuale. Già in passato, esponenti locali del partito di Calenda avevano mostrato interesse per figure civiche del centrodestra, pur sottolineando la difficoltà di un’alleanza con le componenti più a destra della coalizione. La mossa di Tajani potrebbe quindi essere un tentativo di riaprire un dialogo, puntando su un programma e un candidato condivisi che mettano al centro i temi dello sviluppo economico, dell’innovazione e della gestione amministrativa, cari a entrambe le culture politiche.
Resta da vedere quale sarà la reazione degli altri alleati del centrodestra e dello stesso partito di Azione. La proposta è sul tavolo e le prossime settimane saranno decisive per capire se questa “apertura al centro” potrà trasformarsi in una concreta strategia elettorale per la conquista di Torino.
