ROMA – Svolta decisiva per le consultazioni elettorali del 2026. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che introduce “disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2026”, stabilendo una delle novità più rilevanti per il prossimo anno: il voto si svolgerà su due giornate. La decisione, presa durante la riunione a Palazzo Chigi, impatterà direttamente sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia, un appuntamento di grande peso nel dibattito politico e culturale del Paese.

Urne aperte domenica e lunedì per favorire l’affluenza

Con il nuovo provvedimento, il Governo mira ad “assicurare la massima partecipazione dei cittadini e l’efficienza della macchina amministrativa”. In concreto, per tutte le consultazioni previste nel 2026, inclusi il referendum sulla giustizia e le elezioni amministrative, le urne rimarranno aperte nella giornata di domenica, dalle ore 7:00 alle 23:00, e in quella di lunedì, dalle ore 7:00 alle 15:00. Questa estensione del tempo a disposizione per il voto, come spiegato in una nota di Palazzo Chigi, ha lo scopo di facilitare l’esercizio del diritto di voto, ridurre il rischio di assembramenti e code presso i seggi e garantire un lasso di tempo adeguato per l’afflusso degli elettori.

La modalità di voto su due giorni non è una novità assoluta, essendo stata già adottata in precedenti tornate elettorali, ma la sua applicazione al referendum costituzionale sulla giustizia assume un significato particolare, data la portata della riforma. L’obiettivo dichiarato è quello di incoraggiare una partecipazione più ampia possibile a una consultazione che non prevede un quorum di validità.

Il cuore del referendum: la riforma della giustizia

Il referendum del 2026 chiederà ai cittadini di approvare o respingere il testo di legge costituzionale che introduce modifiche sostanziali all’ordinamento giudiziario. I punti cardine della riforma, fortemente voluta dall’attuale maggioranza di governo, sono:

  • La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri).
  • L’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, modificando l’articolo 104 della Costituzione.
  • La creazione di un’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo con il compito di valutare e comminare sanzioni nei confronti dei magistrati.

La riforma non ha ottenuto in Parlamento la maggioranza qualificata dei due terzi, rendendo così possibile la richiesta di un referendum confermativo, come previsto dalla Costituzione. L’esito della consultazione sarà determinato dalla maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dal numero di votanti.

Non solo referendum: le altre novità del decreto

Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri non si limita alla sola estensione degli orari di voto. Il testo disciplina anche altre importanti materie per ottimizzare l’organizzazione delle tornate elettorali:

  1. Election Day: Vengono definite le modalità di accorpamento di diverse tipologie di consultazioni. Questa misura, nota come “election day”, è finalizzata a generare risparmi per la finanza pubblica e a limitare i disagi per le attività scolastiche, dato che molti istituti vengono utilizzati come sedi di seggio. Il 2026 vedrà infatti anche un importante turno di elezioni amministrative in circa 900 comuni, tra cui grandi città come Roma, Milano, Torino e Bologna.
  2. Indennità e spese: Il provvedimento aggiorna le indennità spettanti ai componenti degli uffici elettorali di sezione e regola le procedure per la ripartizione delle spese tra lo Stato e gli enti locali coinvolti.

Durante la stessa seduta, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera anche a un disegno di legge delega in materia di politiche per i giovani e per la revisione della normativa sul Servizio Civile Universale.

Il dibattito sulla data e le implicazioni politiche

Sebbene il decreto stabilisca le modalità di voto, la data esatta del referendum non è stata ancora fissata. Le indiscrezioni indicano che la consultazione potrebbe tenersi nella seconda metà di marzo 2026, ma la decisione finale è attesa in uno dei prossimi Consigli dei Ministri. La scelta della data non è priva di implicazioni politiche e ha già acceso il dibattito. Alcuni sondaggi suggeriscono un orientamento favorevole alla riforma, spingendo la maggioranza a voler “battere il ferro finché è caldo”. L’estensione del voto a due giorni è vista da molti come un tentativo di massimizzare i consensi e legittimare l’esito di una riforma considerata fondamentale dall’attuale esecutivo. L’approvazione del decreto rappresenta, in ogni caso, un passo formale e sostanziale verso uno degli appuntamenti elettorali più significativi dei prossimi anni, destinato a ridisegnare un pilastro fondamentale dell’architettura costituzionale italiana.

Di veritas

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