CITTÀ DI GAZA – Un abbraccio atteso un anno, un messaggio di speranza che risuona più forte del ronzio dei droni. Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, è tornato a Gaza, nel cuore della piccola ma tenace comunità cristiana della parrocchia della Sacra Famiglia. Una visita pastorale di tre giorni, iniziata il 19 dicembre 2025, che segna l’inizio delle celebrazioni natalizie in un contesto di devastazione e desiderio di rinascita. “Ricostruiremo tutto”, ha promesso solennemente il Cardinale, parole che non si riferiscono solo agli edifici ma, soprattutto, ai cuori di una comunità che ha dimostrato una fede e una resilienza esemplari.
Un Segnale di Speranza in una Terra Ferita
L’arrivo del Cardinale Pizzaballa, accompagnato dal Vicario Patriarcale Latino, Mons. William Shomali, e da una piccola delegazione, è stato accolto con canti natalizi e manifestazioni di gioia da parte dei circa 400 fedeli, cristiani e musulmani, che hanno trovato rifugio nel complesso parrocchiale. “Non potete immaginare quante chiese, gruppi, associazioni, persone da tutto il mondo si sono unite per farmi essere qui”, ha detto un emozionato Pizzaballa, sottolineando la solidarietà globale verso la comunità di Gaza. La sua visita non è solo un atto di vicinanza spirituale, ma anche un’importante missione per valutare le necessità sul campo, coordinare gli aiuti umanitari e pianificare la ricostruzione.
Il clima trovato dal Cardinale è molto cambiato rispetto ai mesi precedenti. “Non c’è più la guerra guerreggiata, anche se restano episodi di attacchi sporadici”, ha dichiarato in un’intervista. “Si percepisce chiaramente un desiderio di ripresa della vita, di ricominciare a vivere”. Tuttavia, le condizioni di vita per molti rimangono precarie, con persone che vivono ancora in tende, esposte al freddo e alle piogge violente che hanno sferzato la Striscia negli ultimi giorni.
La Promessa della Ricostruzione: Oltre le Macerie Fisiche
“Non possiamo dimenticare che cosa è successo e non lo dimenticheremo mai, ma ora dobbiamo andare avanti”, ha affermato con forza il Patriarca. La promessa di ricostruire non riguarda solo la scuola e le case, ma anche e soprattutto i “nostri cuori”. La parrocchia della Sacra Famiglia, l’unica chiesa cattolica nella Striscia di Gaza, è diventata un simbolo di resistenza e accoglienza. Nonostante i bombardamenti subiti, che a luglio avevano causato morti e feriti, la comunità, guidata dal parroco padre Gabriel Romanelli, ha faticosamente rimesso in piedi le attività, offrendo un barlume di normalità in mezzo al caos.
Durante la sua permanenza, il Cardinale ha amministrato i sacramenti, battezzando un neonato di nome Marco e celebrando sette Prime Comunioni, gesti che simboleggiano la continuità della vita e della fede. Ha inoltre visitato la vicina parrocchia greco-ortodossa di San Porfirio, anch’essa rifugio per molti sfollati, e ha incontrato i malati e i bambini, portando conforto e distribuendo dolci.
Il Contesto Diplomatico e l’Appello Umanitario
La visita del Cardinale Pizzaballa è stata resa possibile anche da un mutato contesto diplomatico. Un colloquio telefonico tra il presidente israeliano Isaac Herzog e Papa Leone, avvenuto in occasione dello scambio di auguri per le festività di Hanukkah e Natale, ha facilitato l’ingresso degli aiuti e del Patriarca stesso. Questo dialogo interreligioso, seppur fragile, rappresenta un canale fondamentale per affrontare la crisi umanitaria.
La situazione umanitaria resta, infatti, una priorità assoluta. Sebbene gli aiuti commerciali abbiano iniziato a entrare con maggiore regolarità, attenuando lo spettro della fame, l’accesso ai beni di prima necessità e alle cure mediche rimane critico. Il Patriarcato, insieme agli altri leader cristiani di Gerusalemme, ha lanciato un accorato appello alle autorità israeliane per concedere permessi di evacuazione a bambini di Gaza affetti da leucemia, che l’Augusta Victoria Hospital di Gerusalemme si è offerto di curare gratuitamente.
Il Cardinale stesso, in passato, ha definito la situazione a Gaza “moralmente inaccettabile”, sottolineando come gli aiuti umanitari siano “una questione di vita o di morte”. Un appello, questo, che si unisce a quello più volte ribadito da Papa Francesco per un cessate il fuoco immediato e per l’avvio di un dialogo sincero che porti a una pace giusta e duratura.
Una Comunità Radicata: “Qui Resteremo”
La visita si è conclusa con un messaggio potente e chiaro: “La nostra vita è qui, siamo radicati qui e resteremo”. Parole che riecheggiano la determinazione di una comunità che, nonostante le persecuzioni e le difficoltà che hanno drasticamente ridotto il numero dei cristiani nella regione, si rifiuta di abbandonare la propria terra. La presenza cristiana a Gaza, che affonda le sue radici nella storia stessa del cristianesimo, vuole essere un faro di speranza e un seme di riconciliazione.
Mentre i canti di Natale si diffondevano nel compound della parrocchia, spezzando per un pomeriggio la routine di sofferenza, la visita del Cardinale Pizzaballa ha riacceso una fiamma. Una fiamma di speranza nella ricostruzione non solo di muri, ma di una comunità intera, chiamata a essere testimone vivente di fede e resilienza per il mondo intero.
