La Corte d’Appello di Milano ha messo un punto fermo su una vicenda che si trascina da anni, confermando le condanne a quattro mesi di reclusione per tredici militanti di estrema destra. L’accusa è quella di manifestazione fascista per i saluti romani eseguiti durante il corteo del 29 aprile 2018, organizzato in memoria di Sergio Ramelli. La sentenza, emessa dalla quarta sezione penale presieduta da Vincenzo Tuninelli, accoglie in pieno la linea della Procura Generale, rappresentata dalla sostituta pg Olimpia Bossi, e si allinea a un’importante pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite del 2024.

Il Contesto: La Commemorazione di Sergio Ramelli

Per comprendere appieno la portata di questa decisione giudiziaria, è fondamentale ricordare il contesto in cui si inserisce. Ogni anno, il 29 aprile, a Milano si tiene una commemorazione per Sergio Ramelli, un giovane militante del Fronte della Gioventù brutalmente aggredito il 13 marzo 1975 da un gruppo di Avanguardia Operaia e morto dopo 47 giorni di agonia. Questo evento, che affonda le sue radici nei turbolenti “anni di piombo”, è da sempre oggetto di controversie e tensioni, attirando centinaia, a volte migliaia, di partecipanti da ambienti dell’estrema destra. Il corteo del 2018 vide la partecipazione di circa duemila persone e culminò, come da tradizione, in via Paladini, luogo dell’aggressione, con il rito della “chiamata del presente” e i saluti romani.

Le Motivazioni della Corte: Non “Mera Commemorazione”

Il cuore della sentenza d’appello risiede nella valutazione della natura della manifestazione. Secondo i giudici, non si è trattato di una “mera commemorazione”, come sostenuto dalle difese degli imputati. A pesare sulla decisione sono stati elementi specifici:

  • Il numero dei partecipanti: La presenza di centinaia di persone ha conferito all’evento una dimensione pubblica e di potenziale proselitismo.
  • Le modalità di svolgimento: Lo schieramento definito di “tipo paramilitare” è stato un fattore chiave. Questa organizzazione quasi militare, secondo la Corte, evoca un immaginario e una prassi incompatibili con l’ordinamento democratico.
  • Il significato del gesto: La matrice fascista del saluto romano è stata considerata un fatto accertato e inequivocabile.

La sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi, nella sua requisitoria, ha sottolineato come “queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale”. Una tesi pienamente accolta dalla Corte, che ha visto in quel raduno non un semplice atto di ricordo, ma un’azione potenzialmente eversiva.

L’Impatto della Sentenza della Cassazione a Sezioni Unite

La decisione dei giudici milanesi si fonda su un pilastro giuridico di fondamentale importanza: la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del gennaio 2024. Chiamata a dirimere un contrasto giurisprudenziale sulla punibilità del saluto romano, la Suprema Corte ha stabilito dei criteri precisi. Il braccio teso non è reato in sé, ma lo diventa quando, valutate tutte le circostanze, emerge un “concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista”, come previsto dalla Legge Scelba (n. 645 del 1952). Inoltre, può integrare anche il reato previsto dalla Legge Mancino (n. 205 del 1993) se ha l’obiettivo di incitare alla discriminazione e alla violenza.

Nel caso specifico del processo Ramelli, la Corte d’Appello ha ritenuto integrato il reato previsto dalla Legge Scelba, pur assolvendo gli imputati dall’accusa legata alla Legge Mancino, ovvero l’incitamento alla discriminazione razziale. La pg Bossi aveva chiarito che la Cassazione non ha “depenalizzato” il gesto, ma ha imposto ai giudici di merito una valutazione attenta del contesto per verificare la sussistenza del pericolo per l’ordine democratico. La Corte milanese ha concluso che le modalità del corteo del 2018 integravano proprio quel pericolo concreto.

Le Reazioni e il Futuro

La sentenza è stata accolta con soddisfazione dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), costituitasi parte civile nel processo. L’avvocato Federico Sinicato ha parlato di una decisione “coerente con l’orientamento della Cassazione, che vieta manifestazioni inneggianti al fascismo”. Di parere opposto la difesa, con l’avvocato Luca Procaccini che ha definito la condanna “inaspettata”, sostenendo la difficoltà di immaginare un concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista da una manifestazione che si ripete da cinquant’anni.

Tra i condannati figurano esponenti noti di diverse sigle dell’estrema destra, come Stefano Del Miglio, Gianluca Iannone e Duilio Canu, legati a realtà quali Lealtà e Azione, CasaPound e Forza Nuova. La vicenda giudiziaria, tuttavia, non è ancora conclusa. Resta infatti aperto un altro filone d’inchiesta relativo al corteo del 2019, per il quale la Procura ha impugnato 23 assoluzioni, e l’udienza d’appello è attesa nei prossimi mesi. Inoltre, anche le più recenti commemorazioni sono state oggetto di indagini da parte della Procura di Milano.

Questa sentenza, quindi, non solo chiude un capitolo giudiziario, ma stabilisce un precedente interpretativo rilevante per casi futuri, ribadendo che la libertà di manifestazione del pensiero trova un limite invalicabile nella difesa dei principi fondanti della Costituzione e dell’ordinamento democratico.

Di veritas

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