Roma – Un’approvazione a singhiozzo, segnata da tensioni notturne, retromarce e improvvisi cambi di rotta. L’iter della legge di bilancio si sta trasformando in un vero e proprio percorso a ostacoli per il governo Meloni, costretto a navigare a vista tra i veti incrociati della sua stessa maggioranza e gli attacchi delle opposizioni. Dopo una notte ad alta tensione che ha visto il ritiro di un maxi-emendamento cruciale, il centrodestra ha faticosamente ritrovato una parziale tregua, permettendo alla commissione Bilancio del Senato di riprendere i lavori e approvare una serie di misure significative. Ma la calma è durata poco: in serata, la necessità di un nuovo vertice a Palazzo Chigi e la presentazione di un ulteriore emendamento hanno fatto slittare ancora una volta il via libera definitivo, confermando l’immagine di un esecutivo in affanno nella gestione della sua manovra più importante.
Una notte di “follia” e la crisi sfiorata
La scintilla che ha quasi incendiato la maggioranza è scoccata su un pacchetto di norme relative alle pensioni, inserite in un maxi-emendamento per trovare coperture a nuovi aiuti alle imprese. Una stretta, in particolare sul riscatto della laurea e sulle finestre di uscita, che ha provocato l’immediata levata di scudi della Lega, contraria a toccare un tema così sensibile per il suo elettorato. Lo scontro ha raggiunto un punto tale da far parlare le opposizioni di “maggioranza rotta” e di un ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, “sfiduciato” dal suo stesso partito. “Ieri notte si è rotta la maggioranza”, ha attaccato la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre per il leader del M5s Giuseppe Conte si è trattato di una “notte di follia”. Per evitare la crisi, il governo è stato costretto a una precipitosa marcia indietro, ritirando l’emendamento e stralciando l’intero pacchetto previdenza.
Le misure approvate: tra bandiere e novità fiscali
Nel breve armistizio che ne è seguito, la commissione è riuscita comunque a dare il via libera a diverse novità di rilievo. Ecco le principali:
- Oro di Bankitalia: È passata la norma “bandiera”, rivendicata con orgoglio sia da Fratelli d’Italia che dalla Lega, che sancisce come le riserve auree “appartengono al Popolo Italiano”, pur nel rispetto dei trattati europei. Una misura dal forte valore simbolico, che ha ricevuto una sorta di via libera informale anche dalla BCE, dopo le rassicurazioni del governo.
- Affitti brevi: Viene allentata la stretta inizialmente prevista. La cedolare secca rimane al 21% per il primo immobile locato, sale al 26% per il secondo, mentre dal terzo scatta la presunzione di attività d’impresa.
- Tasse e imprese: Approvato l’iperammortamento per gli investimenti delle aziende. Via libera anche al raddoppio della Tobin tax sulle transazioni finanziarie (dallo 0,2% allo 0,4%) e a una nuova tassa di 2 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE.
- Scuole paritarie: Entra in manovra un voucher per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie e la possibilità per i Comuni di esentarle dall’IMU, misura fortemente contestata dalle opposizioni.
- Industria della difesa: Passa anche una norma per “rafforzare le capacità di produzione e commercio” del settore della difesa, autorizzando l’individuazione di aree e progetti per ampliare le capacità industriali belliche.
I nodi irrisolti e il nuovo colpo di scena
Nonostante i progressi, molti nodi cruciali sono rimasti irrisolti dopo il ritiro del primo maxi-emendamento. Misure fondamentali per le imprese, come Transizione 5.0, il fondo per il caro materiali e la Zes unica per il Sud, erano state stralciate. Stessa sorte per una parte consistente dei fondi destinati al Piano Casa, il cui finanziamento è stato drasticamente ridotto a soli 10 milioni per il 2026, scatenando l’ironia delle opposizioni. “Dieci milioni? Stiamo scherzando? Nemmeno il piano per le cucce dei cani…”, ha commentato il capogruppo Dem in commissione, Daniele Manca.
Per rimediare, e dopo un serrato vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, il governo ha annunciato un colpo di scena: la presentazione di un nuovo maxi-emendamento per reintrodurre le misure per le imprese, trovando nuove coperture finanziarie. Questo continuo “stop and go” ha però ulteriormente allungato i tempi, con la prospettiva di arrivare a un’approvazione definitiva a ridosso della vigilia di Natale.
Un iter che svela le fragilità politiche
Al di là dei singoli provvedimenti, l’iter di questa legge di bilancio sta mettendo a nudo le difficoltà politiche della coalizione di governo. Il braccio di ferro, in particolare tra la Lega e il Ministro dell’Economia Giorgetti (esponente dello stesso partito ma fautore di una linea più rigorista), evidenzia una tensione strutturale tra le esigenze di bilancio e le rivendicazioni identitarie dei partiti. Un “pasticcio” procedurale, come lo definiscono le opposizioni, che rischia di proiettare un’immagine di instabilità e di minare la fiducia di cittadini e mercati in un contesto economico globale già complesso.
