Roma – Notte di tensione e protesta al liceo classico Giulio Cesare, nel quartiere Trieste della Capitale, culminata con l’occupazione dell’edificio da parte degli studenti. L’azione di forza arriva come apice di settimane di indignazione e proteste scatenate dal ritrovamento, alla fine di novembre, di una cosiddetta “lista stupri” affissa nel bagno dei ragazzi. Questo gesto deplorevole ha innescato una profonda riflessione sulla cultura del rispetto e sulla sicurezza all’interno degli istituti scolastici, portando la Procura di Roma ad aprire un fascicolo d’indagine.

La “lista della vergogna” e l’apertura dell’inchiesta

Tutto ha avuto inizio il 27 novembre, a ridosso della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, quando su un muro dei servizi igienici maschili è comparsa una scritta a pennarello rosso con l’intestazione “lista stupri”, seguita da un elenco di nomi e cognomi di otto studentesse e uno studente. La scoperta ha immediatamente provocato uno shock e un’ondata di sdegno tra la comunità studentesca, le famiglie e il corpo docente. La gravità dell’accaduto ha spinto la Procura di Roma, in coordinamento con il Tribunale dei Minori, ad avviare un’inchiesta per il reato di istigazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale. Le indagini, affidate a Squadra Mobile e Digos, mirano a identificare i responsabili, vagliando anche l’ipotesi di una ritorsione legata alle recenti elezioni studentesche.

L’occupazione: “Indifferenza da parte della dirigenza”

L’occupazione, iniziata nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, è stata motivata dagli studenti come una risposta necessaria all’ “assenza di un confronto costruttivo e del perdurare di un atteggiamento di indifferenza da parte della dirigenza“. In un documento di rivendicazione, gli occupanti hanno spiegato che, a seguito del ritrovamento della lista, la comunità studentesca si era mobilitata organizzando un’assemblea straordinaria per sensibilizzare sul tema della violenza di genere. Durante l’incontro, erano state avanzate richieste concrete alla presidenza, come l’avvio di iniziative di formazione e confronto. Tuttavia, secondo gli studenti, le risposte della dirigenza sono state giudicate insufficienti, limitandosi all’attivazione di uno sportello psicologico con una frequenza ritenuta inadeguata per un istituto di oltre 1300 alunni. Gli studenti hanno inoltre criticato la gestione di progetti preesistenti, come “Pari e dispari”, accusando la dirigenza di superficialità e di agire più per finalità “propagandistiche” che per il reale bene della comunità scolastica.

La dirigente scolastica, Paola Senesi, ha respinto con fermezza le accuse, esprimendo “sconcerto” per le motivazioni addotte e sottolineando come la scuola sia da sempre impegnata in iniziative per promuovere la cultura del rispetto e contrastare ogni forma di violenza.

Nuova lista shock: nel mirino due professoresse

A gettare ulteriore benzina sul fuoco, un nuovo, inquietante episodio. Nella serata del 18 dicembre, mentre la scuola era ancora occupata, è comparsa una seconda “lista stupri”, questa volta nell’anticamera del primo piano. A essere prese di mira, in questo caso, sono state due professoresse. I rappresentanti degli studenti hanno denunciato il gesto come “deplorevole” e hanno sottolineato come la sua ripetizione sia la “prova evidente” che gli autori abbiano agito con piena consapevolezza, ignorando l’indignazione collettiva e il percorso di sensibilizzazione già avviato.

Un fenomeno che si allarga

Il caso del Giulio Cesare non sembra essere isolato. Nelle scorse settimane, una lista simile è comparsa anche nei bagni maschili del vicino liceo Carducci, suggerendo che il fenomeno possa essere più esteso e radicato. Questi episodi hanno acceso un dibattito nazionale sull’urgenza di implementare percorsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, come richiesto a gran voce dagli stessi studenti, e sulla necessità di affrontare in modo trasparente e non minimizzante la cultura della violenza di genere.

Mentre le forze dell’ordine proseguono le indagini per far luce sui responsabili di questi gravi atti, la comunità del liceo Giulio Cesare e l’opinione pubblica restano in attesa di risposte e di azioni concrete per garantire che la scuola torni a essere un luogo sicuro di crescita, confronto e rispetto per tutti.

Di veritas

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