Sydney si è fermata per un ultimo, commosso saluto. In un’atmosfera carica di dolore e incredulità, centinaia di persone, tra cui familiari, membri della comunità ebraica, cittadini e alte cariche politiche, si sono radunate nella sinagoga Chabad di Bondi per i funerali del rabbino Eli Schlanger. A 41 anni, padre di cinque figli, Schlanger è una delle 15 vittime del brutale attacco terroristico che ha insanguinato la spiaggia di Bondi Beach durante le celebrazioni pubbliche per la festa di Hanukkah.

La bara, avvolta in un semplice velluto nero, è entrata nella sinagoga, un luogo che di norma non ospita cerimonie funebri ma per cui è stata fatta un’eccezione in onore di un “grande leader del popolo ebraico”, come lo ha definito il suocero. All’interno e all’esterno dell’edificio, protetto da imponenti misure di sicurezza, la folla ha ascoltato in un silenzio carico di emozione le preghiere e i ricordi, trasmessi anche in streaming per raggiungere le migliaia di persone in lutto in tutto il mondo, inclusi i genitori del rabbino a Gerusalemme.

Chi era il rabbino Eli Schlanger

Nato a Londra, Eli Schlanger si era trasferito a Sydney 18 anni fa, diventando una figura centrale e amata all’interno della sua comunità. Assistente rabbino presso la Chabad of Bondi, era conosciuto per la sua dedizione instancabile e la sua capacità di connettersi con tutti. Oltre al suo ruolo nella sinagoga, lavorava come cappellano per i servizi correttivi del Nuovo Galles del Sud, visitando regolarmente i detenuti ebrei nelle carceri dello stato. Era l’anima organizzatrice dell’evento “Chanukkah by the Sea”, proprio la celebrazione della gioia e della luce durante la quale ha trovato la morte. Descritto come un uomo che in 41 anni ha realizzato ciò che altri non riescono a fare in una vita intera, era sempre alla ricerca di nuovi modi per aiutare il prossimo. Lascia la moglie e cinque figli, l’ultimo dei quali è un neonato di pochi mesi.

“È il nostro 7 ottobre”: il dolore di una comunità

Le parole più toccanti sono arrivate dal rabbino Yehoram Ulman, suocero di Schlanger, che con la voce rotta dal pianto ha dato voce al trauma collettivo. “La nostra comunità ha sofferto, è il nostro 7 ottobre. In proporzione, ecco cos’è”, ha dichiarato durante la cerimonia. Un paragone potente che lega la strage di Sydney al più grande attacco terroristico subito da Israele, sottolineando la percezione di un odio antisemita che ha colpito al cuore la comunità ebraica australiana. “Tante persone e tanti legami con questo posto, tanto dolore, tanta tragedia”, ha aggiunto, rivolgendo un pensiero anche ai feriti che ancora lottano per la vita in ospedale.

Durante la cerimonia, numerosi rabbini hanno letto preghiere sia in ebraico che in inglese, in un rito che ha unito tradizione e necessità di condividere il dolore in una lingua comprensibile a tutti i presenti, testimoniando la profonda ferita inferta a un’intera città.

L’attacco di Bondi Beach e le indagini

L’attentato è avvenuto domenica sera, durante la prima notte di Hanukkah, quando due uomini, identificati come padre e figlio, Sajid e Naveed Akram, hanno aperto il fuoco sulla folla riunita a Bondi Beach. Il bilancio è stato pesantissimo: 15 morti e decine di feriti. Tutte le vittime finora identificate erano di fede ebraica. L’attentatore più anziano è stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia, mentre il figlio 24enne, Naveed Akram, è stato gravemente ferito e arrestato. Quest’ultimo è stato ora formalmente incriminato per 59 reati, tra cui terrorismo e 15 capi d’accusa per omicidio. Le indagini hanno rivelato che l’attacco è stato ispirato dall’ISIS, come confermato dal ritrovamento di due bandiere artigianali dello Stato Islamico nell’auto di uno degli attentatori.

Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, ha definito l’attacco “un atto di pura malvagità” e di “violento antisemitismo”, promettendo un giro di vite sulle leggi relative al possesso di armi. La strage ha scosso profondamente l’Australia e ha suscitato condanne unanimi a livello internazionale, incluso un messaggio di cordoglio e vicinanza da parte di Papa Francesco.

Una città in lutto piange le sue vittime

Eli Schlanger è solo una delle vittime di questa follia omicida. Insieme a lui, la comunità piange la perdita di un altro rabbino, Yaakov Levitan, di 39 anni, e di altre persone le cui vite sono state spezzate, tra cui una bambina di 10 anni e una coppia di coniugi che ha eroicamente tentato di fermare gli assalitori. Mentre si celebrano i primi funerali, Sydney si stringe attorno alle famiglie colpite, in un lutto collettivo che segnerà per sempre la storia della città e dell’intera nazione.

Di atlante

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