ROMA – Un fulmine a ciel sereno, o forse una tempesta annunciata, si abbatte sulla maggioranza di governo. La proposta di legge numero 2692, presentata da Fratelli d’Italia per riformare la disciplina del condominio a 13 anni dall’ultima revisione, ha incontrato il muro della Lega. Fonti del Carroccio hanno liquidato il provvedimento con una nota lapidaria: la riforma “presenta evidenti criticità e non è condivisa dalla Lega”. Una presa di posizione netta che congela, di fatto, l’iter parlamentare del disegno di legge e apre un acceso dibattito politico su una materia che influenza la vita quotidiana di circa 45 milioni di cittadini.
LE CRITICITÀ AL CENTRO DELLO SCONTRO
Ma quali sono i punti della discordia che hanno portato alla bocciatura leghista? La proposta di legge, a prima firma della deputata di FdI Elisabetta Gardini, mira a una profonda revisione della gestione condominiale con l’obiettivo dichiarato di ridurre il contenzioso, aumentare la trasparenza e professionalizzare la figura dell’amministratore. Tuttavia, diverse novità contenute nei 17 articoli del testo hanno suscitato forti perplessità non solo nella Lega, ma anche in Forza Italia e tra le associazioni di categoria.
Il nodo più controverso riguarda senza dubbio la gestione dei condomini morosi. La riforma prevede che i fornitori, in caso di mancato pagamento, possano rivalersi non solo sugli inadempienti ma, in un secondo momento, direttamente sul conto corrente condominiale, e quindi su tutti i condomini, anche quelli in regola con le rate. Una misura pensata per tutelare i creditori ma che, secondo i critici, finirebbe per penalizzare ingiustamente i proprietari virtuosi. “A pagare non può essere chi non è moroso”, è il monito arrivato da Forza Italia, che si allinea di fatto alla posizione della Lega. Anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini, è intervenuto direttamente affermando: “Niente nuove norme e nuova burocrazia per i condomini e per gli inquilini che adempiono al loro dovere”.
AMMINISTRATORI “DOTTORI” E NUOVI OBBLIGHI
Un altro capitolo che ha generato un acceso dibattito è l’introduzione di requisiti più stringenti per gli amministratori di condominio. La proposta di legge impone il possesso di una laurea, anche triennale, in materie economiche, giuridiche o tecnico-scientifiche. L’intento è quello di archiviare la figura dell’amministratore “fai-da-te” per affidare la gestione a professionisti qualificati. A questo si aggiunge l’istituzione di un elenco nazionale degli amministratori e dei revisori contabili condominiali presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), al quale l’iscrizione diventerebbe obbligatoria per esercitare.
Se da un lato l’obiettivo di una maggiore professionalizzazione è condivisibile, dall’altro si teme un inevitabile aumento dei costi di gestione per i proprietari di casa. La riforma, infatti, introduce anche altre novità significative:
- Stop ai pagamenti in contanti: ogni transazione dovrà obbligatoriamente passare dal conto corrente condominiale per garantire la massima tracciabilità.
- Revisore contabile obbligatorio: nei condomini con più di 20 partecipanti, diventa obbligatoria la nomina di un revisore dei conti, terzo e indipendente.
- Certificazione annuale della sicurezza: si prevede l’obbligo di far verificare e certificare annualmente la sicurezza delle parti comuni da parte di soggetti qualificati.
LA REAZIONE POLITICA E IL FUTURO DELLA RIFORMA
Di fronte allo stop della Lega, anche Fratelli d’Italia ha dovuto fare un passo indietro. Il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, ha sottolineato la necessità di un “confronto tra tutti i soggetti interessati in grado di costruire una posizione di buon senso a tutela della casa degli italiani”, ammettendo che senza un accordo condiviso la proposta “non potrà proseguire il suo iter”. La frenata di FdI apre ora a uno scenario di revisione o, addirittura, di riscrittura del testo. Anche Forza Italia ha annunciato la presentazione di una propria proposta di riforma a gennaio, segnalando come il tema sia considerato centrale per l’intera maggioranza.
Nel frattempo, anche le associazioni dei consumatori, come Assoutenti, hanno espresso forti critiche, definendo la misura sui morosi “sbagliata” e con “profili di forte criticità costituzionale”, in quanto violerebbe il principio della responsabilità personale. Le stesse associazioni degli amministratori di condominio, pur apprezzando l’iniziativa, avevano chiesto un confronto preventivo per evitare “norme calate dall’alto” e contribuire a un testo “equilibrato e realmente applicabile”. La palla torna ora al Parlamento, con la sfida di trovare una sintesi che sappia modernizzare un settore cruciale per il Paese senza gravare ulteriormente sui cittadini.
