Un Ritorno alle Origini per Celebrare il Futuro
Roma, Casa Dante – L’atmosfera è carica di un’elettricità palpabile, quella che si respira quando il passato glorioso del cinema italiano incontra il suo promettente futuro. La quarantesima edizione del Premio Franco Solinas, un’istituzione che da decenni funge da vivaio per i talenti della scrittura cinematografica, ha celebrato il suo anniversario con un ospite d’eccezione: il premio Oscar Paolo Sorrentino. Un ritorno, il suo, che non è solo una celebrazione, ma la chiusura di un cerchio simbolico. Fu proprio dal palco del Solinas, nel 1991, che la sua carriera prese il volo con la sceneggiatura de “L’uomo in più”, un’opera che già conteneva in nuce la poetica e lo stile che lo avrebbero reso celebre a livello mondiale.
“Tutto questo mi riporta alla gioventù e preferisco non pensarci e pensare piuttosto al futuro”, ha esordito con la sua consueta ironia Sorrentino, rivolgendosi a una platea di giovani autori carichi di speranze. Un modo per esorcizzare la nostalgia e, al contempo, per puntare i riflettori su chi, oggi come lui allora, si affaccia a un mondo complesso ma affascinante.
I Vincitori del 2025: la Campania fucina di storie
Il verdetto della giuria – composta da nomi di spicco come Giulia Calenda, Edoardo De Angelis, Nicola Giuliano, Susanna Nicchiarelli, Laura Paolucci, Federico Pedroni e Federico Pontiggia – ha decretato un ex aequo per il prestigioso Premio Internazionale Franco Solinas 2025 alla migliore sceneggiatura, del valore di 9.000 euro. A dividersi l’onore sono state due opere potenti e originali, curiosamente entrambe partorite da talenti campani, a conferma della straordinaria vitalità narrativa di quella terra.
- ‘Furore’ di Paoli De Luca e Federico Amenta.
- ‘Il vulcano non erutta mai davvero’ di Raffaele Iaccarino e Vittorio Perrucci.
Visibilmente emozionata, Paoli De Luca ha espresso la gratitudine della sua generazione verso il maestro: “C’è tanto del tuo cinema in queste storie e nei nostri cuori, sei una specie di mito e il premio è uno sprono ad andare avanti”. Un’affermazione che ha innescato una bonaria schermaglia con Sorrentino, il quale ha prontamente corretto: “Non si dice sprono ma sprone”, un piccolo vezzo da purista della lingua che ha strappato un sorriso alla platea.
Analisi delle Opere Premiate: tra formazione e sopravvivenza
Le motivazioni della giuria offrono uno spaccato affascinante delle due sceneggiature, rivelando due approcci narrativi diversi ma ugualmente potenti.
Per ‘Furore’, la giuria ha lodato una scrittura definita “vivida e spirituale”, capace di plasmare una protagonista femminile “vitale, energica, elettrica”. L’opera si configura come una variante dei classici racconti di formazione, un’esplorazione dell’inquieta giovinezza che conserva “il mistero, il dolore e la gioia di un’età in continuo movimento”. A ‘Furore’ è stata inoltre assegnata la Borsa di Studio Claudia Sbarigia di 1.000 euro, un ulteriore riconoscimento al talento nel delineare personaggi e universi femminili complessi.
Dall’altra parte, ‘Il vulcano non erutta mai davvero’ è stato premiato per la sua capacità di fondere generi apparentemente distanti: il survival movie e il crime. La storia segue le peripezie di Alfonso Cerullo, un “mariuolo” che, in una Napoli apocalittica in via di evacuazione, si muove “in direzione ostinata e contraria per salvarsi la pelle”. Il protagonista è descritto come un personaggio indimenticabile, “vinto e repellente, soprattutto sopravvivente”. La sceneggiatura è un ibrido audace che mescola neo-noir, commedia all’italiana e dramedy camorrista, esaltando il cinema come “dispositivo di senso, artificio narrativo e beneficio d’invenzione”.
Sorrentino: uno sguardo sul passato, una rotta verso il futuro
Interrogato sulle differenze tra la sua generazione e quella attuale, Sorrentino ha offerto una riflessione lucida: “I problemi mi sembrano sempre gli stessi, purtroppo. Forse loro hanno più consapevolezza delle criticità se penso a come ero io in quegli anni, forse più ingenuo, ma certo le cose non sono mai state facili”. Un messaggio di realismo, ma anche di incoraggiamento.
Il regista ha anche condiviso un aneddoto prezioso sulla sua vittoria nel 1991, ricordando la “battaglia” in giuria e il ruolo decisivo del grande sceneggiatore Leo Benvenuti, che si impuntò per premiare “L’uomo in più”. Un ricordo che sottolinea come il percorso verso il successo sia spesso lastricato di sfide e incontri fortunati.
La serata è stata anche l’occasione per uno scambio di battute con Annamaria Granatello, presidente e direttrice del Premio Solinas, che ha rivelato l’esistenza di vecchi “bozzetti” scritti da un giovane Sorrentino. “No, no, che restino dove sono!”, ha scherzato il regista, prima di ricevere il premio speciale per il quarantennale. Alla provocazione della Granatello, “Puoi ripartire da qui”, la risposta è stata lapidaria e densa di significato: “Non devo ripartire, devo solo arrivare a destinazione”. Una destinazione che, per il pubblico, ha una data precisa: il 15 gennaio, quando uscirà nelle sale con PiperFilm il suo attesissimo nuovo film, ‘La Grazia’, con Toni Servillo e Anna Ferzetti.
Il Premio Solinas chiude così la sua quarantesima edizione, riconfermandosi non solo come un trampolino di lancio, ma come un ecosistema essenziale per la salute e l’evoluzione del cinema italiano, un luogo dove le storie trovano la loro prima, fondamentale voce.
