PRATO – La tensione sociale nel distretto pratese ha raggiunto un nuovo, drammatico, punto di rottura. Nella serata di domenica 14 dicembre, intorno alle 21:30, un presidio sindacale pacifico organizzato dal sindacato Sudd Cobas davanti al ristorante cinese “Scintilla”, in via Galcianese, è stato teatro di una violenta aggressione. Sei persone, tra lavoratori in sciopero e rappresentanti sindacali, sono rimaste ferite e hanno necessitato di cure ospedaliere. Due di loro, un sindacalista e un delegato di fabbrica, hanno riportato le lesioni più gravi, essendo stati colpiti alla testa con bottiglie di vetro.

La Dinamica dell’Aggressione e l’Avvio delle Indagini

Secondo le prime ricostruzioni, supportate dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, la violenza sarebbe esplosa al culmine di un alterco. Un cliente del ristorante avrebbe tentato di trascinare con forza all’interno del locale un lavoratore pakistano che partecipava al presidio. La reazione degli altri manifestanti, intervenuti per difendere il collega, avrebbe scatenato una rissa durata circa sette minuti. A quel punto, anche i titolari del ristorante sarebbero usciti, partecipando all’aggressione. La Procura di Prato ha immediatamente aperto un fascicolo d’inchiesta per lesioni personali aggravate a carico di tutte le persone coinvolte, sia manifestanti che personale del ristorante, e sta valutando anche l’ipotesi di reato di sfruttamento del lavoro.

Il Contesto: Sfruttamento e Diritti Negati

L’aggressione non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un contesto di lotte sindacali sempre più accese. Il presidio davanti al ristorante “Scintilla” era in corso da circa dieci giorni. I lavoratori, in prevalenza di origine pakistana e bengalese, protestavano contro condizioni di lavoro definite “massacranti”: turni di 12 ore al giorno, sette giorni su sette, spesso con contratti irregolari o “in nero”. Questa vertenza segna un’importante novità nel panorama delle lotte pratesi: la sindacalizzazione sta infatti raggiungendo il settore della ristorazione, finora considerato quasi impermeabile all’organizzazione dei lavoratori. Come sottolineato dal Sudd Cobas, “il solito copione di diritti negati che dal distretto moda sconfina anche nelle cucine e nelle sale dei ristoranti”.

Questo episodio rappresenta la quarta aggressione a presidi sindacali da settembre, la terza nell’ultimo mese, a testimonianza di un’escalation di violenza preoccupante. Le lotte portate avanti dal sindacato negli ultimi tempi avevano condotto a prime vittorie e alla firma di accordi, successi che, evidentemente, hanno inasprito la reazione di chi si oppone al rispetto dei diritti dei lavoratori.

La Risposta: Solidarietà e Appello alle Istituzioni

La reazione alla violenza è stata immediata e potente. Subito dopo l’aggressione, nonostante l’ora tarda, oltre cento operai della zona si sono radunati davanti al ristorante in un commovente gesto di solidarietà. Il sindacato Sudd Cobas ha indetto per il giorno successivo un nuovo presidio sullo stesso luogo, per riaffermare il diritto allo sciopero e alla protesta pacifica.

La condanna dell’accaduto è stata unanime. Daniele Gioffredi, segretario generale della CGIL Pistoia Prato, ha definito le continue aggressioni “preoccupanti” e “intollerabili”, sottolineando come sfruttamento e lavoro nero non possano più avere cittadinanza. Anche il mondo politico ha fatto sentire la sua voce, con il deputato Marco Furfaro (PD) che ha espresso piena solidarietà ai feriti, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto e che le istituzioni locali prendano una posizione netta. L’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Prato ha parlato di una “patologia endemica che affligge il sistema produttivo di Prato”, invitando l’intera città a un’assunzione di responsabilità collettiva per superare un modello basato sull’illegalità e lo sfruttamento.

Il sindacato ha inoltre lanciato un appello diretto al Questore, invocando l’applicazione dell’articolo 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), che consente la sospensione dell’attività di un locale per motivi di sicurezza pubblica. “Le istituzioni devono affermare con i fatti che la sicurezza di chi rivendica diritti conta”, conclude la nota del Sudd Cobas, ribadendo che “nessun tentativo di intimidazione sarà tollerato”.

Di veritas

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