Un’affermazione potenzialmente dirompente, attribuita alla Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, sta scuotendo i corridoi di Bruxelles alla vigilia di un vertice cruciale dei leader dell’Unione. Secondo una fonte diplomatica dell’UE, Lagarde avrebbe ipotizzato che la stessa procedura d’emergenza utilizzata per immobilizzare a tempo indeterminato gli asset russi, ovvero l’Articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), potrebbe essere applicata anche per l’emissione di debito comune. Una mossa che permetterebbe di aggirare il veto dell’Ungheria di Viktor Orbán, da sempre contraria a questa opzione, e sbloccare così ingenti risorse per il sostegno all’Ucraina.
Il Contesto: Asset Russi e il Veto Ungherese
Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha congelato circa 210 miliardi di euro di asset della Banca Centrale Russa, la maggior parte dei quali si trova in Belgio presso la società finanziaria Euroclear. L’idea sul tavolo è quella di utilizzare questi fondi, o più precisamente i profitti da essi generati, come garanzia per un prestito a favore di Kiev, che necessita disperatamente di finanziamenti per sostenere lo sforzo bellico e la stabilità economica del paese. Senza questi aiuti, l’Ucraina rischierebbe di esaurire le risorse entro la metà del 2026.
Tuttavia, il percorso è irto di ostacoli. Da un lato, ci sono complesse questioni legali e i timori di alcuni Stati membri, come il Belgio, preoccupati per le possibili ritorsioni legali e finanziarie da parte di Mosca. Dall’altro, l’alternativa di finanziare l’Ucraina attraverso l’emissione di nuovo debito comune europeo si scontra con la ferma opposizione dell’Ungheria, il cui governo ha già annunciato il proprio veto, bloccando di fatto una decisione che richiede l’unanimità.
L’Articolo 122: La “Clausola d’Emergenza”
È in questo scenario di stallo che si inserisce la presunta riflessione di Christine Lagarde. L’Articolo 122 del TFUE è una sorta di “clausola d’emergenza” che consente al Consiglio dell’UE di decidere a maggioranza qualificata, e non all’unanimità, in determinate situazioni critiche. Specificamente, può essere invocato “qualora sorgano gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti” o in caso di “circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo” che minacciano uno Stato membro.
Recentemente, la Commissione Europea ha fatto ricorso a questo articolo per rendere permanente il congelamento degli asset russi, superando proprio la necessità di un rinnovo semestrale unanime e aggirando così potenziali veti. Il ragionamento attribuito a Lagarde, avvocato d’affari di formazione prima di intraprendere la carriera politica, è tanto semplice quanto audace: se l’articolo è stato considerato una base giuridica valida per una decisione così significativa come il blocco degli asset, perché non potrebbe esserlo anche per l’emissione di debito in una situazione di emergenza come la guerra in Ucraina?
Le Reazioni e le Implicazioni Future
La notizia, sebbene non confermata ufficialmente e anzi smentita da alcune fonti UE che negano sia un’opzione sul tavolo, ha immediatamente acceso il dibattito. L’idea di utilizzare la maggioranza qualificata per decisioni che toccano il bilancio dell’Unione è considerata un tabù da molti Stati membri, soprattutto dai cosiddetti “frugali”, tradizionalmente contrari a forme di mutualizzazione del debito. Tuttavia, la pressione per trovare una soluzione per l’Ucraina è enorme e l’ipotesi di Lagarde potrebbe rappresentare un cambio di paradigma.
“Si tratta di inviare un chiaro segnale alla Russia: useremo i mezzi a nostra disposizione per porre fine a questa guerra il più rapidamente possibile”, ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sottolineando l’urgenza di una decisione. D’altro canto, paesi come Italia, Bulgaria e Malta, pur avendo votato a favore del blocco permanente degli asset russi, hanno espresso perplessità e chiesto di esplorare opzioni alternative meno rischiose.
Il vertice dei leader europei si preannuncia quindi estremamente delicato e complesso. La discussione non verterà solo sul sostegno a Kiev, ma toccherà le fondamenta stesse della solidarietà e dei meccanismi decisionali dell’Unione Europea. La proposta implicita di Lagarde, seppur non ufficiale, ha il merito di forzare una riflessione profonda: di fronte a crisi epocali, l’UE è pronta a superare i propri tabù e a dotarsi di strumenti più agili ed efficaci, anche a costo di lasciare indietro chi, come l’Ungheria di Orbán, si oppone a una maggiore integrazione?
La risposta a questa domanda non solo determinerà il futuro del sostegno europeo all’Ucraina, ma potrebbe segnare un punto di svolta irreversibile nel processo di costruzione politica ed economica del continente.
