Providence, Rhode Island – Colpo di scena nelle indagini sulla sanguinosa sparatoria che ha sconvolto il prestigioso campus della Brown University. La persona arrestata domenica mattina, identificata come un ex militare con disturbi psichici, è stata rilasciata. A confermarlo sono stati funzionari statunitensi, tra cui il sindaco di Providence, Brett Smiley, che in una dichiarazione ha annunciato l’imminente liberazione del sospettato. La caccia all’uomo che sabato ha aperto il fuoco, uccidendo due studenti e ferendone altri nove, riparte dunque da capo, gettando nuovamente un’ombra di ansia e paura sulla comunità locale.
Una svolta inattesa nelle indagini
La decisione di rilasciare il sospettato è stata motivata dal Procuratore Generale del Rhode Island, Peter Neronha, il quale ha dichiarato ai giornalisti: “Penso che sia giusto dire che non ci sono basi per considerarlo una persona di interesse”. Ha poi aggiunto che le prove raccolte finora “puntano in un’altra direzione”, senza però rivelare ulteriori dettagli per non compromettere l’indagine in corso. “Abbiamo un assassino in giro, non riveleremo i nostri piani”, ha concluso Neronha, sottolineando la delicatezza della situazione. L’uomo, fermato in un hotel a Coventry, a circa trenta chilometri dal campus, era stato trovato in possesso di due armi. Tuttavia, dopo un lungo interrogatorio e le prime verifiche, gli inquirenti hanno concluso che non fosse lui il responsabile dell’attacco.
La dinamica della tragedia
La sparatoria è avvenuta nel pomeriggio di sabato, in un momento di grande affollamento nel campus per via degli esami finali del semestre. L’assalitore ha fatto irruzione nell’edificio Barus & Holley, una struttura di sette piani che ospita le facoltà di Ingegneria e Fisica. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo armato è entrato in un’aula al primo piano dove si stava tenendo una sessione di ripasso per l’esame di “Principi di economia” e ha iniziato a sparare contro gli studenti presenti, per poi darsi alla fuga. Il bilancio è tragico: due studenti hanno perso la vita e altri nove sono rimasti feriti, alcuni in condizioni critiche. L’ateneo ha immediatamente diramato un’allerta, invitando tutti a mettersi al sicuro, mentre il campus piombava nel caos e nel terrore.
Il profilo del killer e la caccia all’uomo
Con il rilascio del primo sospettato, le forze dell’ordine, circa 400 uomini mobilitati per le ricerche, si trovano a un punto di svolta. L’identità dell’autore della strage resta sconosciuta. Gli investigatori stanno analizzando attentamente le immagini delle telecamere di sorveglianza. La polizia ha diffuso un breve video di 10 secondi che mostra un uomo, ripreso di spalle, vestito di nero, che cammina a passo svelto lungo una strada deserta dopo la sparatoria. Si tratta dell’unico indizio visivo al momento disponibile, un elemento cruciale per dare un volto e un nome al killer. La comunità della Brown University e l’intera città di Providence vivono ore di angoscia, nella speranza che il responsabile di questo gesto insensato venga assicurato al più presto alla giustizia.
Un dramma che riaccende il dibattito sulle armi
Questa ennesima strage in un luogo di istruzione riapre dolorosamente il dibattito sulla diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti. L’attacco alla Brown University si aggiunge a una lunga e tragica lista di sparatorie avvenute in scuole e campus universitari in tutto il paese, sollevando ancora una volta interrogativi urgenti sulla necessità di una legislazione più stringente in materia. Mentre una comunità piange i suoi giovani, l’America si interroga, ancora una volta, su come fermare questa inarrestabile spirale di violenza.
