Una presa di posizione netta, che suona quasi come un manifesto politico. Durante il tradizionale scambio di auguri con l’Associazione della Stampa Parlamentare, il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha tracciato una linea chiara su alcuni dei temi più caldi dell’agenda politica nazionale e internazionale, marcando una distanza evidente dalla narrazione del suo leader di partito, Matteo Salvini. Dalla guerra in Ucraina al Medio Oriente, passando per le riforme interne, le parole della terza carica dello Stato delineano un profilo istituzionale e riflessivo, a tratti in contrapposizione con la linea più assertiva del segretario della Lega.
Il “Fallimento Totale” della Russia in Ucraina
Il passaggio più significativo e dirompente dell’intervento di Fontana ha riguardato il conflitto ucraino. Mentre recenti dichiarazioni di Matteo Salvini, che evocavano l’impossibilità di piegare Mosca citando i fallimenti di Hitler e Napoleone, venivano rilanciate con favore dalla propaganda del Cremlino, il Presidente della Camera ha offerto un’analisi diametralmente opposta. “Io vedo la Russia come un paese che ha fallito completamente questa guerra”, ha dichiarato Fontana, definendo l’invasione un “boomerang straordinario” per Mosca stessa.
Con lucidità, ha smontato il mito della superpotenza russa: “Questa grande potenza che noi pensavamo ci fosse prima della guerra del 2022, in realtà non c’è”. Pur ammettendo una possibile “vittoria tattica” con la conquista di circa il 20% del territorio ucraino, Fontana ha sottolineato la sconfitta strategica di Putin. “I russi stessi pensavano in pochi giorni di poter cambiare il governo a Kiev”, ha ricordato, “invece in 4 anni hanno conquistato circa un 20% soltanto del territorio ucraino, neppure tutto quello del Donbass”. Questa analisi, basata sui fatti e sui mancati obiettivi di Mosca, rappresenta una valutazione strategica che colloca Fontana su una posizione atlantista ed europeista molto più definita rispetto alle ambiguità del suo partito. Per questo, si è detto “un po’ più fiducioso” sulla possibilità di raggiungere la pace, sostenendo che ormai anche alla Russia “conviene raggiungere la pace il prima possibile”.
Apertura sulla Palestina e Cautela sull’Europa
Anche in politica estera mediorientale, Fontana ha espresso una posizione articolata, dichiarandosi favorevole “al riconoscimento dello Stato palestinese”. Tuttavia, ha posto due condizioni imprescindibili: la necessità di avere “interlocutori credibili” come Abu Mazen, e non entità “affiliate a forme di terrorismo”, e l’inserimento di tale riconoscimento all’interno di un quadro di solide garanzie internazionali.
Sulle questioni europee, il Presidente della Camera ha mostrato maggiore cautela. Ha definito “molto complicato se non impossibile” il percorso verso un esercito e una politica estera comuni, auspicando piuttosto una “maggiore cooperazione” tra gli Stati membri. Riguardo ai rapporti con gli Stati Uniti sotto una possibile nuova presidenza Trump, Fontana non prevede un disimpegno americano dall’Europa, ma piuttosto una richiesta di “maggiori responsabilità” al Vecchio Continente, in particolare sul fronte delle spese militari.
Politica Interna: Riforme, Giustizia e Legge Elettorale
Sul fronte interno, l’agenda di Fontana è stata altrettanto densa. Ha gelato le speranze di chi vorrebbe modificare l’attuale sistema di voto con una battuta scaramantica: “Eviterei, perché a chi l’ha cambiata non mi sembra che sia andata particolarmente bene…”. Ha poi fornito una tempistica per la riforma del premierato, prevedendone l’approdo in Aula a inizio 2026.
Il tema che ha innescato la polemica politica più accesa è stato però quello della giustizia. Fontana ha applaudito al futuro referendum sulla separazione delle carriere, previsto “a marzo”, definendolo un “fondamentale strumento di democrazia”. Ha inoltre sottolineato come sarebbe “sbagliato” interpretare l’esito del voto come un giudizio a favore o contro il governo Meloni, ma piuttosto come una scelta sulla riforma stessa.
L’indicazione del mese di marzo come data per la consultazione ha immediatamente provocato la dura reazione del Partito Democratico. La responsabile giustizia del PD, Debora Serracchiani, ha definito le parole di Fontana “gravi e improprie”, accusando il governo di “interventismo” per forzare un’anticipazione della data. A stretto giro è arrivata la replica del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (Forza Italia), che ha gettato acqua sul fuoco, precisando che il presidente “si è limitato a riportare un’ipotesi” e che la collega del PD “ha frainteso”.
Infine, Fontana ha toccato il tema delle regole parlamentari, auspicando una riforma del regolamento di Montecitorio che introduca alternative all’eccesso di decretazione d’urgenza, come il “voto a data certa”. Un ultimo auspicio è stato riservato al futuro del gruppo editoriale Gedi, con la speranza che “i quotidiani italiani, specie di tradizione importante, possano rimanere in Italia”.
