ROMA – Un velo di tristezza e lutto ha avvolto la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, spegnendo l’entusiasmo per quella che doveva essere una giornata di festa e agonismo. La seconda edizione dei “Giochi della Speranza”, la piccola olimpiade promossa per offrire un momento di sollievo e crescita personale alle detenute, è stata rinviata a data da destinarsi. Una decisione sofferta ma necessaria, presa in seguito alla tragica morte di una detenuta di 59 anni, avvenuta nella notte all’interno dell’istituto.

L’evento, atteso con grande trepidazione, si è così trasformato in un momento di raccoglimento. I partecipanti, anziché ritrovarsi sui campi da gioco, si sono riuniti questa mattina davanti alla struttura penitenziaria per osservare un minuto di silenzio, un gesto di rispetto e vicinanza alla donna scomparsa e ai suoi familiari.

Le parole del Presidente Pasquini: “Un giorno di lutto, non di gioia”

A farsi portavoce del sentimento comune è stato Daniele Pasquini, Presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, ente promotore dell’iniziativa insieme al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e alla rete di magistrati “Sport e Legalità”. “Vi ringrazio di essere rimasti in tanti, è un modo per onorare la memoria di questa detenuta. È importante ritrovarci per un minuto di raccoglimento e, per chi crede, di preghiera”, ha dichiarato Pasquini con la voce rotta dall’emozione.

Il Presidente ha sottolineato la difficoltà del momento, ma ha anche ribadito con forza la volontà di non abbandonare il progetto: “Mi rendo conto di quanto possa essere difficile tenere accesa la speranza in un momento del genere, ma resta la convinzione di voler riproporre questa iniziativa che voleva essere un momento di sollievo, di relazione, rieducazione e crescita personale per le detenute. Una giornata di normalità. Dopo quello che è successo oggi possiamo renderci conto di quanto ci sia bisogno di un po’ di normalità”. La sua conclusione è stata netta e carica di significato: “Oggi è stato giusto rimandare, questo è un giorno di lutto e non di gioia, ma rimanderemo questo evento a un’altra occasione perché ‘I Giochi della Speranza’ devono continuare a esistere”.

Indagini in corso e il dramma del sovraffollamento

Sulle circostanze del decesso della donna, cittadina italiana di 59 anni, sta indagando la Polizia Penitenziaria. Le cause non sono ancora state chiarite e si attende l’esito dell’autopsia per avere maggiori dettagli. Secondo quanto denunciato dal segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, la donna sarebbe morta per overdose e un’altra detenuta sarebbe stata ricoverata in ospedale. Questo tragico evento riaccende i riflettori sulla drammatica situazione delle carceri italiane, afflitte da problemi di sovraffollamento e dalla crescente diffusione di sostanze stupefacenti. Proprio pochi giorni prima, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita a Rebibbia, aveva definito “totalmente inaccettabile” la condizione di molti istituti di pena.

Il carcere di Rebibbia Femminile, secondo dati recenti, ospita un numero di detenute ben superiore alla capienza regolamentare, una condizione che aggrava le difficoltà di gestione e aumenta i rischi per la salute e la sicurezza.

Lo sport come strumento di rieducazione e speranza

Nonostante il dolore, l’episodio di oggi non cancella il valore e l’importanza di iniziative come i “Giochi della Speranza”. Lo sport all’interno degli istituti penitenziari rappresenta un veicolo fondamentale per il percorso rieducativo, come sottolineato anche dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Attraverso la pratica sportiva, si promuovono valori come il rispetto delle regole, la disciplina, l’inclusione e la capacità di relazionarsi con gli altri.

Progetti come “Sport di Tutti” e le numerose attività promosse da enti come il CONI e la UISP testimoniano l’impegno crescente per rendere lo sport una presenza costante e strutturata nel sistema penitenziario. L’obiettivo è quello di abbattere il muro che separa il carcere dalla società esterna, offrendo ai detenuti opportunità concrete di reinserimento e di crescita personale.

La seconda edizione dei “Giochi della Speranza” si sarebbe dovuta svolgere con il patrocinio del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e avrebbe visto la partecipazione attiva anche del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre. Ora, l’attesa è per una nuova data, con la consapevolezza che, oggi più che mai, c’è bisogno di tenere accesa quella fiamma di speranza che lo sport sa alimentare, anche dietro le sbarre.

Di nike

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