Roma – Una giornata ad alta tensione quella vissuta oggi nel settore dei trasporti e in altri comparti pubblici e privati, a causa dello sciopero generale proclamato dalla CGIL. Una mobilitazione che ha visto contrapporsi due narrazioni diametralmente opposte: da un lato quella del governo, con il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha parlato di impatto contenuto; dall’altro quella del sindacato, guidato da Maurizio Landini, che ha rivendicato un grande successo di partecipazione.

La visita di Salvini in Centrale Operativa FS

Nel pomeriggio, il Ministro Salvini si è recato presso la centrale operativa di Ferrovie dello Stato (FS) per monitorare in prima persona l’andamento della circolazione ferroviaria durante le ore di sciopero. Stando a una nota diffusa dalla Lega e confermata dal Ministero, i dati raccolti avrebbero mostrato un quadro rassicurante, con disagi “molto limitati”. Nello specifico, la tratta ad Alta Velocità Roma-Milano non avrebbe subito alcuna cancellazione, garantendo il 100% del servizio. Sul resto della rete AV, sarebbe stato confermato il 90% dell’offerta, mentre per i treni regionali la percentuale di servizio garantito si sarebbe attestata all’80%. Secondo l’interpretazione del Ministro, questi numeri sarebbero il segno che “i lavoratori hanno premiato l’impegno dell’Azienda e del governo”, facendo riferimento anche al recente rinnovo dei contratti. Salvini ha voluto ringraziare personalmente il personale di FS rimasto operativo per garantire la mobilità.

Il leader della Lega ha inoltre criticato la scelta di indire lo sciopero di venerdì, sottolineando come questa sia una consuetudine che crea particolari difficoltà ai cittadini. “Un conto è il diritto allo sciopero, che è sacrosanto, un conto è fare una battaglia ideologica sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”, ha dichiarato, definendo la protesta un’azione irresponsabile in un momento delicato per il Paese.

La versione della CGIL: “Mezzo milione in piazza”

Di tutt’altro avviso il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che dal corteo di Firenze ha tracciato un bilancio decisamente positivo della giornata di mobilitazione. Secondo i dati diffusi dal sindacato, l’adesione media nazionale allo sciopero si sarebbe attestata intorno al 68%, con la partecipazione di circa mezzo milione di persone alle oltre cinquanta manifestazioni organizzate in tutta Italia. Solo a Firenze, il corteo avrebbe visto la presenza di circa 100.000 manifestanti.

La protesta, ha spiegato Landini, è stata indetta contro una Legge di Bilancio considerata “ingiusta e dannosa per lavoratori, pensionati e giovani”. Le rivendicazioni principali del sindacato includono:

  • Aumento di salari e pensioni per contrastare l’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione e dal cosiddetto “drenaggio fiscale”.
  • Una riforma fiscale equa e progressiva, dicendo “basta alla flat tax”.
  • Nuove politiche industriali e per la casa.
  • Cancellazione di leggi che hanno aumentato la precarietà e favorito il sistema dei subappalti, spesso legato a incidenti mortali sul lavoro.
  • Stop all’innalzamento dell’età pensionabile e una riforma complessiva del sistema previdenziale.

“Questa legge di Bilancio non affronta l’emergenza salariale e sociale che milioni di persone stanno vivendo”, ha affermato Landini, sottolineando che la mobilitazione non si fermerà.

Il contesto: tra rinnovo contrattuale e scontro politico

La giornata di sciopero si inserisce in un contesto complesso. Da un lato, il governo rivendica il recente rinnovo del contratto dei ferrovieri, che ha portato aumenti medi in busta paga di circa 230 euro al mese per i dipendenti del gruppo FS. Un accordo siglato a maggio 2025 da diverse sigle sindacali (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, UGL FERROVIERI, FAST CONSAL e ORSA FERROVIE) e approvato successivamente con un referendum tra i lavoratori. Dall’altro lato, la protesta della CGIL assume una valenza più ampia e politica, criticando l’intera impalcatura della manovra economica del governo.

Lo scontro tra Salvini e Landini non è nuovo. Il Ministro dei Trasporti ha più volte criticato l’uso dello sciopero come strumento di lotta politica, ricorrendo in passato anche all’istituto della precettazione per ridurre la durata delle astensioni dal lavoro nei servizi pubblici essenziali. Anche in questa occasione, pur non avendo precettato, Salvini ha ribadito la necessità di rivedere le regole che disciplinano il diritto allo sciopero per evitare la paralisi dei servizi. Una posizione che riflette una tensione costante tra il diritto alla protesta, costituzionalmente garantito, e il diritto alla mobilità dei cittadini.

Di atlante

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