DUBLINO – Il sistema monetario globale sta navigando “in acque inesplorate”, sospinto da correnti che si muovono a velocità e direzioni diverse, rendendo necessaria una “bussola condivisa” per orientarsi. Con questa metafora suggestiva, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha aperto la sua Whitaker Lecture presso la Banca Centrale d’Irlanda, delineando un quadro di profonda trasformazione per l’architettura finanziaria mondiale. Due sono i motori principali di questo cambiamento: il graduale ma inesorabile indebolimento del dominio del dollaro e l’impetuosa avanzata della digitalizzazione della moneta.
Il lento declino dell’egemonia del dollaro
Per decenni, il dollaro statunitense è stato il perno indiscusso del sistema finanziario globale, ma oggi, secondo Panetta, le sue fondamenta si stanno “gradualmente indebolendo”. Sebbene la valuta americana rappresenti ancora circa il 60% delle riserve valutarie globali e domini in numerosi ambiti finanziari, diversi fattori ne stanno minando la centralità. Panetta ha evidenziato come la quota dell’economia statunitense sulla produzione mondiale si sia dimezzata negli ultimi 75 anni e come la Cina l’abbia superata in termini di PIL a parità di potere d’acquisto già da un decennio. A questo si aggiunge una “fonte chiave di vulnerabilità”: il cosiddetto “problema del doppio debito”. Il debito federale lordo degli Stati Uniti ha superato il 120% del PIL, con proiezioni che lo vedono raggiungere il 170% entro il 2055, sollevando dubbi sulla disciplina fiscale del paese.
Questo scenario apre le porte a un sistema monetario multipolare, che secondo il Governatore presenta sia opportunità che rischi. Da un lato, una maggiore diversificazione potrebbe ridurre la dipendenza globale dal ciclo politico ed economico statunitense; dall’altro, potrebbe amplificare la volatilità e i rischi di contagio, rendendo più complesso il coordinamento delle politiche internazionali. In questo contesto, valute come l’euro e il renminbi cinese potrebbero guadagnare importanza, sebbene entrambe presentino ancora dei limiti per ambire al ruolo di valuta di riserva globale.
La rivoluzione digitale e i rischi delle stablecoin
Accanto a questi processi “lenti”, Panetta ha messo in luce le trasformazioni “rapide” guidate dalla tecnologia, in particolare dalla digitalizzazione dei pagamenti. Un focus particolare è stato dedicato alle stablecoin, le criptovalute ancorate a una valuta tradizionale. Sebbene viste da alcuni come una soluzione per pagamenti transfrontalieri più efficienti, per Panetta presentano “due peccati originali” che le norme possono solo mitigare, ma non eliminare.
Il primo “peccato” è la violazione dell’unicità della moneta. Il valore di diverse stablecoin, pur essendo legate alla stessa valuta, può divergere, minando il principio di “uno a uno”. Il secondo riguarda la loro intrinseca vulnerabilità alle corse agli sportelli, specialmente in momenti di tensione sui mercati o di dubbi sulla qualità delle riserve che le sostengono.
Oltre a ciò, il Governatore ha sollevato preoccupazioni riguardo ai rischi per l’integrità finanziaria, data la loro diffusione opaca e peer-to-peer che ostacola il tracciamento dei flussi illeciti. Esistono anche debolezze operative, come il rischio di perdita irreversibile dei fondi a causa di cyberattacchi o problemi di governance, un rischio assente nei sistemi di pagamento tradizionali ancorati alla moneta pubblica.
La risposta europea: euro digitale e autonomia strategica
Di fronte a queste sfide, la risposta dell’Europa, secondo Panetta, deve essere decisa e orientata a rafforzare la propria autonomia strategica. Lo strumento chiave per preservare il ruolo della moneta pubblica nell’era digitale è l’euro digitale. Questo progetto, portato avanti dall’Eurosistema, mira a offrire ai cittadini una versione elettronica delle banconote: sicura, gratuita, accessibile a tutti e che affianchi il contante senza sostituirlo. L’obiettivo è contrastare la dipendenza da attori non europei nel campo dei pagamenti digitali e garantire la sovranità monetaria del continente. Il progetto è entrato in una nuova fase e, dopo un periodo di test, potrebbe vedere la luce nel 2029.
Tuttavia, l’euro digitale da solo non basta. Panetta ha sottolineato la necessità per l’Europa di agire su tre fronti per consolidare la propria posizione:
- Rilanciare l’economia attraverso maggiori investimenti, innovazione e integrazione dei mercati nazionali.
- Creare mercati dei capitali più liquidi e integrati, idealmente supportati da un safe asset comune europeo, come gli eurobond, per attrarre investitori globali.
- Completare la digitalizzazione delle infrastrutture finanziarie.
In conclusione, l’intervento di Fabio Panetta a Dublino non è stato solo un’analisi della congiuntura attuale, ma un vero e proprio invito all’azione. In un mondo in cui gli equilibri di potere si stanno ridefinendo e la tecnologia corre veloce, l’Europa è chiamata a compiere scelte coraggiose per navigare le “acque inesplorate” del futuro monetario, garantendo stabilità e sicurezza finanziaria per i propri cittadini e le proprie imprese.
