Resta in carcere Nazif Muslija, il 50enne operaio macedone accusato di aver brutalmente ucciso la moglie, Sadjide Muslija, 49 anni, nella loro abitazione di Pianello Vallesina, una frazione di Monte Roberto, in provincia di Ancona. La decisione è stata presa dal gip di Macerata, Daniela Bellesi, al termine dell’udienza di convalida del fermo che si è tenuta in videoconferenza dal carcere di Ancona Montacuto. L’uomo, assistito dall’avvocato d’ufficio Gloria Droghetti, ha affermato di non ricordare nulla di quanto accaduto, apparendo scosso e confuso.
L’accusa a suo carico è pesantissima: omicidio volontario aggravato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la mattina del 3 dicembre, Nazif Muslija avrebbe colpito ripetutamente la moglie con un tubo metallico, probabilmente un tubo da cantiere, fino a provocarne la morte. L’arma del delitto è stata ritrovata all’esterno della casa, appoggiata a un muro, ancora sporca di sangue.
Una storia di violenze e paura
Quello di Sadjide è un femminicidio che, purtroppo, appare come una tragedia annunciata. La donna, descritta da chi la conosceva come solare e sorridente, viveva da tempo in un clima di terrore. Da almeno due anni subiva maltrattamenti da parte del marito, violenze che l’avevano portata a denunciarlo. Già nell’aprile precedente, Nazif Muslija era stato arrestato dopo un episodio di inaudita violenza: accecato dalla gelosia per un presunto tradimento, aveva sfondato con un’ascia la porta della camera da letto dove la moglie si era barricata per paura. Sadjide era riuscita a fuggire e a trovare rifugio dai vicini.
Nonostante la gravità dei fatti, a luglio l’uomo era stato rilasciato dopo aver patteggiato una pena a un anno e dieci mesi, con la condizionale subordinata alla frequentazione di un percorso per uomini maltrattanti. Un percorso che, però, non aveva mai iniziato per una presunta “mancanza di posto” nella struttura indicata. Così, i due erano tornati a vivere insieme, ma la paura non aveva mai abbandonato Sadjide. La titolare del laboratorio di confezioni dove lavorava da 18 anni, Antonella Giampieri, ha raccontato che la donna si chiudeva a chiave in camera da letto ogni notte, terrorizzata dal marito.
L’allarme e la tragica scoperta
La mattina del 3 dicembre, è stata proprio la sua datrice di lavoro a dare l’allarme, preoccupata perché Sadjide, sempre puntuale, non si era presentata al lavoro. I carabinieri della stazione di Moie di Maiolati Spontini, intervenuti presso l’abitazione di via Garibaldi, hanno fatto la macabra scoperta: il corpo della 49enne giaceva senza vita sul letto, con evidenti segni di percosse.
La fuga e il tentato suicidio
Nel frattempo, Nazif Muslija si era dato alla fuga a bordo della sua Smart. Per quasi 40 ore, le forze dell’ordine gli hanno dato la caccia, diramando anche un mandato di ricerca internazionale. La sua fuga è terminata nel pomeriggio del giorno successivo in una zona boscosa e impervia a Sant’Anna-Braccano di Matelica, in provincia di Macerata.
A ritrovarlo, privo di coscienza, è stato un cacciatore, che lo ha notato con una corda legata a un albero, in un apparente tentativo di suicidio. Il cacciatore ha prontamente tagliato la corda e allertato i soccorsi. Sul posto sono giunti i carabinieri e il personale del 118, che hanno stabilizzato l’uomo e lo hanno trasportato all’ospedale di Camerino. Giudicato non in pericolo di vita, è stato dimesso e trasferito prima in caserma per la notifica del fermo e poi nel carcere di Ancona Montacuto.
“Non ricordo nulla”: la difesa davanti al Gip
Durante l’udienza di convalida, Muslija ha dichiarato al gip di non avere memoria né dell’omicidio né del tentato suicidio, affermando di essersi svegliato al pronto soccorso senza sapere cosa fosse successo. Ha riferito di preferire la morte piuttosto che tornare in carcere. La difesa ha richiesto una relazione sulle sue condizioni psicofisiche. Il giudice ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. La comunità di Monte Roberto è sotto shock per una tragedia che ha spezzato la vita di una donna che, secondo le parole del figlio ventisettenne residente in Svizzera, “se l’aspettava”.
