Un atto di grave incoscienza che mette a repentaglio un patrimonio di inestimabile valore per la biodiversità. Un automobilista è stato identificato e denunciato per il reato di maltrattamento di animali dopo aver deliberatamente inseguito con la sua vettura un’orsa marsicana accompagnata dal suo cucciolo. L’episodio, avvenuto lo scorso 25 ottobre lungo la Statale 17, nel territorio di Cerro al Volturno, in provincia di Isernia, è stato documentato da un video, girato dallo stesso conducente, che ha rapidamente fatto il giro dei social network, scatenando un’ondata di indignazione.
LE INDAGINI DEI CARABINIERI FORESTALI
L’accaduto non è passato inosservato ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (Nipaaf) di Isernia. Grazie a meticolose indagini, i militari sono riusciti a ricostruire la dinamica dei fatti e a risalire all’identità del responsabile. La condotta dell’uomo, come evidenziato dagli inquirenti, ha provocato un fortissimo stato di stress nei due plantigradi, un fattore estremamente pericoloso in un momento biologico di massima vulnerabilità per questi animali.
IL PERIODO CRITICO DEL PRE-LETARGO
L’inseguimento si è verificato durante il cosiddetto periodo di pre-letargo. Questa fase, che precede il lungo sonno invernale, è di fondamentale importanza per la sopravvivenza degli orsi. Durante l’autunno, infatti, questi mammiferi devono accumulare le riserve di grasso necessarie per superare i mesi freddi, un processo che richiede tranquillità e un enorme dispendio energetico. Come spiegano gli esperti, in questo periodo gli orsi diventano progressivamente più pigri e limitano i loro spostamenti, cercando di conservare ogni caloria. Un evento stressante come un inseguimento motorizzato non solo causa un inutile dispendio di energie preziose, ma può compromettere seriamente le capacità di sopravvivenza della madre e, soprattutto, del suo piccolo durante l’inverno.
Lo stress acuto, come dimostrato da diversi studi sulla fauna selvatica, può avere conseguenze fisiologiche e comportamentali durature, influenzando la capacità di un animale di nutrirsi, riposare e, in ultima analisi, di superare le sfide ambientali. Nel caso specifico, il disturbo arrecato rischia di avere un impatto diretto sulla dinamica di una popolazione già estremamente fragile.
L’ORSO MARSICANO: UN TESORO DA PROTEGGERE
L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) non è un orso qualsiasi. È una sottospecie geneticamente unica, endemica dell’Appennino centrale, e rappresenta una delle popolazioni di orso più a rischio di estinzione in Europa. La sua popolazione è stimata in appena circa 60 esemplari, un numero drammaticamente basso che rende ogni singolo individuo preziosissimo per il futuro della specie. Per questo motivo, l’orso marsicano è “particolarmente protetto” ai sensi delle più stringenti normative internazionali, europee e nazionali, come la Direttiva Habitat 92/43/CEE.
L’Arma dei Carabinieri ha sottolineato con forza questo punto, affermando che “anche la perdita di uno solo di loro, rischia di favorirne l’estinzione, con un danno enorme per il nostro ecosistema e per la biodiversità”. Questo episodio non è dunque una semplice bravata, ma un attacco diretto a un simbolo della natura italiana e a un delicato equilibrio ecologico.
IL DECALOGO DEL BUON COMPORTAMENTO
Di fronte a un simile atto, le autorità hanno colto l’occasione per ribadire le regole fondamentali da seguire in caso di incontro fortuito con la fauna selvatica, un evento che, se gestito correttamente, può trasformarsi in un’esperienza indimenticabile e non in una minaccia. I Carabinieri Forestali hanno diffuso un chiaro vademecum per gli automobilisti:
- Fermarsi: Arrestare immediatamente il veicolo a distanza di sicurezza.
- Spegnere motore e fari: Ridurre al minimo ogni fonte di disturbo, sia acustico che visivo.
- Attendere in silenzio: Non tentare di avvicinarsi, non suonare il clacson e non urlare. È fondamentale lasciare che l’animale si allontani spontaneamente, senza sentirsi minacciato.
- Godersi lo spettacolo: L’unica azione da compiere è osservare con rispetto e discrezione, apprezzando il privilegio di un incontro così raro.
Questo comportamento responsabile è l’unico modo per garantire una convivenza pacifica e assicurare che questi splendidi animali possano continuare a popolare i nostri territori.
LA REAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI E DEL PARCO
L’episodio ha suscitato la ferma condanna da parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), che già in precedenza aveva definito il comportamento “pericoloso e inaccettabile”. Anche le associazioni ambientaliste, come l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), hanno espresso il loro plauso per l’operato dei Carabinieri e hanno annunciato di valutare la costituzione di parte civile nel procedimento legale contro il responsabile. Queste reazioni dimostrano una crescente sensibilità pubblica e istituzionale verso la tutela della fauna, un segnale incoraggiante nella lotta contro i crimini ambientali.
