Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha dato il via libera alla ripartizione delle misure di compensazione territoriale per l’anno 2024. Con un decreto firmato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, sono stati stanziati 15 milioni di euro destinati a circa cento enti locali. Questi fondi sono un contributo per i territori che ospitano vecchie centrali nucleari e impianti legati al ciclo del combustibile, oggi in fase di smantellamento (decommissioning).
Questa iniziativa, ormai consolidata nel tempo, rappresenta un sostegno economico per le comunità che convivono con l’eredità del programma nucleare italiano, interrotto dopo il referendum del 1987. I beneficiari delle compensazioni includono non solo i comuni in cui sono fisicamente ubicati i siti, ma anche le relative province e i comuni confinanti, riconoscendo così l’impatto più ampio di queste strutture sul territorio.
I siti interessati e i criteri di ripartizione
I fondi verranno distribuiti tra le aree che ospitano nove impianti nucleari principali, testimoni della storia energetica del nostro Paese. L’elenco comprende siti di diversa natura, da ex centrali a centri di ricerca:
- Impianto Eurex e Deposito Avogadro di Saluggia (Vercelli)
- Centrale “Enrico Fermi” di Trino (Vercelli)
- Centrale di Latina
- Centrale di Caorso (Piacenza)
- Centrale del Garigliano (tra Lazio e Campania)
- Impianto Itrec di Rotondella (Matera)
- Centro di Ricerca di Casaccia (Roma)
- Euratom Ccr di Ispra (Varese)
- Impianto di Bosco Marengo (Alessandria)
La ripartizione dei fondi non è casuale, ma segue criteri ben precisi. Il fattore principale è l’inventario radiometrico dei siti, ovvero la quantità e la tipologia di materiale radioattivo presente. Questo parametro, valutato dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), permette di calibrare l’entità della compensazione in base alla “pericolosità” e alla complessità gestionale di ciascun impianto. La normativa di riferimento prevede che il contributo sia così suddiviso: il 50% al comune che ospita il sito, il 25% alla provincia e il restante 25% ai comuni confinanti.
Il contesto del decommissioning nucleare in Italia
Questi fondi si inseriscono nel più ampio e complesso processo di decommissioning degli impianti nucleari italiani, gestito dalla società di Stato Sogin. Si tratta di un’operazione di altissima ingegneria e sicurezza che ha come obiettivo finale il rilascio dei siti senza vincoli di natura radiologica. Le attività includono la decontaminazione, lo smantellamento delle strutture, la gestione dei rifiuti radioattivi e l’allontanamento del combustibile nucleare esaurito.
È un percorso lungo e costoso, che secondo le stime più recenti dovrebbe concludersi entro il 2036, con costi che hanno superato i 7 miliardi di euro. L’avanzamento dei lavori è un tema di grande attenzione: Sogin ha dichiarato di aver accelerato significativamente le operazioni negli ultimi anni, puntando a superare il 45% di avanzamento fisico globale entro la fine del 2022. Tuttavia, il processo rimane una sfida ingegneristica e finanziaria notevole per il Paese.
L’importanza delle compensazioni per i territori
Per gli enti locali, queste risorse rappresentano un importante strumento di sviluppo. Sebbene la presenza di un sito nucleare comporti oneri e preoccupazioni, le compensazioni offrono l’opportunità di finanziare progetti a beneficio della comunità. La normativa prevede un vincolo di destinazione per questi fondi, che devono essere impiegati per interventi di sostenibilità e tutela ambientale. Le aree di intervento includono:
- Tutela delle risorse idriche e bonifica di siti inquinati.
- Miglioramento della gestione dei rifiuti.
- Difesa del suolo e valorizzazione delle aree naturali.
- Prevenzione dall’inquinamento (atmosferico, acustico, elettromagnetico).
In questo modo, le compensazioni non sono un mero risarcimento, ma si trasformano in un volano per investimenti strategici, capaci di migliorare la qualità della vita e promuovere uno sviluppo sostenibile, trasformando un’eredità complessa in un’opportunità per il futuro.
