Torino – Un “clima oggettivamente brutto”, segnato da episodi di intolleranza che minano le fondamenta del dibattito pubblico e della libertà d’espressione. Con queste parole incisive, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha definito l’attuale momento di tensione durante la sua visita a Torino, una città recentemente teatro di eventi preoccupanti che hanno acceso i riflettori sulla fragilità del confronto democratico nel Paese.

La visita del Ministro nella redazione de La Stampa, avvenuta a seguito di un’irruzione di manifestanti la scorsa settimana, e il successivo incontro con Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei lettori, assumono un valore simbolico e politico di grande rilevanza. Al centro della questione, due episodi distinti ma convergenti nella loro natura intimidatoria: la veemente contestazione subita da Culicchia durante la presentazione del suo libro “Uccidere un fascista – Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio”, e il rogo in effigie del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, avvenuto a Roma durante una manifestazione di attivisti pro-Palestina.

La solidarietà del Governo e la difesa della libertà di pensiero

“Quando il direttore Culicchia viene contestato perché presenta un suo libro, quando il mio collega e amico Guido Crosetto viene bruciato in effigie da manifestanti, da estremisti di una galassia di centri sociali evidentemente fuori controllo, bisogna rispondere mostrando solidarietà da tutto l’arco costituzionale”. Le dichiarazioni del Ministro Giuli non lasciano spazio a interpretazioni: la risposta delle istituzioni deve essere ferma, unanime e trasversale. “La libertà d’espressione, la libertà di informazione e tutto ciò che ha a che vedere con l’espressione del libero pensiero deve essere protetta, garantita”, ha ribadito Giuli, sottolineando come “determinati segnali di intolleranza vanno immediatamente denunciati e isolati”. Per il Ministro, è fondamentale attivare “un’autentica vigilanza democratica” per contrastare quelli che definisce “segnali al limite dell’eversione”.

La visita di Giuli non è stata un gesto isolato. Anche una delegazione del Partito Democratico ha fatto visita alla redazione de La Stampa, a testimonianza di una preoccupazione condivisa tra le forze politiche per la tenuta del dibattito civile. L’attacco a un giornale, ha aggiunto il Ministro, è un “attacco alla democrazia”, perché colpisce un “presidio di libertà”.

Il caso Culicchia: una ferita aperta nel passato che non passa

La contestazione a Giuseppe Culicchia a Susa, in provincia di Torino, ha radici profonde e tocca nervi scoperti della storia italiana. Il suo libro narra la tragica vicenda di Sergio Ramelli, un giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso a colpi di chiave inglese da membri di Avanguardia Operaia a Milano nel 1975, uno degli episodi più brutali degli Anni di Piombo. La presentazione del volume, introdotta dall’assessore regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone, è stata oggetto di un presidio “antifascista” organizzato da diverse sigle, tra cui ANPI e No Tav, che hanno contestato non tanto il libro in sé, quanto il “contesto politico e simbolico” dell’evento, visto come un tentativo di “revisionismo storico”.

Durante la protesta sono apparsi striscioni con scritte agghiaccianti come “Fascio morto – Concime per l’orto” e inneggianti alla “hazet 36”, la marca della chiave inglese usata per l’omicidio, simbolo della violenza politica di quegli anni. Nonostante le intimidazioni, la presentazione si è svolta in una sala gremita, segno di una cittadinanza che non si è lasciata scoraggiare.

Lo stesso Culicchia, ringraziando il Ministro per la solidarietà, ha voluto ricordare il suo impegno per un dialogo pacificato, menzionando di aver scritto in passato anche la storia di suo cugino Walter Alasia, brigatista. “Dato che conosco bene quel dolore, credo profondamente nel dialogo e per questo la stagione della Fondazione si chiama Dialogo aperto, uno spazio pubblico e sempre aperto al confronto libero, sulla complessità di oggi e sulle lacerazioni di un passato che deve essere pacificato”, ha dichiarato.

Intimidazioni e minacce: un allarme per l’informazione

Il rogo dell’effigie del Ministro Crosetto a Roma è l’altro campanello d’allarme che ha scosso il mondo politico. Un atto violento e simbolico, rivendicato da alcuni collettivi studenteschi durante una manifestazione, che ha suscitato un’ondata di solidarietà trasversale, dal Presidente del Senato Ignazio La Russa a esponenti di vari partiti. Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio di crescenti minacce alla libertà di stampa in Italia. Rapporti di organizzazioni come Reporter Senza Frontiere e Ossigeno per l’Informazione evidenziano un aumento delle intimidazioni, delle querele temerarie e delle aggressioni verbali e fisiche nei confronti dei giornalisti, con un’impennata preoccupante delle minacce provenienti da esponenti politici.

La difesa del pluralismo informativo e la condanna di ogni atto che colpisca la libera espressione del pensiero diventano, in questo scenario, un imperativo categorico per la salute della nostra democrazia. La visita e le parole del Ministro Giuli a Torino rappresentano un passo importante, ma la strada per ripristinare un clima di confronto civile e rispettoso appare ancora lunga e complessa.

Di veritas

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