Un nuovo, straordinario capitolo della storia mesopotamica viene scritto grazie alle recenti scoperte emerse dalla quinta campagna di scavi a Tell Muhammad, un antico insediamento strategicamente posizionato lungo la valle del Tigri, tra le celebri città di Babilonia ed Eshnunna. La missione archeologica, condotta con perizia e dedizione dal team dell’Università di Catania, ha svelato un complesso e articolato quartiere produttivo risalente all’epoca del grande re Hammurabi, arricchendo in modo significativo la nostra comprensione della vita quotidiana, delle competenze artigianali e della spiritualità di questo affascinante periodo storico.
Dopo due intensi mesi di lavoro sul campo, gli archeologi, sotto la guida esperta del professor Nicola Laneri, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente presso l’ateneo siciliano, hanno riportato alla luce una serie di strutture che delineano un paesaggio urbano sorprendentemente complesso e specializzato. Gli scavi si sono concentrati su edifici addossati alla maestosa cinta muraria e alla porta della città, rivelando spazi meticolosamente organizzati e dedicati ad attività artigianali e alla produzione alimentare.
Una fucina d’eccezione e l’alta tecnologia mesopotamica
Il fiore all’occhiello di questa campagna è senza dubbio la scoperta di una fucina in un eccezionale stato di conservazione. Questo ritrovamento, di per sé già notevole, è arricchito dalla presenza di forni e fornelli in terracotta ancora intatti, e persino da tracce di quella che appare essere una canna fumaria, a testimonianza di una notevole comprensione delle tecniche di ventilazione e gestione del calore.
Ma è un altro reperto a catalizzare l’attenzione degli studiosi per la sua rarità e il suo valore scientifico: un crogiolo in terracotta quasi integro, che conserva al suo interno residui di fusione. Questo oggetto, un unicum nel panorama archeologico mesopotamico, non è solo un manufatto di pregio, ma una prova tangibile dell’alto livello tecnologico raggiunto dalle comunità che abitavano Tell Muhammad. Si tratta di una finestra diretta sui processi metallurgici dell’epoca, che permette di studiare le leghe, le temperature di fusione e le abilità tecniche degli antichi artigiani. Questa scoperta si aggiunge a quelle delle precedenti missioni, tra cui due imponenti fornaci ceramiche, che insieme dipingono il quadro di un centro urbano vivace e all’avanguardia.
Il dialogo tra la vita e la morte: le sepolture sotto i pavimenti
Accanto all’effervescenza delle attività produttive, gli scavi hanno rivelato un altro aspetto fondamentale e profondamente suggestivo della cultura mesopotamica: il rapporto con la morte. Numerose sepolture sono state rinvenute sotto i pavimenti degli stessi edifici in cui si svolgeva la vita di ogni giorno. Questa prossimità fisica tra lo spazio dei vivi e quello dei defunti testimonia una concezione in cui la morte non era un evento da relegare in luoghi separati, ma una presenza costante e integrata nell’esistenza quotidiana.
Le tombe, che accoglievano infanti, adolescenti e adulti, presentano una notevole varietà di forme e rituali, suggerendo una complessa articolazione delle pratiche funerarie. Sono stati individuati individui avvolti in stuoie sigillate, adulti deposti in posizione fetale – un richiamo simbolico alla nascita e alla rinascita – e una sepoltura monumentale con una volta realizzata in mattoni crudi. Quest’ultima, in particolare, sembra essere legata a pratiche cultuali specifiche, come suggerito dalle tracce di libagioni rituali.
Il rito del Kispum e il sigillo dello scorpione
Questi contesti funerari trovano una straordinaria corrispondenza con quanto tramandato dai testi cuneiformi mesopotamici riguardo al kispum. Il kispum era un rituale fondamentale nella cultura mesopotamica, un vero e proprio banchetto commemorativo in cui i vivi si prendevano cura dei loro antenati offrendo cibo e bevande, “spezzando il pane” con loro per mantenere vivo il legame familiare e assicurare pace ai defunti. Le sepolture di Tell Muhammad, così intimamente connesse agli spazi domestici, rappresentano la materializzazione di questo profondo legame spirituale e sociale.
A rafforzare ulteriormente questa connessione con il mondo ultraterreno è l’iconografia ricorrente sui sigilli cilindrici ritrovati nel sito. La figura dominante è quella dello scorpione, animale simbolicamente legato a Išḫara, un’antica e potente dea del pantheon mesopotamico. Išḫara era una divinità complessa, associata all’amore, ai giuramenti, ma anche al mondo degli inferi, e il suo simbolo dello scorpione vigilava sul sacro vincolo tra i vivi e i morti.
Un progetto di valorizzazione per il futuro
Le ricerche a Tell Muhammad, frutto della prestigiosa collaborazione tra l’Università di Catania, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e lo State Board of Antiquities and Heritage (Sbah) iracheno, stanno offrendo una ricostruzione sempre più dettagliata e vivida della società mesopotamica all’apice dell’impero babilonese.
I dati raccolti non solo alimenteranno il dibattito accademico, ma avranno anche una ricaduta concreta sulla valorizzazione del patrimonio culturale locale. Le scoperte confluiranno infatti nel futuro percorso espositivo del parco archeologico di Tell Muhammad e Tell Harmal, nell’ambito del più ampio progetto ArtourBagh, che mira a promuovere e a rendere fruibile la ricchezza storica del territorio. Parallelamente, le analisi scientifiche condotte dal team di Unict, in collaborazione con il Cnr e l’Università Sapienza di Roma a Eshnunna, promettono di gettare ulteriore luce su uno dei periodi più cruciali della storia dell’Oriente antico, culla della civiltà come la conosciamo.
