La questione della titolarità delle riserve auree della Banca d’Italia torna a infiammare il dibattito politico nel contesto della legge di Bilancio. Con una mossa a sorpresa, Fratelli d’Italia ha riformulato il controverso emendamento a prima firma del capogruppo in Senato, Lucio Malan. Il nuovo testo, presentato in commissione Bilancio, abbandona la dicitura “le riserve appartengono allo Stato” per adottare una formula ancora più evocativa e politicamente carica: le riserve auree “appartengono al Popolo Italiano”.
Una Riformulazione Strategica: “Dal Popolo, per il Popolo”
La modifica non è puramente semantica, ma si configura come un’interpretazione autentica della normativa vigente in materia valutaria. L’obiettivo, secondo i proponenti, è chiarire una volta per tutte la natura di questo immenso patrimonio, senza alterare gli attuali meccanismi di gestione affidati a Bankitalia. Il testo iniziale, che attribuiva la proprietà diretta allo Stato, aveva sollevato non poche perplessità, evocando scenari di una possibile “nazionalizzazione” o di un utilizzo delle riserve per coprire spese correnti o ridurre il debito pubblico. Questa ipotesi aveva messo in allarme diversi economisti e, soprattutto, la Banca Centrale Europea, che non era stata consultata in via preliminare.
La nuova formulazione, che parla di “Popolo Italiano”, sembra voler aggirare le critiche di natura tecnica e giuridica, spostando il dibattito su un piano più simbolico e identitario. L’emendamento, nella sua versione originale, aveva comunque superato il primo vaglio di ammissibilità in commissione, rimanendo in discussione nonostante le perplessità.
Il Tesoro d’Italia: Numeri e Contesto
Ma di cosa parliamo quando ci riferiamo all’oro di Bankitalia? Si tratta di un patrimonio di circa 2.452 tonnellate, composto prevalentemente da lingotti (oltre 95.000) e in minima parte da monete. Questo tesoro colloca l’Italia al quarto posto nel mondo tra i detentori di riserve auree, dopo Stati Uniti, Germania e Fondo Monetario Internazionale. Il valore di mercato di queste riserve, soggetto alle fluttuazioni del prezzo dell’oro, è stimato in centinaia di miliardi di euro.
La funzione primaria di queste riserve è quella di garantire la stabilità del sistema finanziario italiano e della moneta unica. Non sono un “tesoretto” da cui attingere a piacimento, ma un cuscinetto fondamentale per rafforzare la fiducia dei mercati e far fronte a eventuali crisi. La loro gestione è affidata alla Banca d’Italia, che opera in autonomia ma all’interno del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), il quale coordina la gestione delle riserve ufficiali degli Stati membri.
Interessante anche la loro dislocazione fisica, frutto di ragioni storiche e strategie di diversificazione del rischio:
- Circa il 45% è custodito nei caveau di Palazzo Koch, a Roma.
- Un altro 43% si trova nei forzieri della Federal Reserve negli Stati Uniti.
- Il resto è diviso tra la Svizzera (circa 6%) e il Regno Unito (circa 6%).
Le Preoccupazioni della BCE e i Vincoli Europei
L’iniziativa di Fratelli d’Italia, anche nella sua nuova veste, tocca un nervo scoperto nei rapporti tra sovranità nazionale e vincoli europei. La Banca Centrale Europea, pur non commentando ufficialmente, ha fatto sapere di non essere stata informata. Il punto è che qualsiasi intervento nazionale sulla gestione delle riserve auree rischia di entrare in conflitto con i trattati europei. In particolare, si teme che una tale mossa possa essere interpretata come una violazione del divieto di finanziamento monetario degli Stati da parte delle banche centrali e come un’ingerenza nell’indipendenza di queste ultime.
Anche una semplice dichiarazione formale di proprietà, senza un’immediata intenzione di vendita, potrebbe essere vista come il primo passo per utilizzare l’oro a fini di politica economica, un’opzione che la BCE ha sempre contrastato. L’ex direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, ha sottolineato che, sebbene gli organismi rappresentativi possano cambiare le norme, devono sempre tenere conto dell’adesione dell’Italia all’Eurozona e degli obblighi che ne derivano.
Manovra in Volata Finale: Le Aperture di Giorgetti
Mentre a Palazzo Madama si discute sull’oro, la manovra finanziaria entra nella sua fase cruciale. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo all’assemblea nazionale di Noi Moderati, ha parlato di “volata finale” per la valutazione degli interventi da finanziare. Rispondendo a una domanda del leader Maurizio Lupi, Giorgetti ha aperto uno spiraglio su possibili misure a sostegno delle scuole paritarie e per l’acquisto dei libri di testo. “Se riusciamo a quadrare il cerchio” e “se gli interventi che vengono chiesti portano risorse”, ha affermato il ministro, “si aprono gli spiragli per potere dare o cominciare a dare questi tipi di risposta”. Una dichiarazione che lascia intendere come il governo sia alla ricerca di coperture per finanziare misure care ad alcune forze della maggioranza.
