La classifica di Clarivate Analytics: l’Italia perde posizioni
Ogni anno, Clarivate Analytics stila una classifica dei ricercatori più influenti al mondo, basata sul numero di citazioni che i loro lavori ricevono. Quest’anno, la lista comprende 6.868 ricercatori, tra cui 104 italiani. Questo risultato colloca l’Italia all’undicesimo posto, segnando un arretramento rispetto alle posizioni degli anni precedenti. Nel 2022, l’Italia era entrata nella top ten per la prima volta con 115 scienziati, un numero sceso a 106 l’anno scorso.
Dominio statunitense e ascesa cinese
Gli Stati Uniti si confermano leader indiscussi, con 2.670 ricercatori altamente citati, invertendo una precedente tendenza al ribasso. La Cina consolida la sua seconda posizione, conquistando il 20% dei riconoscimenti e piazzando l’Accademia Cinese delle Scienze al primo posto tra le istituzioni a livello globale. Seguono, a distanza, Regno Unito (570), Germania (363), Australia (312) e Canada (227).
Concentrazione globale dei talenti
Il rapporto di Clarivate Analytics evidenzia una notevole concentrazione di talenti di ricerca di alto livello: l’86% dei premi è concentrato in soli 10 Paesi e il 75% nei primi cinque. Questo dato sottolinea come la leadership nella ricerca scientifica sia fortemente concentrata in poche nazioni.
Eccellenze italiane: i nomi di spicco
Nonostante la perdita di posizioni nella classifica generale, l’Italia può vantare numerosi ricercatori di eccellenza riconosciuti a livello internazionale. Tra i 104 italiani in classifica, spiccano nomi come:
- Matteo Bassetti (Università di Genova): immunologo
- Alberico Catapano (Università di Milano): farmacologo
- Carlo La Vecchia (Università di Milano): epidemiologo
- Giuseppe Remuzzi (Istituto Mario Negri): direttore
- Liberato Manna (Istituto italiano di tecnologia): chimico
- Alessandro Melchiorri (Infn e Sapienza): fisico
- Giuseppe Viale (Università di Milano): anatomopatologo
Riflessioni sulla ricerca italiana
La perdita di posizioni nella classifica di Clarivate Analytics non deve essere interpretata come un declino della qualità della ricerca italiana. Piuttosto, evidenzia la crescente competizione a livello globale e la necessità di investimenti strategici per sostenere e promuovere l’eccellenza scientifica nel nostro Paese. È fondamentale supportare i ricercatori italiani, incentivare la collaborazione internazionale e creare un ambiente favorevole all’innovazione per mantenere alta la competitività dell’Italia nel panorama scientifico mondiale.
